Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4721 del 28/02/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 4721 Anno 2018
Presidente: AMBROSIO ANNAMARIA
Relatore: DOLMETTA ALDO ANGELO

sul ricorso 29040/2013 proposto da:

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Laganaro Pasquale, elettivamente domiciliato in Roma, via Velletri
n. 21, presso lo studio dell’avvocato Camaldo Massimo,
rappresentato e difeso dall’avvocato Pesacane Pietro, giusta procura
in calce al ricorso;
-ricorrente contro
Società Cooperativa Achille Grandi a r.I., in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma,
piazza della Liberta’ n. 20, presso lo studio dell’avvocato Laviensi

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Data pubblicazione: 28/02/2018

Maria Assunta, rappresentata e difesa dall’avvocato La Sala Antonio
Carlo, giusta procura a margine del controricorso;
-controricorrente avverso la sentenza n. 64/2013 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,
depositata il 26/02/2013;

29/09/2017 dal cons. ALDO ANGELO DOLMETTA (est.);
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto
Procuratore Generale LUCIO CAPASSO che ha chiesto il rigetto del
ricorso.

FATTO E DIRITTO

1.- Pasquale Laganaro ricorre per cassazione nei confronti della
società cooperativa Achillle Grandi, svolgendo cinque motivi avverso
la sentenza resa dalla Corte di Appello di Potenza in data 26 febbraio
2013 in via di conferma di quella emessa in primo grado dal
Tribunale di Melfi, n. 239/2012.
Con tale pronuncia, la Corte territoriale ha dichiarato, per quanto qui
rileva in particolare, il diritto della cooperativa Achille Grandi a
ottenere il rilascio di un immobile occupato dall’attuale ricorrente, in
via segnata escludendo che quest’ultimo ne avesse mai acquistato il
diritto di proprietà. In pari tempo, la Corte ha pure respinto la
domanda riconvenzionale dal medesimo ricorrente formulata per la
restituzione delle somme a suo tempo versate come quota di
partecipazione alla cooperativa – da cui successivamente è stato

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udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

escluso – e delle somme versate in «conto costo costruzione del
fabbricato».
Contro il ricorso resiste la cooperativa, che ha depositato apposito
controricorso. La stessa ha anche depositato una «memoria
difensiva».

di seguito vengono richiamati.
Il primo motivo assume, in specie, «violazione e falsa applicazione
dell’art. 1362 cod. civ. e della delibera dei soci della cooperativa A.
Grandi del 27 maggio 1987».
Il secondo motivo, a sua volta, enuncia «violazione e falsa
applicazione det a
i rt. 1350 cod. civ. Omessa o quanto meno
insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso
e decisivo per il giudizio».
Il terzo motivo invoca, poi, «violazione e falsa applicazione dell’art.
1362 cod. civ. in rapporto alla errata interpretazione della delibera
del 27 maggio 1987 dell’assemblea dei soci della cooperativa A.
Grandi, nonché in relazione all’art. 2 dello statuto sempre della
cooperativa A. Grandi».
Il quarto motivo rileva, inoltre, «violazione e falsa applicazione
dell’art. 1362 cod. civ.».
Il quinto motivo infine riscontra «violazione e falsa applicazione
dell’art. 2395 cod. civ.».
3.-

I primi quattro motivi di ricorso vanno esaminati in modo

congiunto, in ragione della connessione che viene a legarli. Gli stessi,
infatti, sono tutti ‘ diretti a censurare la decisione della Corte
territoriale sul punto in cui questa ha escluso l’avvenuto
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2.- I motivi di ricorso, che sono stati proposti, evocano i vizi che qui

trasferimento della proprietà dell’alloggio in questione per la
mancanza sussistenza, nella fattispecie concreta, di un contratto
scritto inter partes, secondo quanto per contro prescritto dalla norma
dell’art. 1350 cod. civ. a pena di nullità.
A tale fine i motivi in discorso vengono a fare leva o sulla delibera

