Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4710 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. II, 14/02/2022, (ud. 12/10/2021, dep. 14/02/2022), n.4710

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 968-2017 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALPOLICELLA

12, presso lo studio dell’avvocato ANDREA PROVINI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIERO GALLIMBERTI;

– ricorrente –

contro

T.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.P. DA

PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO PAGLIARI, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIORGIO ANGI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1682/2016 del TRIBUNALE di PADOVA, depositata

il 31/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il giudizio trae origine dalla domanda proposta da M.A., proprietario di un appartamento nel Condominio (OMISSIS), sito in (OMISSIS), nei confronti dell’amministratore T.S., con cui chiese il risarcimento dei danni conseguenti a comportamenti illegittimi ed arbitrari del predetto.

Il Giudice di Pace dispose CTU ed accolse la domanda di risarcimento dei danni nella misura di Euro 6,00.

Il Tribunale rigettò l’appello proposto dal M. e lo condannò al pagamento delle spese di lite.

Il giudice di merito osservò che l’appellante aveva riprodotto, in sede di gravame ed in modo pedissequo, le doglianze proposte innanzi al Giudice di Pace; accertò che i bilanci erano stati approvati dall’assemblea sicché eventuali dissensi dovevano essere fatti valere con l’impugnazione tempestiva delle delibere assembleari, né era stata fornita la prova della condotta truffaldina.

Per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso M.A. sulla base di otto motivi.

Ha resistito con controricorso T.S..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1655,1661,1665 c.c. e art. 1130 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’erroneità delle voci riportate in bilancio relative al contratto d’appalto per l’esecuzione dei lavori elettrici condominiali inerenti la luce delle scale e l’ascensore.

Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1130 c.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per l’illegittima esecuzione dei lavori elettrici condominiali mai deliberati dall’assemblea Con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1135 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per l’illegittima demolizione del soffitto, realizzato all’insaputa dell’assemblea.

Con il quarto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1176 c.c. e dell’art. 1710 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’addebito delle spese per la pulizia del condominio.

Con il quinto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1655,1661 e 1665 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al contratto d’appalto per l’esecuzione dei lavori aventi ad oggetto i lastrici solari e la terrazza nel condominio.

Con il sesto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1655,1662,1663,1667 c.c., art. 1130 c.c., comma 4, art. 2049 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in ordine ai rapporti inerenti al contratto d’appalto con la società “Linda”, che aveva arrecato danni a due scalini ed alla parete scala.

Con il settimo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1176,1710 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per l’illegittima esecuzione di lavori elettrici privati mai autorizzati dai condomini.

I motivi, che per la loro connessione vanno trattati congiuntamente, sono infondati.

Con essi vengono denunciate, in sede di legittimità, le doglianze espresse nei gradi di merito, riguardanti presunte irregolarità commesse dall’amministratore.

Lungi dal contestare le affermazioni contenute nella sentenza per contrasto con la norma regolatrice, il ricorso contesta le risultanze di causa in relazione a specifici comportamenti dell’amministratore, in relazione ai quali il giudice di merito non ha ravvisato profili di responsabilità civile per dolo o colpa grave oppure deduce profili di illegittimità delle delibere condominiali.

Ai sensi dell’art. 1131 c.c., nei limiti conferiti dall’art. 1130 c.c. o dei maggiori poteri conferiti dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti, dal punto di vista sostanziale e processuale.

Ne consegue che l’approvazione del preventivo e la ripartizione delle spese, nonché l’approvazione del rendiconto annuale dell’amministratore, rientrano tra le attribuzioni dell’assemblea dei condomini, le cui deliberazioni, se non impugnate tempestivamente, per vizi di nullità o annullabilità, vincolano tutti i condomini, ai sensi dell’art. 1137 c.c.

Qualora la ripartizione delle spese condominiali sia avvenuta soltanto con l’approvazione del rendiconto annuale dell’amministratore, ai sensi dell’art. 1135 c.c., n. 3, l’obbligazione dei condomini di contribuire al pagamento delle stesse sorge al momento della approvazione della delibera assembleare di ripartizione, che i condomini assenti o dissenzienti dovranno impugnare nei termini di legge e non per ragioni di merito, perché non è consentito al singolo condomino rimettere in discussione, al momento del bilancio consuntivo, i provvedimenti della maggioranza che, tradottisi in delibere, avrebbero dovuto essere tempestivamente impugnati (ex multis Cassazione civile sez. VI, 24/09/2020, n. 20006).

Come correttamente affermato dal Tribunale, si era in presenza di regolari delibere di approvazione dell’operato dell’amministratore da parte dell’assemblea condominiale ed era stata esclusa ogni ipotesi di comportamento penalmente rilevante, anche nella competente sede penale.

Con l’ottavo motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 91 c.p.c., per avere il Tribunale disposto la condanna delle spese del giudizio d’appello.

Il motivo è infondato.

Il Tribunale ha correttamente applicato il criterio della soccombenza in quanto l’appello era stato rigettato.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1400,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di cassazione, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

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