Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4739 del 23/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 23/02/2017, (ud. 11/10/2016, dep.23/02/2017),  n. 4739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29987/2014 proposto da:

GASTRONOMIA MEDITERRANEA SAS, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRANAI DI

NERVA 42, presso lo studio dell’avvocato TERESA ERMOCIDA,

rappresentata e difesa dall’avvocato MAURIZIO COSTANZO, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ENEL DISTRIBUZIONE SPA, (OMISSIS), – società con unico socio

soggetta a direzione e coordinamento di Spa, in persona del proprio

procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LAZIO, 14,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE O. LAGOTETA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO MAMMOLITI,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1338/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata l’08/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO

SCARANO;

udito l’Avvocato Maria Rizzano (delega avvocato Costanzo) difensore

della ricorrente che si riporta agli scritti;

udito l’Avvocato Caterina Baccari (delega avvocato Lagoteta)

difensore della controricorrente che si riporta agli scritti.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

E’ stata depositata in cancelleria relazione, che emendata da errori materiali di seguito si riproduce:

“La società Gastronomia Mediterranea s.a.s. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza dell’8/10/2013 della Corte d’Appello di Catanzaro, di accoglimento del gravame interposto dalla società Enel Distribuzione s.p.a. e di conseguente riforma della pronunzia Trib. Catanzaro 6/8/2012 in tema di risarcimento danni da inadempimento del contratto di fornitura elettrica entro la data del (OMISSIS)”.

Resiste con controricorso la società Enel Distribuzione s.p.a..

Il ricorso si appalesa sotto plurimi profili inammissibile.

Va anzitutto osservato che risulta del tutto omessa l’autonoma esposizione del fatto e della storia del procedimento, in violazione del principio in base al quale il requisito della esposizione sommaria dei fatti di causa, prescritto, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, dell’art. 366 c.p.c., n. 3, postula che il ricorso per cassazione, pur non dovendo necessariamente contenere una parte relativa alla esposizione dei fatti strutturata come premessa autonoma e distinta rispetto ai motivi o tradotta in una narrativa analitica o particolareggiata dei termini della controversia, offra elementi tali da consentire una cognizione chiara e completa non solo dei fatti che hanno ingenerato la lite, ma anche delle varie vicende del processo e delle posizioni eventualmente particolari dei vari soggetti che vi hanno partecipato, in modo che si possa di tutto ciò avere conoscenza esclusivamente dal ricorso medesimo, senza necessità di avvalersi di ulteriori elementi o atti, ivi compresa la sentenza impugnata (v. Cass., 22/5/2014, n. 11308; Cass., 28/2/2006, n. 4403; Cass., 19/4/2004, n. 7392).

Il ricorso risulta altresì formulato in violazione del requisito richiesto ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che la ricorrente fa richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701)”;

atteso che la relazione è stata comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti costituite;

rilevato che a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio il collegio ha condiviso le osservazioni esposte nella relazione, con la precisazione che gli atti e i documenti di causa richiamati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, sono, in particolare, l'”atto di appello” e “le cinque prenotazioni (veri e propri contratti) per prestazioni da eseguirsi nel corso del mese di settembre 2004”;

ritenuto che il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

considerato le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2017

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