Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4674 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. II, 14/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 14/02/2022), n.4674

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 136/2017 proposto da:

ISO 2000 SRL, UNIPERSONALE IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE PRO TEMPORE,

elettivamente domiciliata in ROMA, V. PIETRO GIANNONE 27, presso lo

studio dell’avvocato SIMONETTA CAPUTO, rappresentata e difesa dagli

avvocati STEFANIA DI PIETRO, FABRIZIO BINI;

– ricorrente –

contro

AZIENDA LOMBARDA PER EDILIZIA RESMENZIALE – ALER, elettivamente

domiciliata in ROMA VIA UGO DE CAROLIS 34/B, presso l’avv. MAURIZIO

CECCONI, che la rappresenta e difende unitamente all’avv. CONTI

FABRIZIO;

– controricorrente –

contro

G.P. COSTRUZIONI SRL, IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE

AMM.RE UNICO, rappresentata e difesa dall’avv. NICOLA BUQUICCHIO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2196/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 03/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2022 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che la vicenda giudiziale qui al vaglio può sintetizzarsi nei termini seguenti:

– l’Azienda Lombarda per l’edilizia Residenziale di Busto Arsizio (A.L.E.R.) nel 2010 citò in giudizio la s.r.l. G.P. Costruzioni perché la convenuta, che aveva avuto in appalto dall’attrice la costruzione di un complesso edilizio, fosse condannata a risarcire il danno procurato dalla cattiva esecuzione del manufatto, consistente in gravi fenomeni d’infiltrazione, manifestatisi dopo la consegna ((OMISSIS)) dell’opera;

– la convenuta, oltre a difendersi nel merito, chiese di essere autorizzata a chiamare in causa la s.a.s. Fontana Copertura Impermeabili, poi divenuta ISO 2000 s.r.l. unipersonale perché la manlevasse;

– la chiamata, costituitasi, eccepì il difetto di legittimazione passiva, poiché si era limitata ad “acquistare”, il 19.12.2000, dalla Fontana (poi divenuta Simav s.a.s.) solo un ramo aziendale, e, nel merito, eccepì decadenza e prescrizione;

– il Tribunale, accolta la domanda attorea, condannò l’appaltatrice, ai sensi dell’art. 1669 c.c., a risarcire il danno all’A.L.E.R.; affermatane la legittimazione passiva, condannò, inoltre, la chiamata a rifondere la P. in egual misura;

– la Corte d’appello di Milano rigettò le impugnazioni separatamente proposte dalla P. e dalla ISO 2000;

ritenuto che la ISO 2000 ricorre, col supporto di tre motivi; che l’A.L.E.R. (oggi Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale di Varese-Como-Monza-Brianza-Busto Arsizio) resiste con controricorso e che la P. ha depositato atto nomato “comparsa di costituzione e deposito”;

osserva:

1. Con il terzo motivo, che per ragioni di preliminarietà, è opportuno esaminare per primo, la ricorrente denuncia “violazione o falsa applicazione di norme di legge”, deducendo l’improcedibilità della domanda svolta contro la terza chiamata per avere la chiamante depositato, oltre il termine di cui all’art. 165 c.p.c., richiamato dall’art. 269 c.p.c., la citazione notificata.

1.1. La doglianza è infondata.

Dispone l’art. 269 c.p.c., comma 4: “La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione notificata entro il termine previsto dall’art. 165, e il terzo deve costituirsi a norma dell’art. 166”.

Come noto l’art. 171 c.p.c., regola l’ipotesi della tardiva costituzione delle parti originarie, disponendo che se nessuno si costituisce tempestivamente il processo deve essere riassunto (art. 306 c.p.c.) e, nel caso in cui una sola delle parti si sia costituita tempestivamente, l’altra, ferme le preclusioni di cui all’art. 167 c.p.c., può costituirsi fino alla prima udienza successiva.

Il richiamo operato dall’art. 269 c.p.c., alla disciplina riguardante le parti primigenie, per ragioni di mera formale simmetria, non può procurare l’effetto, in assenza di espressa disposizione, della sanzione processuale dell’improcedibilità, invocata dalla ricorrente. Deve, pertanto, confermarsi l’orientamento espresso da questa Corte diversi decenni orsono (Cass. n. 7341/1983).

2. con il primo motivo la ricorrente denuncia l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo “e conseguente violazione di legge in tema di difetto di legittimazione della terza chiamata ISO 2000 srl”.

Assume la ISO 2000 di essere subentrata nel ramo d’azienda della Fontana col contratto d’affitto stipulato il 19.12.2000, nel mentre i lavori di cui qui si discute si erano conclusi con la consegna il (OMISSIS); di conseguenza nessuna responsabilità poteva assegnarsi all’esponente in relazione ai predetti lavori.

2.1. Il motivo non è fondato.

Con condiviso approdo di legittimità si è affermato che la successione nei contratti prevista dall’art. 2558 c.c., nel caso di cessione di azienda, è istituito diverso dalla cessione del contratto di cui agli artt. 1406 c.c. e segg., in quanto può intervenire in qualsiasi fase del rapporto contrattuale, purché non del tutto esaurito, e quindi anche nella fase contenziosa, inerente ad una domanda di esatto adempimento, di garanzia per vizi o di risoluzione per inadempimento, con la conseguenza che il cessionario dell’azienda assume la posizione di successore e titolo particolare nel diritto controverso, ai sensi ed agli effetti dell’art. 111 c.p.c. (Sez. 2, n. 8219, 11/08/1990, Rv. 468816).

