Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 471 del 11/01/2017

Cassazione civile, sez. II, 11/01/2017, (ud. 23/11/2016, dep.11/01/2017),  n. 471

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21282-2013 proposto da:

T.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

ULPIANO, 29, presso lo studio dell’avvocato PIETRO MORRONE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

T.R., T.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4293/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 13/09/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza n. 4293/12 del 13.9.12 la corte d’appello di Roma, riformando la sentenza del tribunale della stessa città, accolse la domanda di T.R. di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare con cui il fratello T.A., la sorella T.M. e la madre D.E. le avevano promesso di venderle le loro rispettive quote di proprietà di un immobile sito in (OMISSIS); per l’effetto, la corte capitolina – rilevato che nelle more del giudizio Elvira Duca era deceduta e la sua quota si era trasferita mortis causa ai tre figli, in parti uguali – trasferì a T.R., ai sensi dell’art. 2932 c.c., le quote di proprietà dell’immobile, di un terzo ciascuna, del fratello A. e della sorella M.. La corte d’appello, inoltre, rigettò la domanda di risarcimento danni proposta da T.R. nei confronti del solo fratello A. e regolò le spese di lite compensandole tra T.R. e T.M. (non essendosi quest’ultima opposta alla domanda giudiziale della sorella) e condannando T.A. a rifondere a T.R. le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Tale sentenza è stata impugnata per cassazione da T.A., sulla base di un unico motivo, concernente la statuizione sulle spese. R. e T.M. non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 23.11.16, per la quale non sono state depositate memoria ex art. 378 c.p.c. e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. (con riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per aver la corte d’appello pronunciato la sua condanna al pagamento integrale delle spese del doppio grado di giudizio, anzichè operato una compensazione, sia pure parziale, delle stesse, nonostante che egli non si fosse opposto sin dal primo grado alla domanda di trasferimento della proprietà del bene proposta dall’attrice e la domanda risarcitoria proposta da T.R. in via esclusiva nei suoi confronti fosse stata rigettata.

Il motivo è infondato.

Per l’odierno ricorrente la sentenza della corte d’appello è stata favorevole in punto di domanda risarcitoria e sfavorevole in punto di domanda di trasferimento ex art. 2932 c.c.; a quest’ultima domanda, accolta in secondo grado dopo essere stata rigettata in primo grado, T.A. si era opposto (pur dichiarandosi disponibile a trasferire all’attrice la sua quota di proprietà dell’immobile); si veda, in proposito, pag. 9, primo capoverso, del ricorso per cassazione: “la corte d’appello sembra aver frainteso la legittima scelta processuale del sig. T. di opporsi alla domanda ex art. 2932 c.c. (in relazione alla quale non riteneva fossero sussistenti i presupposti)”.

Attesa l’accessorietà della domanda risarcitoria rispetto alla domanda di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre, la soccombenza di T.A. risultava, alla stregua della valutazione complessiva dell’esito della lite fissato dalla sentenza di secondo grado, largamente prevalente. Correttamente, quindi, la corte d’appello ha posto a carico di T.A. le spese dell’appellante per entrambi i gradi di giudizio, giacchè, secondo il costante insegnamento di questa Corte, in tema di liquidazione delle spese giudiziali, il criterio della soccombenza non si fraziona secondo l’esito delle varie fasi, ma va considerato unitariamente all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte poi soccombente abbia conseguito un esito per sè favorevole (tra le tante, sentt. nn. 19880/11, 6369/13).

Nè è sindacabile, in questa sede, il mancato esercizio, da parte della corte capitolina, del potere di compensazione, anche parziale, delle spese. E’ fermo insegnamento di questa Corte, infatti, che in tema di regolamento delle spese processuali, il sindacato in sede di legittimità è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa e, pertanto, esula dal relativo ambito la valutazione, che rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite e, ciò, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia nell’ipotesi di concorso di altri giusti motivi (tra le tante, sentt. nn. 5386/03, 15317/13, entrambe rese in fattispecie ratione temporis soggette, come la presente, all’applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2, nella formulazione anteriore alla modifica apportata dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263).

Il ricorso va quindi rigettato.

Non vi è luogo a regolazione di spese, in difetto di costituzione dell’intimato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, D.Lgs. n. 546 del 1992, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 gennaio 2017

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