Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4762 del 26/02/2010

Cassazione civile sez. I, 26/02/2010, (ud. 18/11/2009, dep. 26/02/2010), n.4762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – rel. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2447-2007 proposto da:

R.V. (c.f. (OMISSIS)), M.A.L.

in proprio, domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositato il

17/01/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/11/2009 dal Consigliere Dott. RENATO BERNABAI;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale dott.

PIETRO ABBRITTI che chiede a questa Sezione della Suprema Corte di

volere rigettare il ricorso in oggetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto emesso il 17 gennaio 2006 la Corte d’appello di Napoli condannava la Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento in favore di R.V. della somma di Euro 4.400,00, oltre alla rifusione delle spese di giudizio, a titolo di equa riparazione del danno da violazione del termine ragionevole del processo da lui promosso dinanzi al T.a.r. della Campania con ricorso depositato il 23 giugno 1998 e tuttora pendente, per ottenere l’annullamento della delibera della giunta municipale di Napoli che aveva riconosciuto solo in parte il suo diritto all’indennità di fine rapporto per il periodo di servizio prestato presso l’amministrazione del comune di Napoli.

Motivava che era maturato, allo stato, un ritardo di anni quattro e mesi cinque (dal 23 giugno 2001 al 30 novembre 2005) rispetto al termine ragionevole ordinario di tre anni.

Avverso il provvedimento proponevano ricorso per cassazione il R. e l’avv. M. in proprio, deducendo la violazione della L. n. 89 del 2001 e dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, per la liquidazione dell’indennizzo limitata al solo periodo di ritardo irragionevole, anzichè per l’intera durata del processo, come da giurisprudenza della Corte Europea, nonchè l’insufficiente liquidazione del danno, il mancato riconoscimento del bonus dovuto nelle cause di lavoro, l’omesso apprezzamento di due istanze di prelievo e la liquidazione riduttiva delle spese processuali rispetto ai parametri della giurisprudenza della corte Europea.

La Presidenza del Consiglio dei ministri non svolgeva attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Dev’essere dichiarato in via pregiudiziale inammissibile, con compensazione delle spese processuali, il ricorso dell’avv. M. in proprio, perchè proposto da soggetto non legittimato. Il procuratore antistatario può infatti ricorrere per cassazione limitatamente all’eventuale esclusione del diritto alla distrazione delle spese processuali anticipate per il cliente; ma non pure per censurare, nel merito, la liquidazione in punto quantum debeatur.

Il ricorso del R. è fondato nei limiti di cui appresso.

In via preliminare si osserva come sia del tutto irrilevante la questione relativa alle due istanze di prelievo, che la Corte d’appello di Napoli ha espressamente dichiarato di non considerare in sede di computo del ritardo nella definizione del processo,in conformità con la giurisprudenza della Corte Europea, contestualmente citata. Pertanto, la violazione del termine ragionevole è stata stimata, in concreto, in anni quattro e mesi cinque, ponendo, correttamente, come dies a quo dell’iter processuale il deposito del ricorso introduttivo dinanzi al T.a.r. della regione Campania.

La liquidazione dell’indennizzo in Euro 1000,00 per ogni anno di ritardo appare rispettoso dei canoni di valutazione consolidati in materia, in carenza di elementi di fatto a dimostrazione della particolare rilevanza della cd. posta in giuoco; e di riflesso, di un patema d’animo di accentuata intensità, eventualmente anche per le condizioni soggettive disagiate della parte.

E’ pure infondata la censura relativa alla liquidazione dell’indennizzo in relazione alla sola eccedenza rispetto al termine ragionevole, anzichè all’intera durata del processo (quattro anni e cinque mesi): tesi che collide frontalmente con la L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2 che, al comma 3, lett. a), dispone che per determinare l’entità della riparazione “rileva solamente il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole di cui al comma 1”. Come già statuito, al riguardo, da questa Corte, la giurisprudenza della CEDU non impone la disapplicazione di tale precisa disposizione, nè la inficia d’illegittimità costituzionale per violazione d’un trattato internazionale (Cass., sez. 1, 3 Gennaio 2008, n. 14;

Cassazione civile, sez. 1, 14 febbraio 2008, n. 3716).

Inammissibile è l’ulteriore censura relativa al diniego del bonus di Euro 2000,00, voce di danno non menzionata nel decreto impugnato, nè oggetto, in questa sede, di uno specifico richiamo alla domanda introduttiva (in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione), così da dimostrare l’omessa pronuncia da parte della Corte d’appello di Napoli. Non senza aggiungere che tale voce indennitaria non può discendere automaticamente dalla natura della causa, dovendo invece fondarsi su puntuali criteri oggettivi di rilevanza della posta in giuoco, tali da incidere sul patema d’animo conseguito alla durata eccessiva del processo.

E’ invece fondata la censura relativa alla liquidazione delle spese processuali erroneamente ragguagliata alla tariffa legale dei procedimenti di volontaria giurisdizione, anzichè del giudizio di cognizione davanti alla corte d’appello.

Il decreto impugnato va quindi cassato in parte qua e, in carenza della necessità di ulteriori accertamenti di merito, si procede alla liquidazione delle spese del primo grado in complessivi Euro 1.150,00 di cui Euro 50,00 per spese ed Euro 380,00 per diritti; da distrarre in favore dell’avv. Marra, antistatario.

L’accoglimento solo parziale del ricorso comporta la compensazione di 2/3 delle spese processuali della fase di legittimità e la ripetibilità del residuo terzo, frazione liquidata in complessivi Euro 200,00 di cui Euro 34,00 per spese, da distrarre in favore dell’avvocato Marra, antistatario.

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso dell’avv. M. in proprio e compensa le spese processuali tra il predetto ricorrente e la Presidenza del Consiglio dei Ministri;

accoglie il ricorso del R. nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in relazione alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla rifusione delle spese di primo grado, liquidate in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per spese ed Euro 380,00 per diritti, oltre le spese generali e gli accessori di legge;

-condanna la Presidenza del Consiglio dei ministri alla rifusione di un terzo delle spese del giudizio di cassazione, frazione liquidata in complessivi Euro 200,00, di cui Euro 34,00 per spese, oltre le spese generali e gli accessori di legge, compensati i residui 2/3;

– dispone la distrazione delle spese processuali sopra liquidate in favore dell’avv. Alfonso Marra, antistatario.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010

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