Successivamente, si è ulteriormente precisato che in tema di cessione di azienda, il regime fissato dall’art. 2560 c.c., comma 2, con riferimento ai debiti relativi all’azienda ceduta, secondo cui dei debiti suddetti risponde anche l’acquirente dell’azienda allorché essi risultino dai libri contabili obbligatori, è destinato a trovare applicazione quando si tratti di debiti in sé soli considerati, e non anche quando, viceversa, essi si ricolleghino a posizioni contrattuali non ancora definite, in cui il cessionario sia subentrato a norma del precedente art. 2558 c.c.. Ed infatti, in tal caso, la responsabilità si inserirà nell’ambito della più generale sorte del contratto (purché, beninteso, non già del tutto esaurito), anche se in fase contenziosa al tempo della cessione dell’azienda (Sez. 1, n. 11318, 16/06/2004, Rv. 573666; conf., Sez. 2, n. 8539/2018).

Le indicazioni interpretative sopra riportate conducono al risultato cui giunge la Corte di Milano.

L’art. 5, del contratto d’affitto di ramo d’azienda stipulato dalle parti dispone: “l’affittuario subentra nei contratti stipulati tra il concedente ed i clienti dello stesso per terminare i lavori in esecuzione”. L’inequivoco tenore della disposizione negoziale delimita la portata della cessione del contratto collegandola all’ultimazione dell'”opus”.

La sentenza impugnata (pag. 8, primo capoverso) specifica che i lavori alla data del contratto d’affitto erano ancora in corso, ciò desumendolo (non smentita) dalla lettera del 23/11/1999 (evidentemente è dovuto a un chiaro errore materiale l’indicazione dell’anno 1999, del tutto inconferente rispetto al contesto inequivoco, invece, che dell’anno 2000) “allegata al contratto di subappalto (…) (con la quale era stata) “ordinata” un’integrazione dell’ordine di esecuzione impermeabilizzazioni al 10.12.1999 (anche in questo caso l’anno deve intendersi il 2000)”.

3. Con il secondo motivo il ricorso deduce “erronea applicazione della legge – manifesta contraddittorietà della sentenza in punto di decadenza dalla denunzia vizi e difetti”.

3.i. La doglianza non coglie nel segno.

Avendo la Corte di merito reputato sussistere l’ipotesi della responsabilità per rovina o gravi difetti dell’immobile, di cui all’art. 1669 c.c., la previsione decadenziale di cui all’art. 1667 c.c., riguardante la denuncia dei vizi dell’opera non regola la fattispecie.

4. Per il principio di causalità la soccombente ricorrente dovrà rimborsare le spese di lite alla A.L.E.R., evocata in giudizio con la notifica del ricorso, nella misura di cui in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonché delle svolte attività.

5. Quanto alle spese della G. Costruzioni s.r.l. deve osservarsi quanto segue.

La giurisprudenza della Corte è ormai costante nel ritenere che l’art. 366 c.p.c., n. 4, si applichi, specularmente, anche al controricorso (Cass. n. 12171/09 ed ivi richiamo a Cass. n. 5400/06; cfr. anche Cass. nn. 6222/12 e 3421/97); ciò, tuttavia non significa affatto pretendere, al fine di valutarne l’ammissibilità, che il controricorso debba contenere dei propri “motivi” specifici e speculari rispetto a quelli del ricorso, né tanto meno che contrattacchi la decisione con altre autonome argomentazioni, ma semplicemente esigere che esso contenga una sia pur minima confutazione del ricorso, in qualunque modo articolata, purché la sua giustapposizione alla vicenda oggetto di ricorso non sia affidata alla sola deduzione logica della Corte sulla sola base dell’indicazione dei dati di riferimento della causa (numero d’iscrizione a ruolo, nomi delle parti, decisione impugnata).

Pertanto, specificato in punto di diritto che: “ove il controricorso (…), a dispetto della indicazione della causa alla quale si riferisce, risulti privo di forza individualizzante, constando di uno schema avversativo “di genere, sprovvisto cioè di concreta attitudine di contrasto, attraverso l’esposizione di argomenti specificamente indirizzati a quella vicenda e a quella decisione e posti a confronto di quel ricorso, non assolve al suo scopo”, deve reputarsi che il controricorso qui al vaglio sia estraneo al “genus”, e per esso non può essere riconosciuto il diritto al rimborso delle spese.

Il Collegio, invero, constata che nel caso in esame l’atto difensivo della P., titolato del tutto impropriamente “comparsa di costituzione e deposito”, consistente, oltre all’intestazione, in sei righi, con i quali vien chiesto “tout court” e immotivatamente il rigetto del ricorso, non possa qualificarsi controricorso, nel senso sopra chiarito.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente A.L.E.R., che liquida in Euro 2.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

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