Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4674 del 18/02/2019

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2019, (ud. 04/12/2018, dep. 18/02/2019), n.4674

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21202-2017 proposto da:

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA A FAVORE DEI RAGIONIERI E

PERITI COMMERCIALI, in persona del legale rappresentante pro tempore

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 44/46,

presso lo studio dell’avvocato MATTIA PERSIANI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIOVANNI BERETTA;

– ricorrente –

contro

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GOLAMETTO 4,

presso lo studio dell’avvocato FRANCO ANTONAZZO, che lo rappresenta

difende unitamente agli avvocati ADRIANO DEL BIANCO, GIANFRANCESCO

GARATTONI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 48/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 08/03/2017 R.G.N. 390/2015.

Fatto

RITENUTO

CHE:

con la sentenza n. 48/2017, la Corte d’Appello di Bologna respingeva l’appello proposto dalla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali (CNRP) contro la sentenza di primo grado ed accertava il diritto del ragioniere C.M., iscritto alla Cassa ed in pensione di anzianità dal 1 maggio 2004, a percepire il relativo trattamento pensionistico nella misura calcolata in forza del regime antecedente alle Delib. 22 giugno 2002, Delib. 7 giugno 2003 e Delib. 20 dicembre 2003 emanate dalla Cassa con la redazione di criteri meno favorevoli;

a fondamento della pronuncia, la Corte, per quanto ancora di interesse, richiamava i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità, in seguito ribaditi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 18136/2015 e n. 17742/2015), mediante i quali era stato affermato che in materia di prestazioni pensionistiche erogate dagli enti previdenziali privatizzati ai sensi del D.Lgs. n. 509 del 1994 (quale la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali), per i trattamenti maturati prima del 1 gennaio 2007 il parametro di riferimento è costituito dal regime originario della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, sicchè non trovano applicazione le modifiche “in peius” per gli assicurati introdotte da atti e provvedimenti adottati dagli enti prima dell’attenuazione del principio del “pro rata” per effetto della riformulazione disposta dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, come interpretata dalla L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 488; sosteneva in particolare, in relazione al terzo motivo dell’appello, che detto orientamento dovesse valere anche in relazione al coefficiente di neutralizzazione introdotto con la Delib. Cassa 7 giugno 2003;

avverso detta sentenza la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali ha proposto ricorso articolato su tre motivi; C.M. ha resistito con controricorso; la CNPR ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con il primo ed unico motivo di ricorso la Cassa sostiene l’illegittimità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, in relazione al cosiddetto coefficiente di neutralizzazione (art. 360 c.p.c., n. 3) posto che la Corte d’Appello nel ritenere l’illegittimità delle delibere adottate dalla Cassa in violazione del principio del pro rata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, ha falsamente applicato tale disposizione normativa anche con riferimento al coefficiente di neutralizzazione legittimamente applicato, invece, alla posizione del ragionier C.;

il motivo chiede alla Corte di Cassazione di invalidare la sentenza impugnata e dare interpretazione all’art. 53, comma 4 regolamento di esecuzione del 2004 (testo introdotto dalle Delib. 7 giugno 2003 e Delib. 20 dicembre 2003), nella parte in cui prevede che la quota retributiva delle pensioni di anzianità, così come fissata dal precedente art. 50, sia ridotta mediante l’applicazione del coefficiente di neutralizzazione fissato in relazione all’età compiuta dall’assicurato;

la questione risulta ritualmente eccepita dalla Cassa; sia in primo grado con la memoria di costituzione, che in secondo grado con l’atto d’appello;

nel merito il motivo è fondato alla stregua dell’orientamento giurisprudenziale che si è affermato e consolidato in questa Corte di legittimità;

con la sentenza n. 23597 del 28/09/2018 è stato infatti chiarito che in materia di pensioni di anzianità dei ragionieri e dei periti commerciali, l’applicazione del cd. coefficiente di neutralizzazione sull’anzianità maturata dopo la Delib. Cassa 7 giugno 2003 non viola il principio del “pro rata” garantito dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, in quanto non comporta prelievi forzosi, massimali o eliminazioni di diritti quesiti del pensionato, costituendo, invece, una misura di graduazione della prestazione con scopo dissuasivo e con finalità di garantire il mantenimento di equilibri finanziari, la cui applicazione è rimessa alla scelta dell’assicurato di optare per la pensione di anzianità, giovandosi, peraltro, della possibilità di mantenere l’iscrizione nell’albo e di proseguire l’attività professionale;

la successiva sentenza n. 28253 del 06/11/2018, si è data carico di superare tutte le obiezioni sollevate dall’orientamento contrastane con quello sopra indicato ed ha pure chiarito che la stessa previsione, di cui alle Delib. Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Ragionieri e Periti Commerciali 7 giugno 2003 e Delib. 20 dicembre 2003 e del Regolamento in vigore dal 1 gennaio 2004, di un coefficiente di abbattimento (cd. coefficiente di neutralizzazione), progressivamente calante in ragione del crescere dell’età, per la quota retributiva delle pensioni di anzianità erogate dalla medesima Cassa di previdenza, non è soggetta al principio del “pro rata”, quale sancito dalla L. n 335 del 1995, art. 3, comma 12, (nel testo vigente anteriormente alle modifiche apportate dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763) ed è legittima, risultando tale coefficiente introdotto con modalità non irragionevoli nell’ambito della modifica del sistema di accesso alla predetta pensione, reso contestualmente compatibile con la prosecuzione, nonostante il pensionamento, della medesima professione;

il ricorso va quindi accolto; la sentenza impugnata che non si è attenuta ai prefati principi deve essere quindi cassata, con rinvio alla medesima Corte d’Appello, in diversa composizione, la quale, fermo ogni altro criterio di calcolo già applicato nei pregressi gradi di merito nel calcolare la pensione del ricorrente, si atterrà al principio per cui “la previsione, di cui alle Delib. Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali 7 giugno 2003 e Delib. 20 dicembre 2003 e del Regolamento in vigore dal 1 gennaio 2004, di un coefficiente di abbattimento (c. d. coefficiente di neutralizzazione), progressivamente calante in ragione del crescere dell’età, per la quota retributiva delle pensioni di anzianità erogate dalla medesima Cassa di Previdenza, non è soggetta al principio del pro rata quale sancito dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, (nel testo vigente anteriormente alle modifiche apportate dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763) ed è legittima, risultando tale coefficiente introdotto con modalità non irragionevoli nell’ambito della modifica del sistema di accesso alla predetta pensione, reso contestualmente compatibile con la prosecuzione, nonostante il pensionamento, della medesima professione”; ai sensi dell’art. 384 c.p.c.la stessa Corte d’appello provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 4 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA