Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4732 del 26/02/2010

Cassazione civile sez. III, 26/02/2010, (ud. 28/01/2010, dep. 26/02/2010), n.4732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – rel. Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

ALCHIMIA SRL, in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO 26, presso lo studio dell’avvocato DE

FAZIO GIANLUCA, rappresentata e difesa dagli avvocati LORENZO LUCA

CONTE e SPINA CHIARA, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

TREVIS SRL, in persona del proprio legale rappresentante pro tempore

nonche’ Presidente del Consiglio di Amministrazione, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI 120, presso lo studio

dell’avvocato FRUGONI CARLO INNOCENZO, rappresentata e difesa dagli

avvocati PERTICONE LUCA e MIOTTO FRANCO, giusta mandato a margine

della memoria difensiva;

– resistente –

avverso la sentenza n. 696/2009 del TRIBUNALE di TREVISO, del

31/3/09, depositata il 06/04/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. FINOCCHIARO Mario;

udito per la resistente l’Avvocato Sampaolesi Andrea (per delega

dell’Avvocato Perticone Luca), che si riporta agli scritti;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. SCARDACCIONE Eduardo

Vittorio, che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso 1 aprile 2008 la Alchimia s.r.l. ha convenuto in giudizio, innanzi al tribunale di Treviso, la Trevis s.r.l..

Ha esposto l’attrice che contratto (OMISSIS) le parti avevano concluso “contratto di affitto di ramo d’azienda”, in forza del quale la Trevis s.r.l. le aveva concesso, altresi’, in locazione l’immobile a uso commerciale in (OMISSIS) perche’ essa concludente vi svolgesse l’attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande per un canone annuo di l. 48 milioni/00 per i primi due anni e di L. 60 milioni/00 per gli ulteriori quattro anni.

Ha riferito, altresi’, l’attrice che nei primi mesi del 2006 le parti avevano raggiunto un accordo in forza del quale il rapporto inter partes sarebbe durato sino al 2020, previo aumento del canone dal 1 gennaio 2007 ma che tale accordo non era stato mai sottoscritto dalle parti.

Tutto quanto premesso la attrice ha chiesto fosse accertato, da un lato, che il rapporto di cui alla scrittura privata (OMISSIS) ancorche’ nominato contratto di affitto di ramo di azienda doveva qualificarsi contratto di locazione a uso commerciale, dall’altro, che il contratto (OMISSIS) era stato concordemente prorogato dalle parti alle condizioni puntualmente indicate nel ricorso stesso, da ultimo, in via subordinata, nell’eventualita’ non si fosse ritenuto che era stato concluso dalle parti un contratto avente a oggetto la proroga e l’adeguamento del canone, fosse accertata l’intervenuta conclusione di un contratto preliminare per il rinnovo del precedente contratto con conseguente pronuncia di tale contratto di rinnovo ai sensi dell’art. 2032 c.c..

Sia in caso di accoglimento della domanda principale che di quella subordinata l’attrice ha chiesto la condanna della controparte al risarcimento dei danni patiti per la omessa formalizzazione del contratto di proroga (da liquidare in L. 100 milioni/00 o nell’importo anche maggiore risultando in causa) e comunque, in via ulteriormente subordinata, l’accertamento che la controparte aveva tenuto un comportamento contrario a correttezza e buona fede nelle trattative contrattuali con condanna della stessa al risarcimento dei danni (da quantificarsi in L. 250 milioni/00 o nella somma anche maggiore risultanda).

Costituitasi in giudizio la Trevis s.r.l. ha eccepito il difetto di giurisdizione o di competenza del giudice adito, contenente il contratto (OMISSIS) clausola compromissoria.

Svoltasi la istruttoria del caso, l’adito tribunale con sentenza 31 marzo – 6 aprile 2009 ha dichiarato la propria incompetenza a conoscere della controversia, appartenendo la stessa alla cognizione del collegio arbitrale.

Avverso tale sentenza ha proposto regolamento di competenza la Alchimia s.r.l..

Resiste la Trevis s.r.l..

