Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4746 del 25/02/2011

Cassazione civile sez. III, 25/02/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 25/02/2011), n.4746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 4552/2010 proposto da:

T.B. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ALESSANDRO MALLADRA 31, presso lo studio dell’avvocato

IARIA Giovanni, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

NIGRA AMEDEO, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.F., C.O., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA CATONE 3, presso lo studio dell’avvocato CIMEI Paola, che

li rappresenta e difende unitamente agli avvocati LA FRANCESCHINA

MAURO, MANCARI ANTONINO, giusta delega in calce al ricorso;

– controricorrenti –

contro

REALE MUTUA ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 209/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

15/05/08, depositata il 23/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

è presente il P.G. in persona del Dott. NICOLA LETTIERI.

La Corte, letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 15 febbraio 2010 T.B. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 23 gennaio 2009 dalla Corte d’Appello di Milano, confermativa della sentenza del Tribunale che aveva rigettato la sua domanda di risarcimento danni da sinistro stradale. C.F. e C.O. hanno resistito con controricorso, mentre l’altra intimata, Società Reale Mutua di Assicurazioni S.p.A., non ha espletato attività difensiva.

2 – I quattro motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. Il primo motivo denuncia violazione degli artt. 2697 e 2054 c.c.;

omessa motivazione e omesso esame di un fatto decisivo.

La censura non contiene il momento di sintesi riferito al vizio di motivazione necessario non solo per circoscrivere il fatto controverso, ma anche per specificare in quali parti e per quali ragioni la motivazione della sentenza si riveli omessa. Il quesito di diritto non postula l’enunciazione di un principio fondato sulle norme indicate, ma si risolve in una richiesta di verifica della correttezza della sentenza impugnata, peraltro prescindendone dalla motivazione e con argomentazioni che implicano apprezzamenti di fatto.

Le medesime considerazioni valgono per il secondo motivo, che ipotizza violazione degli artt. 2697 e 2054 c.c., nonchè insufficiente e omessa motivazione con riferimento alla dichiarata attendibilità dei testi, questione che, peraltro, non può essere portata all’esame della Corte, per il terzo, che lamenta ancora violazione degli artt. 2697 e 2054 c.c., nonchè insufficiente e omessa motivazione con riferimento alla ritenuta esistenza di una precedenza di fatto, questione che peraltro non può essere risolta senza esame degli atti e apprezzamenti di merito e per il quarto, che denuncia difetto di motivazione e violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., artt. 2697 e 2054 c.c., con riferimento al tema della responsabilità per omissione di soccorso, anch’esso attinente al merito.

4.- La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria; nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non rispondono ai rilievi contenuti nella relazione;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorali, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2011

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