Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4713 del 28/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 4713 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

sul ricorso 23003/2011 proposto da:
Regione Calabria, in persona del Presidente pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Ottaviano n.9, presso lo studio
dell’avvocato Pungi’ Graziano, rappresentata e difesa dagli avvocati
Arillotta Paolo Filippo, Falduto Paolo Antonio, giusta procura speciale
per Notaio dott. Rocco Guglielmo di Catanzaro – Rep.n. 146.177 del
3.1.2012;
-ricorrente contro
Francesco Perrone S.r.l.;
1

w

Data pubblicazione: 28/02/2018

- intimata nonchè contro

Francesco Perrone S.r.I., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via della Frezza n.59,

e difende unitamente agli avvocati Leporace Giuseppe, Sirena
Michelangelo, Santiago Attilio, giusta procura a margine del
controricorso e ricorso incidentale;
-controricorrente e ricorrente incidentale contro

Regione Calabria, in persona del Presidente pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Ottaviano n.9, presso lo studio
dell’avvocato Pungi’ Graziano, rappresentata e difesa dagli avvocati
Arillotta Paolo Filippo, Falduto Paolo Antonio, giusta procura speciale
a margine del controricorso al ricorso incidentale;
-controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 481/2011 della CORTE D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 02/05/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
23/11/2017 dal cons. SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

FATTI DI CAUSA
La Società Francesco Perrone a r.I., esercente l’autotrasporto in
concessione nella Regione Calabria, sull’assunto di aver maturato, per
2

presso lo studio dell’avvocato Mirigliani Francesco, che la rappresenta

gli anni dal 1987 al 1991, un credito di L. 15.428.988.175 nei confronti
dell’Ente Regione per saldo contributi ed accessori alla stessa spettanti
alla stregua del disposto della L.R. n. 7 del 1982, quale modificato
dalla L.R. n. 22 del 1983 e sulla base delle delibere della G.R. n.

decreto ingiuntivo al quale si oppose la Regione Calabria che eccepì il
difetto di giurisdizione del G.O., ed affermò che la sopravvenuta L.R.
n. 12 del 1997 aveva autorizzato la contribuzione, nei limiti di bilancio,
in riferimento ai disavanzi effettivi delle società negli anni dal 1987 al
1996.
Nel contraddittorio della Società Perrone, il Tribunale di
Catanzaro, con sentenza non definitiva del 13.7.2005, affermò la
propria giurisdizione e, con sentenza definitiva del 7.7.2006, revocò il
decreto.
La Corte di Appello di Catanzaro, adita in via principale dalla
Società Perrone ed in via incidentale dalla Regione, con sentenza
2.5.2011, rigettato il gravame riferito al difetto di giurisdizione,
ritenne, in dichiarata applicazione della sentenza delle SU di questa
Corte n. 13338 del 2010, resa in fattispecie analoga, che: a) le
disposizioni contenute prima nella L. R. 12 del 1997, art. 5, e poi nella
L.R n. 14 del 2000, art. 7 bis, avevano sostituito con effetto ex tunc
le norme previgenti; b) in base alle nuove disposizioni, la Società non
aveva dimostrato la sussistenza di un saldo negativo per ciascun
esercizio che desse diritto al ripianamento. Poiché, tuttavia, constava,
in base al decreto dirigenziale n. 108 del 2008, avente valore di
riconoscimento di debito, che per il periodo gennaio 1987-dicembre
3

4973/88, n. 5540/92, n. 1698/93, chiese ed ottenne l’emissione di

1996 sussisteva un disavanzo di C 389.208,12, e poiché era stata
versata la percentuale del 93% pari ad C 361.963,60, la Società aveva
diritto al saldo di C 27.244,52, oltre che a conseguire gli interessi legali
dalla data della messa in mora ed il maggior danno da svalutazione

