Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4750 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. I, 14/02/2022, (ud. 09/11/2021, dep. 14/02/2022), n.4750

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. ROCCHI Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31580/2020 proposto da:

Ministero Interno, elettivamente domiciliato in Roma Via Dei

Portoghesi 12 presso l’Avvocatura Generale Dello Stato, che lo

rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

E.I., difeso dall’avv. Claudio Di Pietro, giusta procura

in atti, domiciliato presso la Cancelleria della I sezione Civile

della Suprema Corte di Cassazione;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 55/2020 del giudice di pace di Campobasso

depositato il 16/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/11/2021 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Giudice di Pace di Campobasso, con decreto depositato il 16 marzo 2020, ha accolto il ricorso proposto da E.I. avverso il decreto di espulsione emesso in data 9.1.2020 dal Prefetto della Provincia di Campobasso.

Il Giudice di Pace ha osservato che il cittadino straniero era affetto da tubercolosi polmonare, attestata dal certificato di dimissione dal reparto di Malattie infettive dell'(OMISSIS), che ha indicato il trattamento che lo stesso doveva seguire e nonché i farmaci che doveva assumere (il reperimento dei quali presenta delle difficoltà in (OMISSIS)) e ha quindi ritenuto sussistere un fattispecie integrante un divieto di espulsione a norma dell’art. 19, comma 2 bis T.U. Immigrazione.

Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno affidandolo a due motivi.

Il cittadino straniero si è costituito in giudizio con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19, comma 2 bis.

Espone il ricorrente che la norma sopra indicata non prevede un divieto generale di espellibilità dei soggetti rientranti nelle categorie individuate dal legislatore, ma solo la necessità di modulare un’esecuzione della misura di respingimento o espulsione (precedentemente adottata) in termini compatibili con le precipue esigenze che connotano la loro condizione personale di debolezza o vulnerabilità.

Il ricorrente aggiunge che ben diverso sarebbe stato il caso (sotto il profilo del divieto di espulsione) in cui la misura di respingimento o espulsione avesse inciso su uno dei soggetti previsti dall’art. 19, comma 2, lett. d bis TUI.

In ogni caso, lamenta il ricorrente che il Giudice di Pace ha fondato quale motivo preclusivo al rimpatrio unicamente la difficoltà di reperire farmaci, con un assunto indimostrato e non compiutamente motivato.

2. Con il secondo motivo è stata dedotta la nullità della sentenza ex art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4 atteso che il riferimento all’art. 19, comma 2 bis TUI è insuscettibile di integrare una causa di invalidità del relativo provvedimento e non consente di individuare l’iter logico-argomentativo che ha condotto all’annullamento del provvedimento di espulsione.

3. Entrambi i motivi, da esaminare unitariamente in quanto strettamente correlati, presentano profili di infondatezza ed inammissibilità, anche se la motivazione deve essere parzialmente corretta ex art. 384 c.p.c., u.c..

Non vi è dubbio che il Giudice di Pace sia incorso in un evidente lapsus calami laddove, dopo aver individuato, come elemento ostativo all’espulsione del cittadino straniero, il suo stato di salute e la necessità dello stesso di assumere particolari farmaci, ha ricondotto la fattispecie di cui è causa alla previsione di cui all’art. 19, comma 2 bis TUI anziché a quella di cui all’art. 19, comma 2, lett. d bis. E’ evidente che il Giudice di Pace, nel rimarcare che il ricorrente è affetto da tubercolosi ed è stato ricoverato in ospedale nel reparto di malattie infettive per circa due mesi (il riferimento alla data 7.01.2019 invece del 7.0.1.2020 è anch’esso il frutto di un palese errore materiale), intendeva riferirsi, come elemento ostativo all’espulsione, alla particolare gravità delle condizioni di salute dello straniero ex art. 19, comma 2 bis, lett. d bis TUI, ed alla sua necessità di continuare ad assumere farmaci, la cui somministrazione non era garantita in (OMISSIS), con conseguente pericolo di grave pregiudizio per la sua salute.

In proposito, va osservato che le Sezioni Unite di questa Corte hanno enunciato il principio di diritto secondo cui, in tema di espulsione dello straniero, la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero, che comunque si trovi nel territorio nazionale, impedisce l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita (S.U. n. 14500 del 10/06/2013; conf. Cass. n. 13252/2016).

Quanto al rilievo che l’assunto del giudice di Pace sulla difficoltà di reperire farmaci per il trattamento dei postumi da tubercolosi polmonare sarebbe “indimostrato” e “non compiutamente motivato”, tale censura si appalesa inammissibile per il primo profilo (sindacandosi una valutazione di merito) ed infondata per il secondo.

In particolare, quanto al difetto di motivazione, è orientamento consolidato di questa Corte, a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 8053/2014, che, in virtù della attuale formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, rileva solo il vizio di motivazione che si tramuta in un vizio costituzionalmente rilevante, situazione che si verifica in caso di omessa motivazione, motivazione apparente, contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili o di motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, esclusa quindi qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

Non si applica il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, essendo il ricorso esente dal contributo unificato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Condanna il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, da liquidarsi in Euro 2.300,00, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

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