Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4714 del 26/02/2010

Cassazione civile sez. II, 26/02/2010, (ud. 30/11/2009, dep. 26/02/2010), n.4714

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.M., rappresentata e difesa, in forza di procura speciale

a margine del ricorso, dall’Avv. SCORDINO Giusi, elettivamente

domiciliata presso lo studio dell’Avv. Michela Natali (studio Velani)

in Roma, Via Boncompagni, n. 47;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI MASSA CARRARA, in persona del Prefetto pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza del Giudice di pace di Massa n. 597/05 depositata

in data 7 dicembre 2005.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30 novembre 2009 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. LO VOI Francesco, che ha

concluso per l’accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza,

conclusioni alle quali si è riportato, in camera di consiglio, il

Sostituto Procuratore Generale Dott. Federico Sorrentino.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 15 dicembre 2005, il Giudice di pace di Massa, decidendo sul ricorso proposto da A.M., ha rigettato l’opposizione dalla medesima proposta all’ordinanza- ingiunzione emessa dal Prefetto di Massa Carrara in data 9 giugno 2005, con la quale le era stato intimato il pagamento della somma di Euro 533,87 ed ordinato di non emettere assegni per la durata di 24 mesi, per violazione della L. 15 dicembre 1990, n. 386, art. 2, comma 1 (emissione di assegno bancario senza provvista);

che il Giudice di pace ha rilevato che la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, rilasciata dal creditore (prenditore dell’assegno bancario) in data 1 luglio 2005, di avere ricevuto il pagamento integrale di quanto a lui dovuto in ordine all’assegno emesso in data 30 ottobre 2004, non può essere equiparata alla quietanza liberatoria prevista dalla L. n. 386 del 1990, art. 8, comma 3;

che per la cassazione della sentenza del Giudice di pace l’ A. ha proposto ricorso, con atto notificato il 18 gennaio 2007, sulla base di due motivi;

che l’intimata Prefettura non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con i due motivi, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 386 del 1990, art. 3, commi 1 e 3, e vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione;

che, con essi, la ricorrente censura che il Giudice di pace non abbia considerato l’equipollenza della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà prodotta in giudizio ai mezzi di prova dell’avvenuto pagamento contemplati dal citato art. 8;

che i motivi sono manifestamente infondati;

che, in tema di emissione di assegno bancario senza provvista, la norma della L. n. 386 del 1990, art. 8, comma 3, come sostituito dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 33, disciplinante la prova del pagamento entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, non ammette equipollenti e, al fine di evitare accordi fraudolenti tra i soggetti privati dell’obbligazione cartolare, esige la certezza della data del pagamento;

che, a garanzia di questa, la prova del pagamento deve essere fornita al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza a firma autenticata del portatore ovvero mediante attestazione dell’istituto di credito presso il quale è stato effettuato il deposito vincolato dell’importo dovuto;

che, pertanto, la prova del tempestivo pagamento non può essere formata – come è avvenuto nella specie – successivamente alla scadenza dei sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno ed essere esibita, per la prima volta, al giudice dell’opposizione all’ordinanza-ingiunzione prefettizia (Cass., Sez. 2^, 21 dicembre 2007, n. 27140);

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che nessuna statuizione sulle spese deve essere emessa, non avendo l’intimata Amministrazione svolto attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010

 

 

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