Per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso la Regione
Calabria con due mezzi. La Società Francesco Perrone resiste con
controricorso col quale ha proposto ricorso incidentale, affidato a tre
motivi, resistiti con controricorso dalla Regione. La Società ha
depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Col primo motivo, la Regione deduce la violazione degli artt. 6
della Legge Quadro n. 151 del 1981; 5, della L.R. n. 12 del 1997 e 7
bis della L.R. n. 14 del 2000, oltre che vizio di motivazione, in
riferimento alla statuizione sub b) di parte narrativa. Dopo aver
affermato che l’importo dei contributi andava rapportato, oltre che
all’ammontare del disavanzo di esercizio, anche alle risorse disponibili,
la Corte territoriale, lamenta la ricorrente, ha condannato al
pagamento del totale del disavanzo accertato, così confondendo
disavanzo e contributi, in ispregio della normativa regionale e dei
vincoli di natura finanziaria dettati dalla legge quadro n. 151, e senza
motivare in modo sufficiente circa il portato della delibera n. 108 del
2008, che distingueva esattamente le relative voci.
2. Col secondo motivo, si deduce la violazione e falsa applicazione
dell’art. 1224 c.c., sempre in riferimento alla statuizione sub b). La
ricorrente lamenta che la Corte di merito ha, dapprima, affermato di
4

monetaria, giusta Cass. SU n. 19499 del 2008.

volere applicare i principi stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità,
per poi disattenderli, avendo riconosciuto la spettanza della
rivalutazione, invece che il criterio differenziale rispetto ai rendimenti
dei titoli di Stato.

Società deduce la violazione degli artt. 11 preleggi; 5 della LR n. 12
del 1997 e 7 bis della L.R. n. 14 del 2000; LR n. 7 del 1982 oltre che
vizio di motivazione, in riferimento alla statuizione sub a). Sotto un
primo profilo, la ricorrente incidentale afferma che la ritenuta
applicabilità della L. R n. 12 del 1997 vìola il principio secondo cui la
legge dispone per l’avvenire e non ha effetto retroattivo, ed afferma,
ad ogni modo, che la disciplina sopravvenuta non poteva incidere sui
diritti quesiti di essa Società, che -in virtù delle deliberazioni n. 4973
del 1988 e 5540 del 1992, aventi natura di atti ricognitivi di debitoaveva maturato il diritto soggettivo al contributo (Cass. SU n. 112 del
2001 e 20645 del 2004). Sotto altro profilo, prosegue la Società, il
nuovo regime non ha inteso azzerare, con efficacia ex tunc i contributi
computati col metodo dei costi standardizzati, ma ha semplicemente
autorizzato la GR ad accertare e riclassificare i disavanzi effettivi da
ripianare per il periodo 1987-1996, e, solo all’esito, di procedere
all’eventuale recupero.
4. Con il terzo motivo, si deduce la violazione degli artt. 61, 62,
191 e 198 c.p.c. oltre che vizio di motivazione, per non avere la Corte
territoriale riconosciuto la sua maggiore pretesa, in assenza di prova,
e poi, contraddittoriamente ammesso l’esistenza di un disavanzo, in

5

3. Col primo ed il secondo motivo del ricorso incidentale, la

base alla delibera della GR n. 703 del 2008, e per non avere, inoltre,
dato ingresso alla CTU, reiteratamente sollecitata.
5. I primi due motivi del ricorso incidentale, che, attenendo al
regime giuridico applicabile, vanno esaminati con priorità, sono