In margine a tale ricorso – proposto contro una sentenza pubblicata successivamente al 2 marzo 2006 e, quindi, soggetto alla disciplina del processo di Cassazione cosi’ come risultante per effetto dello modifiche introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – e’ stata depositata relazione (ai sensi dell’art. 380 bis).

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., precisa, nella parte motiva:

2. In limine la Trevis s.r.l. eccepisce la inammissibilita’ del ricorso avversario ex art. 42 c.p.c. perche’ sottoscritto da avvocati non abilitati al patrocinio innanzi alla Corte di Cassazione, ancorche’ in forza del mandato a margine del ricorso stesso.

3. L’eccezione non coglie nel segno.

Non si dubita, infatti, in giurisprudenza, che l’istanza di regolamento di competenza puo’ essere sottoscritta anche da un difensore non abilitato al patrocinio innanzi alla Corte di cassazione (Cass. 13 marzo 1998, n. 2751, resa in una fattispecie in cui il mandato ad litem, per il giudizio innanzi alla Corte di cassazione, era stato rilasciato – come nella specie – a margine del ricorso ex art. 42 c.p.c.).

Anche a prescindere da quanto precede, comunque, qualora volesse aderirsi all’assunto difensivo della Trevis s.r.l. e in particolare al principio secondo cui il difensore non abilitato al patrocinio dinanzi alla Corte di cassazione e’ abilitato a sottoscrivere il ricorso per regolamento di competenza esclusivamente ove sottoscriva in forza del mandato rilasciatogli per il giudizio di merito e non anche allorche’ – come nella specie – sia stato rilasciato un nuovo mandato a margine del ricorso per regolamento, non per questo potrebbe, nel caso di specie, pervenirsi alla declaratoria di inammissibilita’ del regolamento.

Essendo, infatti, incontroverso cfr. sentenza impugnata, nonche’ stesse ammissioni della Trevis s.r.l. nella memoria difensiva che nel giudizio di merito la Alrchimia s.r.l. e’ “rappresentata e difesa dagli avvocati Lorenzo Luca Conte e Chiara Spina” e pacifico – altresi’ – che l’istanza di regolamento e’ sottoscritta proprio dai predetti avvocati e’ evidente – stante la autonomia del mandato in margine al ricorso, rispetto al ricorso stesso – che la eventuale nullita’ del mandato, perche’ non conferito a difensore abilitato al patrocinio innanzi questa Corte suprema di cassazione, non si estende, al ricorso che essendo sottoscritto dai difensori della parte nel giudizio di merito e’ – senza ombra di dubbio – ammissibile (a prescindere dalla circostanza che detti difensori non siano abilitato all’esercizio innanzi alle magistrature superiori) (cfr.

Cass. 7 maggio 2004, n. 8755; Cass. 26 aprile 1999, n. 4157; Cass. 11 settembre 1990, n. 9347).

4. Ha evidenziato il giudice a quo che il contratto inter partes (OMISSIS) contiene – tra le altre – la seguente clausola: “le controversie che dovessero insorgere tra le parti, nessuna esclusa, e/o eccettuata saranno devolute in via esclusiva in arbitrato rituale. Per la risoluzione di ogni controversia le parti si dovranno rivolgere ad un collegio di tre membri, nominati, di comune accordo tra le parti contendenti entro 20 (venti) gg. dalla ricezione della denunzia di lite, ovvero decorso infruttuosamente l’indicato termine, dal Presidente dell’Ordine dei Dottori commercialisti di Venezia, anche su richiesta di una sola parte. Il Collegio arbitrale giudichera’ ritualmente secondo diritto ed avra’ sede in Venezia. Per tutto quanto non previsto in questa clausola compromissoria su osservano le norme di cui all’art. 806 c.p.c., e segg.”.

Deve concludersi ha osservato quel giudice che con tale clausola le parti hanno inteso far definire qualsiasi controversia – nessuna esclusa e/o eccettuata – al collegio arbitrale, con i medesimi poteri ed effetti della funzione giurisdizionale.

Con declaratoria della incompetenza dell’adito giudice atteso, da un lato, che l’eccezione e’ stata tempestivamente e ritualmente formulata, dall’altro, che la clausola stessa deve ritenersi valida in quanto non inserita in condizioni generali di contratto ne’ in contratto concluso con moduli o formulati, da ultimo che e’ irrilevante, al fine di escludere la competenza arbitrale, che in via di estremo subordine sia stata introdotta domanda di risarcimento danni per asserito comportamento contrario a correttezza e buona fede della resistente atteso che una tale domanda potrebbe non giungere mai a decisione, e non e’ – quindi – idonea a escludere la competenza arbitrale, specie tenuto presente che le altre domande principali con riconvenzionali da entrambe le parti sono plurime e presuppongono il contratto del (OMISSIS) in ordine al quale sono richieste decisioni sulla esistenza, qualifica e durata, si’ che ove si aderisse alla difesa della parte attrice con esclusione della competenza arbitrale le domande principali degraderebbero rispetto alla domanda risarcitoria, pur dovendo essere le prime preliminarmente decise.

5. Deduce la ricorrente “violazione e falsa applicazione delle norme di diritto sulla competenza in riferimento all’art. 808 c.p.c.”, facendo presente che essa concludente ha dedotto, in sede di merito, oltre alle domande che investono direttamente il contratto (OMISSIS) altre domande che investono una l’accertamento della conclusione di un nuovo contratto di modifica del precedente l’altra di risarcimento danni per l’illegittimo rifiuto da parte della Trevis s.r.l. di provvedere alla formalizzazione dell’accordo verbale raggiunto.

Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. si sottopone all’esame di questa Corte il seguente principio di diritto: “dica la Suprema Corte se la clausola compromissoria per arbitrato rituale che demanda ad arbitri la cognizione delle controversie attinenti alla interpretazione ed esecuzione del contratto, ai sensi dell’art. 808 c.p.c. sia o meno applicabile alle domande di risarcimento danni e se sia o meno applicabile alla domanda di accertamento dell’intervenuta conclusione di contratto successivo rispetto a quello che la contiene e, quindi, se sia applicabile a rapporto non esistente al momento della previsione della clausola compromissoria”.

6. Il ricorso, per alcuni aspetti inammissibile, per altri manifestamente infondato, non pare meritevole di accoglimento.

Alla luce delle considerazioni che seguono.

6.1. Giusta quanto assolutamente pacifico – presso una piu’ che consolidata giurisprudenza di questa Corte regolatrice – anche l’istanza di regolamento necessario di competenza, di cui all’art. 42 c.p.c., proposta in regime di applicabilita’ della riforma di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, deve contenere a pena di inammissibilita’ la formulazione del quesito di diritto, come previsto dal nuovo art. 366 bis c.p.c., introdotto dall’art. 6 del citato decreto legislativo.

L’esistenza, infatti, di poteri di rilievo officiosi, anche sulla base dei quali la S.C. puo’ rendere la statuizione sulla competenza, non e’ incompatibile con il fatto che il ricorrente debba formulare un quesito di diritto, atteso che siffatto onere formale e’ funzionale all’immediata percezione da parte della S. C. delle ragioni di doglianza del ricorrente, cosi’ da rendere piu’ agevole definire in tempi brevi il regolamento (art. 49 c.p.c., comma 1) (Cass. 26 giugno 2008, n. 17536; Cass. 11 luglio 2007, n. 15584;

Cass. 4 luglio 2007, n. 15108).

Contemporaneamente si osserva che la funzione propria del quesito di diritto, da formularsi a pena di inammissibilita’ del motivo proposto, e’ di far comprendere alla Corte di legittimita’, dalla lettura del solo quesito, inteso come sintesi logico – giuridica della questione, l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare (Cass. 7 aprile 2009, n. 8463).