sulla successiva delibera dell’assemblea del 6 settembre 1989 ovvero
pure sulla sommatoria e combinazione di queste due delibere.
In particolare, si afferma che la delibera del 1987, «immettendo
l’odierno ricorrente nel possesso della quota n. 12», conterrebbe
un’assegnazione già produttiva di «effetti reali e non meramente
obbligatori». Posto pure che lo scopo della cooperativa, denunciato
dall’art. 2 del relativo statuto, era di «realizzare alloggi economici e
popolari … da assegnare ai soci», la Corte non avrebbe «giammai
potuto qualificare la delibera del 27/05/1987 quale “assegnazione in
godimento” invece che assegnazione in proprietà».
D’altro canto, il «verbale del 06/09/1989» – si afferma ancora risulta sia «stato formalmente sottoscritto per accettazione da parte
del sig. Laganaro Pasquale». Comunque, le due delibare sarebbero
venute a saldarsi tra loro.
4.- I motivi di ricorso dal numero 1 al numero 4 compresi non
possono essere accolti.
Al riguardo va prima di tutto rilevato che il ricorso non viene a
trascrivere il testo della delibera del settembre 1989, limitandosi a
evocarlo, sì che lo stesso si manifesta di per sé privo del pur
necessario requisito della autosufficienza.
Ciò posto, con riferimento alla delibera del maggio 1987 va poi
rilevato che questa non potrebbe in ogni caso venire a giovarsi della
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dell’assemblea della cooperativa svoltasi in data 27 maggio 1987 o

sottoscrizione da Pasquale Laganaro apposta in calce alla successiva
delibera dell’89, se non altro perché non risulta oggettivamente
possibile apprezzare tipo e qualità del collegamento eventualmente
intercorrente tra i rispettivi contenuti delle delibere in questione.
Rispetto alla delibera del maggio ’87 non si può non rilevare,

sottoscritto da tutte e due le parti dell’atto traslativo che il ricorrente
ipotizza essere avvenuto.
D’altra parte, al tempo della prima delibera l’immobile rientrava
ancora nell’ambito dei beni futuri e quindi non risultava passibile di
immediati effetti reali (cfr. la norma dell’art. 1472 cod. civ.).
L’assegnazione ivi compiuta, inoltre, riguardava – secondo i «passi
salienti» che il ricorso viene a trascrivere della stessa – non già un
bene, ma solamente una quota, come tra l’altro indicata solo per il
mezzo di un numero d’ordine (la «quota n. 12»).
5.- Il quinto motivo di ricorso riguarda il diverso tema della domanda
di restituzione delle somme che il ricorrente assume di avere versato
in funzione diretta e indiretta dell’acquisto immobiliare (in conto
costruzione e per la partecipazione alla cooperativa, da cui poi è
stato escluso).
In proposito, la Corte territoriale ha rilevato – come già prima aveva
fatto il giudice di primo grado, a seguito di eccezione appositamente
sollevata dalla cooperativa – che l’azione in discorso era oramai
prescritta, dovendo il relativo periodo decorrere dal momento stesso
della delibera di esclusione di Laganaro dalla società. Da quel
momento, in effetti, il diritto di credito alle eventuali restituzioni e
liquidazioni risultava senz’altro esigibile.

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pertanto, la mancanza del necessario atto scritto in quanto tale

Secondo il ricorrente, tuttavia, i giudici del merito hanno errato
perché non hanno tenuto in debito conto il fatto che egli ha
impugnato le detta delibera di esclusione e che, pendente quel
giudizio, gli «era impossibile chiedere il rimborso»: «dovrà essere
ritenuto incontrovertibile» – così si conclude – «che il diritto al

riconvenzionale, non dovessero essere imputate a titolo di
corrispettivo per l’alloggio».
Il motivo non può essere accolto.
In ordine alla decorrenza del termine di prescrizione, il principio
fissato dalla norma dellnart. 2935 cod. civ. deve essere inteso con
riferimento alla possibilità legale, non influendo sul decorso della
prescrizione, salve le eccezioni stabilite dalla legge, eventuali
impossibilita di fatto di agire in cui venga per ipotesi a trovarsi il
titolare del diritto.
6.- In conclusione, il ricorso va rigettato.
Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento,
in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di
legittimità, che liquida in Euro 7.000,00 per compensi, oltre alle
spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi
liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.p.r. n. 115 del 2002,
inserito dall’art. 1, comma 17 della legge n. 228 del 2012, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
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rimborso potrà sorgere solo se le somme, oggetto della

del

ricorrente

-e

del -r–i-c-efre-n-t-e– i-ncidentalej

dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorsotc ij a norma del
comma 1-bis, dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Prima

Sezione civile, addì 29 settembre 2017.

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