la ricorrente. 6. L’impugnata sentenza si è espressamente conformata
alla giurisprudenza di questa Corte n. 13338 del 2010 e n. 22621 del
2010 rese in fattispecie analoghe a quella qui in esame, secondo cui :
a) è palese la natura innovativa, e sostitutiva ex tunc delle norme
previgenti, delle disposizioni contenute prima nella L n. 12 del 1997,
art. 5, e poi nella L n. 14 del 2000 art. 7 bis (il cui comma 6 ebbe ad
abrogare dal, 1.1.2000 la L.R. n. 7 del 1982), mediante la scelta
innovativa di contribuire al risanamento delle imprese esercenti
l’autotrasporto regionale tramite il ragguaglio dei contributi da erogare
per gli esercizi del passato (tra 1.1.1987 e 31.12.1996) a dati effettivi:
da un canto, al tetto di disponibilità finanziaria, assegnata alla Regione
Calabria dalla legge quadro n. 151 del 1981 (eventualmente integrato
in aumento dal bilancio regionale), e, dall’altro, al disavanzo effettivo
di esercizio (superando quindi il raffronto tra costi standardizzati e
ricavi presunti sul cui differenziale poteva ragguagliarsi, nei limiti delle
disponibilità di bilancio, il contributo alla stregua della Legge del 1982,
artt. 5 e 6). Mero completamento della previsione è quindi il disposto
della L.R. n. 14 del 2000, art. 7 bis, comma 7, sulla possibilità per la
Regione, all’esito del ricalcolo imposto dal nuovo criterio, di procedere
al recupero di somme corrisposte in sede di acconto ed eccedenti il
dovuto; b) del pari evidente è la immediata applicazione della nuova
6

inammissibili ex all’art. 360 bis c.p.c., come non ha mancato di rilevare

regola a rapporti in atto: l’intento chiaro del legislatore regionale di
regolare i rapporti pregressi ancora in contestazione non impinge
contro alcun principio di legge ordinaria o costituzionale, non
ostandovi alcuna immodificabile convenzione nè alcun atto definitivo,

del contributo di esercizio sulla base dei presupposti reali da accertare;
c) non è di ostacolo a tale immediata applicazione delle norme
sopravvenute alcun atto di ricognizione di debito, in quanto la natura
delle delibere succedutesi tra il 1988 ed il 1993 è quella di fonte di un
accertamento del contributo erogabile come differenziale astratto tra
dati astratti (disavanzo standardizzato – ricavi presunti), in ossequio
al disposto della L.R. n. 7 del 1982, art. 5, comma 6 e sulla cui base
erogare gli acconti nelle percentuali nel tempo variate, ma non per
questo pervenendosi alla individuazione del contributo concretamente
spettante posto che il primo dato era certamente suscettibile di falcidia
proporzionale in relazione alla disponibilità di bilancio ed in base al
piano di riparto sub art. 6 della citata legge; d) in tal quadro e sulle
premesse di cui sopra non ha alcun senso ipotizzare che sia
individuabile un valore additivo o integrativo della Legge del 1997,
posto che la linea guida dell’intervento del 1997 sui bilanci degli
autotrasportatori nell’arco temporale richiamato mirava al risultato
economico del ripianamento compatibile con le risorse stanziate dalla
Regione e tendeva ad assicurarlo attraverso un sistema radicalmente
nuovo, sostitutivo del precedente e non certo incomprensibilmente
additivo.

7

ma solo essendo regolate ex tunc le condizioni per la determinazione

7. La Società non si fa carico di confutare tali argomenti, ma si
limita a ribadire tesi già sconfessate, allegando a supporto due
sentenze delle Sezioni Unite di questa Corte, la n. 112 del 2001 e la
n. 20645 del 2004, che sono antecedenti rispetto a quella richiamata

