Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4749 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. I, 14/02/2022, (ud. 09/11/2021, dep. 14/02/2022), n.4749

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. ROCCHI Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31582/2020 proposto da:

Ministero dell’Interno, elettivamente domiciliato in Roma Via Dei

Portoghesi 12 presso l’Avvocatura Generale Dello Stato, che lo

rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

M.H., difeso dall’avv. Claudio Di Pietro, giusta procura in

atti, domiciliato presso la Cancelleria della I sezione Civile della

Suprema Corte di Cassazione;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 56/2020 del GIUDICE DI PACE di CAMPOBASSO,

depositato il 17/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/11/2021 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Giudice di Pace di Campobasso, con provvedimento depositato in data 8 giugno 2020, ha accolto il ricorso proposto da M. Mamadou avverso il decreto di espulsione emesso in data 20.02.2020 dal Prefetto della Provincia di Campobasso.

Il Giudice di Pace ha ritenuto illegittimo il decreto di espulsione atteso che avverso il provvedimento della Commissione Territoriale, che aveva rigettato la domanda di protezione del cittadino straniero, quest’ultimo aveva proposto impugnazione innanzi al Tribunale di Campobasso, con la conseguenza che, applicandosi al caso di specie il “vecchio rito” vigente prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 13 del 2017 conv. nella L. n. 46 del 2017, l’effetto sospensivo del provvedimento reiettivo della Commissione territoriale, previsto ex lege dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 4 permaneva fino alla definitiva decisione del giudizio, il quale era ancora pendente al momento dell’adozione del provvedimento di espulsione.

Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno affidandolo ad un unico articolato motivo.

Il cittadino straniero si è costituito in giudizio con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ stata dedotta la violazione del D.L. n. 13 del 2015, dell’art. 21 comma 1 conv. nella L. n. 46 del 2017.

Lamenta il Ministero ricorrente che il Giudice di Pace ha erroneamente ritenuto di applicare il rito antecedente alla riforma c.d. Minniti quando il ricorso del M. rientrava pacificamente nell’ambito applicativo della disciplina del D.L. n. 13 del 2017 che prevede all’art. 21 il seguente criterio temporale: “Le disposizioni di cui agli artt. 3, 4, art. 6, comma 1, lett d), f) e g)….si applicano alle cause e ai procedimenti giudiziari sorti dopo il centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Alle cause e ai procedimenti giudiziari introdotti anteriormente alla scadenza del termine di cui al periodo precedente si continuano ad applicare le disposizioni vigenti prima dell’entrata in vigore del presente decreto”.

Essendo quindi il “nuovo rito” applicabile alle cause e procedimenti sorti a partire del 17 agosto 2017, nel caso di specie, era evidente l’applicabilità di tale rito, avendo il cittadino straniero proposto il ricorso avverso la decisione della Commissione Territoriale in data 12 giugno 2018. Ne consegue che, avendo il Tribunale di Campobasso rigettato il ricorso con provvedimento del 28 giugno 2019, è stata quindi integrata la fattispecie del (nuovo) D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 (introdotto dal D.L. n. 13 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g)), che prevede la cessazione dell’effetto sospensivo in caso di rigetto del ricorso “con decreto anche non definitivo”.

Ne’ può ritenersi che la causa fosse sorta in data 6 dicembre 2016, quando il cittadino straniero aveva formalizzato la propria domanda di protezione internazionale, atteso che, data la natura amministrativa del procedimento che si instaura dinanzi alla Commissione Territoriale (a seguito della domanda di protezione internazionale), lo stesso procedimento non può in alcun modo rientrare nel concetto di “cause e ai procedimenti giudiziari” di cui al D.L. n. 13 del 2017, art. 21.

Alla luce delle sopra illustrate osservazioni, il Giudice di Pace è incorso in un errore in iudicando, per non aver applicato il regime temporale di cui al D.L. n. 13 del 2017, art. 21.

2. Il motivo è inammissibile.

Va osservato che il Giudice di Pace di Campobasso non ha precisato nel proprio provvedimento la data di proposizione del ricorso giurisdizionale avverso la decisione della Commissione Territoriale (rilevante ai fini della individuazione della legge applicabile), limitandosi ad indicare la data di presentazione della domanda di protezione internazionale alla stessa Commissione (6.12.2016) e quella con cui il Tribunale di Campobasso ha rigettato il ricorso proposto avverso la decisione della Commissione Territoriale (28.6.2019).

Il giudice di primo grado, nell’affermare l’applicabilità del “vecchio rito”, si è limitato a dare atto della successiva entrata in vigore del D.L. n. 13 del 2017, che ha previsto la cessazione dell’effetto sospensivo in caso di rigetto del ricorso con decreto, ritenendo, tuttavia, tale normativa non applicabile al caso di specie.

E’ evidente che, costituendo elemento decisivo e dirimente nella fattispecie in esame l’individuazione della data di presentazione del ricorso innanzi al Tribunale di Campobasso, il Ministero ricorrente ha inammissibilmente dedotto la violazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. sulla base della mera asserzione – non risultante dalla ricostruzione fattuale del Giudice di Pace – che il ricorso innanzi al Tribunale di Campobasso era stato proposto nel giugno 2018 quando avrebbe dovuto, invece, dedurre, per invocare l’applicabilità del c.d. decreto Minniti, l’omesso esame di fatto decisivo del giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (appunto coincidente con l’avvenuta presentazione del ricorso innanzi al Tribunale di Campobasso nel giugno 2018).

Ne’ tale accertamento di fatto, essendo stato dedotto un error in iudicando, può essere compiuto da questa Corte.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

Il procedimento è esente dal pagamento del contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2.300,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

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