Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4695 del 21/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/02/2020, (ud. 24/10/2019, dep. 21/02/2020), n.4695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34186-2018 proposto da:

A.T., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIUSEPPE LUFRANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il

13/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

TEDESCO.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Con istanza D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 124, depositata nella segreteria del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Ancona in data 20 febbraio 2017, A.T. ha chiesto di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato con riferimento ad un procedimento D.L.gs. n. 25 del 2009, ex art. 35.

Il Consiglio dell’ordine rigettava la richiesta, ritenendola manifestamente infondata.

L’istante ha quindi proposto la medesima domanda al magistrato competente per il giudizio, il quale l’ha accolta, tuttavia fissando la decorrenza dell’ammissione dalla data del deposito della domanda indirizzata al magistrato. In conformità a tale premessa non ha liquidato le attività difensive svolte nella fase iniziale del processo, ossia nel periodo compreso tra il deposito dell’istanza al Consiglio dell’ordine degli avvocati e il deposito dell’istanza avanti al magistrato.

Proposta l’opposizione, il Tribunale l’ha rigettata, rilevando che gli effetti dell’ammissione al beneficio, disposta dal magistrato, non possono retroagire alla data della presentazione della domanda al Consiglio dell’ordine, trattandosi di due procedimenti autonomi, non avendo la seconda richiesta carattere di impugnativa rispetto alla prima.

Per la cassazione del provvedimento A.T. ha proposto ricorso, affidato a un unico motivo.

Il Ministero della Giustizia è rimasto intimato.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere accolto per manifesta fondatezza, con la conseguente possibilità di definizione nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Con unico motivo (violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 109,126 e 136) ci si duole che il Tribunale non abbia riconosciuto che gli effetti dell’ammissione al beneficio del patrocinio spese dello Stato decorrono dal momento in cui la relativa istanza è stata presentata al Consiglio dell’ordine, restando irrilevante che a deliberare l’ammissione sia stato il magistrato competente, dopo che l’organismo forense l’aveva inizialmente respinta.

Il motivo è fondato.

Questa Corte ha stabilito che “In tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, se la relativa istanza, già rigettata o dichiarata inammissibile dal Consiglio dell’ordine degli avvocati, sia successivamente riproposta, con l’allegazione delle medesime ragioni nonchè degli stessi dati e dichiarazioni, al magistrato competente per il giudizio e sia da questo accolta, gli effetti di tale ultima decisione decorrono dalla data di presentazione dell’istanza suddetta all’ordine professionale, così garantendosi, attraverso il controllo ed il riesame riconducibile alla successiva decisione del magistrato, l’effettività del diritto di azione e difesa in giudizio del non abbiente, pur in presenza di una erronea deliberazione iniziale del Consiglio dell’ordine” (Cass. n. 20710/2017).

Secondo il tribunale tale principio non potrebbe applicarsi nel caso in esame, perchè esso è stato affermato con riguardo a una diversa fattispecie, nella quale c’era stato un errore del Consiglio dell’ordine sul dato obiettivo della titolarità di redditi eccedenti, mentre nel caso di specie l’ordine professionale aveva rigettata l’istanza in forza della prognosi sulla infondatezza del ricorso cui essa si correlava.

L’assunto è una chiara petizione di principio, essendo le due ipotesi perfettamente assimilabili ed essendo irragionevole ipotizzare un trattamento differenziato delle due diverse ipotesi di rigetto.

Si impone pertanto la cassazione dell’ordinanza, con rinvio al Tribunale di Ancora che deciderà l’opposizione in persona di diverso magistrato e liquiderà le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il ricorso; cassa l’ordinanza impugnata; rinvia al Tribunale di Ancona in persona di diverso magistrato anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 24 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2020

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