giurisdizione del GA in mancanza della configurabilità di un diritto
soggettivo e di un dovere degli enti locali a coprire l’aliquota residuale
dei disavanzi riferiti agli anni 1982/1986, laddove la seconda, relativa
a richiesta d’interessi sui contributi tardivamente erogati dalla
Regione, è incentrata solo sulla giurisdizione), così incorrendo nella
sanzione d’inammissibilità di cui all’art. 360 bis c.p.c., secondo il
principio affermato da Cass. SU n. 7155 del 2017, che, nel rimeditare
l’indirizzo di cui a Cass. SU n. 19051 del 2010, ha assegnato alla
disposizione in esame la funzione di filtro di ammissibilità.
8. Procedendo all’esame congiunto del primo motivo del ricorso
principale e del terzo motivo del ricorso incidentale, tra loro connessi,
va accolto il ricorso principale. 9. Dopo aver ricordato che il corretto
principio, secondo cui il saldo per ciascun esercizio riferito agli anni dal
1987 al 1991 (periodo dedotto in giudizio) al netto degli acconti
percepiti, poteva ritenersi maturato solo “all’esisto del confronto tra
disavanzo effettivo di esercizio accertato e quota spettante alla società
richiedente sulla base della ripartizione tra beneficiari delle risorse
esistenti alla stregua delle autorizzate disponibilità finanziarie” (pag.
23), la sentenza impugnata ha affermato che la Regione, cui
competeva il procedimento di determinazione, non aveva compiuto
tale accertamento (pag. 24), ha poi considerato il decreto dirigenziale
8

e che non affrontano la questione qui in rilievo (la prima afferma la

n. 108 del 2008, che dava atto della delibera della GR n. 703 del
6.10.2008, con cui risultava approvato il disavanzo di esercizio della
Società per il periodo 1987-1996 (pari ad C 389.2018,12) e con cui si
disponeva di erogarne il 93% (C 361.963,60) su cui esisteva la

del residuo 7% reputando il provvedimento dirigenziale quale
riconoscimento di debito (pag. 26),
10. Così opinando la Corte territoriale, non solo è caduta nella
contraddizione evidenziata dalla ricorrente incidentale, laddove ha
negato ed affermato il compimento del procedimento di
determinazione del disavanzo previsto dalla legge relativo alla
posizione della Società Perrone, ma è incorsa in falsa applicazione
della disciplina regionale laddove, a fronte del disavanzo accertato,
non ha tenuto conto del limite normativo costituito dalle risorse
finanziarie disponibili e da ripartire tra gli aventi diritto. 11. Né può
sostenersi che la natura di riconoscimento di debito non sia stata
contestata dalla ricorrente, e sia perciò solo titolo idoneo a sorreggere
la statuizione di condanna, essendone stata censurata la portata, oltre
che sotto il profilo motivazionale, proprio in ragione del cennato
parametro normativo. 12. Tale limite legale, in assenza di allegazione
di ulteriori risorse finanziarie e di nuovi piani di riparto, basta ad
escludere sia che il termine “anticipazione”, adoperato in seno alla
delibera della GR (in attesa di quella definitiva sul piano di riparto, di
cui all’art. 7 bis , co 4 della LR n. 14 del 2000, demandata al Consiglio
,

Regionale) e su cui si fonda la vigorosa difesa della Società, possa
valere quale riconoscimento del debito per l’intero disavanzo, sia che
9

disponibilità in bilancio, ed ha condannato la Regione al pagamento

dalla rilevata contraddittorietà della motivazione possa derivare
giovamento alla ricorrente incidentale. Peraltro, la questione
dell’entità del disavanzo è totalmente generica: la Società neppure
deduce quanto, rispetto al totale riconosciuto, sia riferibile agli anni

state ammesse e l’errore che sarebbe stato commesso nella relativa
mancata inclusione. Ogni ulteriore profilo resta assorbito.
13. L’impugnata sentenza va, in conclusione, cassata, restando
assorbito il secondo motivo del ricorso principale, con rinvio, per le
conseguenti statuizioni e per la liquidazione delle spese del presente
giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa
composizione.
P.Q.M.
Accoglie il primo motivo del ricorso principale, rigetta il ricorso
incidentale, assorbito il secondo motivo del principale, cassa e rinvia,
anche per le spese alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa
composizione.
Così deciso in Roma, il 23 novembre 2017.

oggetto di causa, quali poste negative relative a tali anni non siano

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA