Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4669 del 22/02/2021

Cassazione civile sez. lav., 22/02/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 22/02/2021), n.4669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11251/2015 proposto da:

S. MARIA ASSUNTA CENTRO ANZIANI S.R.L., IN LIQUIDAZIONE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CRESCENZIO 91, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO

LUCISANO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati ELIO

VULPIS, ANTONIO DE FEO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. Società di Cartolarizzazione

dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI, ESTER ADA

SCIPLINO, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO;

– controricorrenti –

e contro

EQUITALIA SUD S.P.A., (già EQUITALIA E.TR. S.P.A.);

– intimata –

avverso la sentenza n. 1116/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 24/05/2014 R.G.N. 2911/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/11/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con sentenza in data 30 aprile-14 maggio 2014, la Corte d’appello di Bari, riformando la pronuncia di primo grado, ha rigettato l’opposizione proposta dall’attuale ricorrente avverso la cartella esattoriale con cui gli era stato ingiunto il pagamento di contributi omessi in danno di taluni lavoratori e sanzioni, come da contestazione riveniente da precedente verbale ispettivo;

2. avverso tale pronuncia la s.r.l. Santa Maria Assunta – Centro Anziani in liquidazione ha proposto ricorso per cassazione, deducendo plurimi motivi di censura, illustrati con memoria;

3. l’INPS, anche quale procuratore speciale della S.C.C.I. s.p.a., ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

4. con il primo motivo, articolato in vari profili, la parte ricorrente si duole dell’errata regolazione dell’onere della prova e dell’applicazione del principio di non contestazione, per avere la Corte di merito ritenuto incontestato il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva ed esonerato l’INPS dall’onere della prova;

5. con il secondo motivo, articolato in plurimi profili, il ricorrente censura variamente la ritenuta correttezza della quantificazione della pretesa, per non avere onerato l’INPS della relativa prova e ritenuto non contestata la quantificazione degli importi, sia a titolo di contributi sia a titolo di somme aggiuntive;

6. l’ultima serie di censure, per violazione di legge, attiene alla ritenuta ammissibilità dell’iscrizione a ruolo disposta dall’INPS e la notifica della cartella di pagamento in riferimento a credito azionato con decreto ingiuntivo;

7. il ricorso è da rigettare,

8. la prima serie di censure non coglie nel segno perchè, come emerge anche dal ricorso introduttivo, non è stata introdotta in giudizio contestazione diversa dalla responsabilità per l’inadempimento dell’obbligazione addebitabile a condotta negligente dei dipendenti, e non dell’amministrazione, per cui risulta non scalfita la sentenza impugnata che ha rimarcato il fondamento delle opposizioni alle ingiunzioni, incentrato non già sull’insussistenza degli obblighi retributivi sibbene esclusivamente sull’addebitabilità dei fatti contestati;

9. la serie di censure enunciata con il secondo motivo attiene a profili di merito, inerenti al calcolo dei contributi e sanzioni, come tali non sindacabili in questa sede di legittimità;

10. il terzo motivo, infine, difetta d’interesse, essendo consolidato il principio di diritto secondo cui in tema di riscossione di contributi e premi assicurativi, il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale che ritenga illegittima l’iscrizione a ruolo (anche per vizi della sua formazione) non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare, nel merito, la fondatezza della domanda di pagamento dell’istituto previdenziale, valendo al riguardo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto ingiuntivo (così, fra le altre, Cass. n. 17858 del 2018);

11. segue coerente la condanna alle spese, liquidate come in dispositivo;

12. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13,comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 14.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del 15 per cento. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2021

 

 

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