Affinche’, pertanto, il quesito di diritto, di cui all’art. 366 bis c.p.c., abbia i requisiti idonei ai fini dell’ammissibilita’ del ricorso per Cassazione, e’ necessario, con riferimento al ricorso per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2, che risulti individuata la discrasia tra la ratio decidendi della sentenza impugnata, che deve essere indicata, e il principio di diritto da porre a fondamento della decisione invocata (Cass., sez. un., 14 febbraio 2008, n. 3519).

Con l’ulteriore conseguenza – quindi – che il quesito deve essere – a pena di inammissibilita’ – formulato in relazione alle fattispecie concreta all’attenzione della S.C. e, soprattutto, in relazione alle argomentazioni, in fatto e diritto, che sostengono il motivo stesso.

Facendo applicazione dei riferiti – non controversi principi – al caso di specie e’ palese la inammissibilita’ del ricorso per la non riferibilita’ del quesito alla fattispecie dedotta.

Come osservato sopra si chiede – con il quesito che conclude il ricorso – se la clausola compromissoria per arbitrato rituale che demanda ad arbitri la cognizione delle controversie attinenti alla interpretazione ed esecuzione del contratto sia o meno applicabile alle domande di risarcimento danni e se sia o meno applicabile alla domanda di accertamento dell’intervenuta conclusione di contratto successivo rispetto a quello che la contiene e, quindi, se sia applicabile a rapporto non esistente al momento della previsione della clausola compromissoria, chiaramente sul presupposto – da un lato – che la domanda risarcitoria non sia in alcun modo collegata al contratto nel quale e’ contenuta la clausola compromissoria, dall’altro, che il nuovo contratto con riferimento al quale si invoca la clausola arbitrale contenuta nel precedente, benche’ tra le stesse parti, sia del tutto autonomo e «diverso» rispetto al precedente.

Certo, per contro, che nella specie la stessa ricorrente assume che il contratto inizialmente stipulato tra le parti, contenente la clausola compromissoria di cui si discute che deferisce a un arbitrato rituale le controversie che dovessero insorgere tra le parti, nessuna esclusa e/o eccettuata e’ stato modificato – quanto alla durata e al corrispettivo – per effetto di accordi sopravvenuti nella vigenza di questo, e’ palese che non si e’ a fronte come si precisa nel quesito, a un “contratto successivo rispetto a quello che contiene la clausola compromissoria” ma alla interpretazione stessa dell’originario contratto.

6.2. A prescindere dall’evidenziata inammissibilita’ del ricorso per non idoneita’ del quesito che lo conclude non corrispondente al reale contenuto delle censure mosse e alla situazione di fatto sulla base della quale ha reso la propria pronunzia il giudice a quo, comunque – come anticipato – il proposto regolamento pare infondato.

Giusta la stessa prospettazione della parte ora ricorrente (cfr., al riguardo le stesse conclusioni rassegnate dalla stessa in sede di merito) tutte le domande da questa proposte – in via principale come subordinata – tendono all’accertamento dell’effettivo contenuto del contratto nel quale e’ contenuta la clausola compromissoria.

Assumendo parte attrice che sarebbero intervenute, verbalmente, delle modifiche a tale contratto – modifiche che certamente non tendevano a eliminare la clausola compromissoria – e chiedendo, da un lato, l’accertamento sotto piu’ profili della validita’ di tali nuovi accordi e il risarcimento dei danni causati dalla controparte per non essersi adeguata, nell’esecuzione dell'”originario contratto, alla modifiche sopravvenute, la Alchimia s.r.l. ha instaurato una controversia relativamente al detto contratto (OMISSIS) e quindi a una controversia che – come correttamente affermato dal giudice a quo – e’ devoluta alla competenza arbitrale.

3. Ritiene il Collegio di dovere fare proprio quanto esposto nella sopra trascritta relazione, specie tenuto presente che non e’ stata presenta alcuna replica alla stessa.

Il proposto ricorso, conclusivamente, deve essere dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimita’ liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate in Euro 200,00 oltre Euro 1.200,00 per onorari e oltre spese generali e accessori come per legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella camera di Consiglio della sezione terza civile della Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010

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