Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4699 del 21/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/02/2020, (ud. 31/10/2019, dep. 21/02/2020), n.4699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 33030/2018 R.G. proposto da

S.B., rappresentato e difeso dall’avv. Domenico Marzi, con

domicilio eletto in Roma, alla Via degli Scipioni n. 132, presso

l’avv. Leonardo Giannuzzi.

– RICORRENTE-

contro

T.M., rappresentato e difeso dall’avv. Davide Calabrò,

con domicilio eletto in Roma, Viale Mazzini n. 11, presso l’avv.

Marco de Bonis.

– CONTRORICORRENTE –

avverso l’ordinanza del tribunale di Frosinone depositata in data

14.5.2018.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

31.10.2019 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’avv. T.M. ha chiesto al tribunale di Frosinone la liquidazione dei compensi per l’attività svolta nell’interesse del resistente in 9 diversi giudizi, svoltisi tra il 1999 ed il 2015, assumendo di aver percepito acconti pari ad Euro 11.000,00 e di aver diritto al saldo di Euro 43.043,08.

S.B. ha resistito alla domanda, affermando che il difensore aveva, con dichiarazione scritta riconosciuta in giudizio, stabilito un compenso complessivo di Euro 20.000,00, sicchè, detratti gli acconti versati, residuava un credito di Euro 9.000,00.

Ha contestato le somme richieste, evidenziando che il ricorso non menzionava i criteri di calcolo oggetto delle diverse tariffe succedutesi nel tempo; che, in ogni caso, occorreva tener conto dell’impegno profuso, della complessità dell’opera e dei risultati raggiunti, essendo le note specifiche prive di valenza probatoria. All’esito il tribunale ha ritenuto che la domanda fosse provata dalle produzioni dei fascicoli di parte della causa in cui era stato svolto il patrocinio e che le somme fossero state correttamente calcolate in base alle tariffe applicabili.

Ha attribuito al resistente l’intero importo richiesto, regolando le spese processuali.

La cassazione dell’ordinanza è chiesta da S.B. sulla base di sei motivi di ricorso.

L’avv. T. ha depositato controricorso e memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo deduce la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c. e art. 11 Cost, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver il tribunale liquidato l’importo richiesto in domanda senza indicare i criteri di liquidazione adottati, senza esplicitare le ragioni della decisione e senza pronunciarsi sul fatto – tempestivamente eccepito dal ricorrente che il difensore aveva richiesto, per i compensi maturati in secondo grado, la maggiorazione del 50%, ed aveva elaborato le note dichiarando che la lite era di valore indeterminato, mentre in due delle nove controversie, il Savo aveva riportato una condanna di Euro 5000,00 e di Euro 10.000,00.

Il secondo motivo denuncia la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver il tribunale accolto integralmente la domanda in base alla nota redatta dal difensore, priva di valenza probatoria, senza verificare la congruità delle somme richieste.

Il terzo motivo denuncia la violazione dell’art. 702 ter c.c., comma 5 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che il giudice di merito abbia omesso qualsivoglia attività istruttoria riguardo all’attività svolta e alla congruità delle somme richieste.

Si assume che il difensore aveva riconosciuto la paternità della scrittura contenente la fissazione del compenso e che tale documento costituiva un elemento imprescindibile ai fini della decisione, di cui il giudice avrebbe dovuto tener conto. In ogni caso, il tribunale avrebbe dovuto pronunciare anche sulle richieste istruttorie volte a sostenere le ragioni difensive del ricorrente.

Il quarto motivo denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver il Tribunale omesso di attribuire al resistente il solo saldo compensi risultante dalla dichiarazione scritta, riconosciuta come propria dall’avv. T. all’udienza del 6.4.2018.

Il quinto motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per aver l’ordinanza trascurato che, con la scrittura versata in atti, il compenso per otto delle nove cause in cui il resistente aveva esercitato il patrocinio, era stato fissato nell’importo globale in Euro 20.000,00.

Il sesto motivo denuncia la violazione e falsa applicazione del D.M. n. 5572014, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che per il giudizio n. 3217/2010, svoltosi in grado di appello, la nota specifica era stata elaborata sulla base del valore indeterminabile della lite, mentre la causa era stata definita con una condanna di Euro 5.000,00.

Di conseguenza, il compenso andava determinato sulla base del decisum, applicando lo scaglione per le cause di valore non superiore ad Euro 5200,00.

2. Per ragioni di ordine logico vanno esaminati con priorità – e congiuntamente – il terzo, il quarto ed il quinto motivo di ricorso, che sono fondati per quanto di ragione.

Risulta dagli atti che, effettivamente il ricorrente aveva specificamente eccepito che il compenso era stato quantificato dall’avv. T. in Euro 20.000,00 complessivi per otto delle nove controversie in cui il difensore aveva svolto il patrocinio, e che il medesimo difensore aveva ammesso di aver percepito acconti per Euro 11.000,00.

In sede di interrogatorio libero il resistente aveva anche riconosciuto di aver redatto la dichiarazione, sicchè tale documento era acquisito al processo e se ne doveva valutare la rilevanza ai fini della quantificazione del compenso.

Occorreva, in altri termini, verificare se la dichiarazione fosse realmente vincolante tra le parti, posto che – in caso positivo – non era lecito valorizzare la nota specifica e operare la quantificazione in base ai criteri tabellari, peraltro richiamati – in forma estremamente sintetica – nell’ordinanza impugnata.

L’art. 2233 c.c., fissa i criteri di determinazione del compenso spettante ai prestatori d’opera intellettuale secondo una scala preferenziale che assegna valore preminente al contratto, e solo in subordine, in mancanza di accordo, alle tariffe professionali e gli usi (Cass. 29837/2011; Cass. 6732/2000).

Sussiste quindi l’errore denunciato, avendo il tribunale omesso di considerare un fatto decisivo per il giudizio e di pronunciare su una specifica eccezione sollevata dal ricorrente, capace di condurre ad un diverso esito del processo.

Segue accoglimento del terzo, del quarto e del quinto motivo di ricorso, con assorbimento delle altre censure.

L’ordinanza è cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa al Tribunale di Frosinone, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.


P.Q.M.

accoglie il terzo, il quarto ed il quinto motivo di ricorso, dichiara assorbite le altre censure, cassa l’ordinanza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa ad altra sezione del tribunale di Frosinone, anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 31 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2020

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