Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4700 del 21/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/02/2020, (ud. 31/10/2019, dep. 21/02/2020), n.4700

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 33183/2018 R.G. proposto da:

S.C. E S.A., rappresentati e difesi

dall’avv. Adamo Musicco, dall’avv. Domenico Musicco e dall’avv.

Enrico Romano Mastrangelo, con domicilio eletto in Roma, alla Via

Tuscolana n. 1072.

– RICORRENTI –

contro

COMUNE DI MILANO, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso

dall’avv. Antonello Mandarano, dall’avv. Antonella Fraschini,

dall’avv. Paola Maria Ceccoli, dall’avv. Vincenza Palmieri e

dall’avv. Giuseppe Lepore, con domicilio eletto in Roma, Via Polibio

n. 15.

– CONTRORICORRENTE –

avverso la sentenza del tribunale di Milano n. 3878/2018, depositata

in data 4.4.2018;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

31.10.2019 dal Consigliere Fortunato Giuseppe.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con separati ricorsi al Giudice di pace di Milano, S.C. e S.A. hanno proposto opposizione avverso 29 verbali di accertamento, relativi alla violazione del D.Lgs. n. 85 del 1992, art. 6, per aver circolato in Milano, zona aeroportuale di Linate, all’altezza del varco n. 4, lungo corsie riservate.

Le violazioni erano state accertate mediante un impianto automatico tipo “02 CR Citypass Ad Fg”, gestito dalla polizia locale di Milano.

Gli opponenti avevano lamentato “l’appropriazione indebita di territorio appartenente ad altro Comune per inesistenza della località Linate partenze in corrispondenza della porta n. 4 nel territorio di Segrate o di Peschiera di Borromeo, nel cui ambito erano state commesse le violazioni” e la buona fede dell’autore materiale delle violazioni per scarsa intellegibilità della segnaletica”, chiedendo, in subordine, di essere ammessi al pagamento in misura ridotta della sanzione.

Il Giudice di pace ha accolto l’opposizione, sostenendo che il Comune di Milano non aveva correttamente indicato il luogo della violazione e non aveva chiarito in base a quale disposizione avesse competenza a rilevare le violazioni al di fuori del proprio territorio.

Su appello del Comune, il Tribunale ha riformato la sentenza.

Dichiarata anzitutto l’inammissibilità della censura volta a dedurre l’illegittimità dell’ordinanza comunale n. 7/2015, il giudice di secondo ha ritenuto che:

a) il Comune avesse correttamente indicato il luogo, il giorno e l’ora della violazione;

b) quanto all’imprecisa denominazione dell’aeroporto di Linate contenuta nel verbale, il vizio, ove sussistente, non potesse condurre all’annullamento dell’atto, poichè il mezzo di accertamento era idoneo a rendere edotto il conducente della contestazione e a consentire agli opponenti l’esercizio del diritto di difesa;

c) non fosse necessaria l’indicazione della fonte legale dei poteri sanzionatori del Comune, poichè la L. n. 33 del 2012, art. 1, attribuiva all’Enac il potere di ordinanza per l’istituzione di corsie riservate, con attribuzione dei poteri di accertamento in capo agli organi di polizia che svolgevano servizio nell’area aeroportuale;

d) l’ordinanza n. 7/2015 avesse stabilito che l’accesso alle corsie era presidiato e controllato con apparecchiature gestite dalla centrale del controllo del traffico del Comune di Milano, autorizzata anche alla gestione dei sistemi di rilevazioni delle infrazioni e all’irrogazione delle sanzioni.

e) la buona fede fosse esclusa dall’assoluta carenza di elementi idonei a generare l’incolpevole convincimento della liceità delle condotte o che dimostrassero che i responsabili avevano fatto il possibile per conformarsi al precetto.

La cassazione della sentenza è chiesta da S.A. e S.C. sulla base di due motivi di ricorso.

Il Comune di Milano ha depositato controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo deduce la violazione della L. n. 33 del 2012, art. 1, comma 4, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che il tribunale abbia erroneamente attribuito al Comune di Milano il potere di elevare la sanzione nel Comune di Segrate (ove si trova l’aeroporto di Linate) sulla base dell’ordinanza 7/2015, non considerando che detta ordinanza era stata revoca con la successiva ordinanza 1/2017. Di conseguenza era applicabile, nella specie, la previsione generale secondo cui l’accertamento delle violazioni poteva essere effettuato solo dalla polizia stradale nell’ambito territoriale di competenza.

2. Il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 12, comma 1, lett. e), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 sostenendo che, essendo state accertate le violazioni da organi non muniti di competenza territoriale, la sanzione doveva essere annullata, in quanto illegittima.

Entrambi i motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, non meritano accoglimento.

Va posto in rilievo che la circostanza che l’ordinanza 7/2015, con cui era stata attribuita alla Polizia locale di Milano l’accertamento delle violazioni in ambito aeroportuale, fosse stata revocata o avesse comunque perso effetto, non risulta dedotta dinanzi al giudice di appello (sebbene detta ordinanza fosse stata adottata dopo la decisione di primo grado) ed anzi la sentenza impugnata ha rilevato – per quanto genericamente – la novità e la conseguente inammissibilità di tutte le censure volte a contestare la validità della prima ordinanza (cfr. sentenza, pag. 4).

Riguardo al merito deve considerarsi che le violazioni risultano accertate nel corso del 2016 e quindi nel vigore della Delib. n. 7 del 2015.

Non si evince affatto dagli atti – nè è stato dedotto in questa sede che detta ordinanza fosse stata revocata con effetti ex tunc (anzichè essere meramente abrogata con effetti ex nunc) -a seguito dell’adozione della successiva Ordinanza n. 1 del 2017, la quale, per quanto sostenuto in ricorso, si sarebbe limitata a diversamente ripartire le competenze degli organi accertatori, senza che risulti che l’Enac avesse inteso espressamente annullare o invalidare le contestazioni elevate in precedenza, in conformità alle disposizioni vigenti ratione temporis.

Per quanto correttamente stabilito dal tribunale, al momento degli accertamenti la polizia municipale locale era invece autorizzata a gestire i sistemi di rilevazione automatica e di accertare le violazioni e le attribuzioni degli organi accertatori trovavano piena legittimazione nel potere di ordinanza esplicitamente conferito in capo all’Enac, anche per gli aspetti rilevanti in giudizio, nel disposto della L. n. 33 del 2012.

Il ricorso è dunque respinto, con regolazione delle spese processuali secondo soccombenza.

Si dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro. 2000,00 per compenso, oltre ad iva, c.p.a. e rimborso forfettario delle spese generali, in misura del 15%.

Dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, se dovuto, per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 31 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2020

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