Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4665 del 21/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2020, (ud. 10/12/2019, dep. 21/02/2020), n.4665

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19214/2013 R.G. proposto da:

S.E. (C. F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso dall’Avv.

PALERI DOMENICO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale

dell’Abruzzo, n. 2/IV/2013 depositata il 15 gennaio 2013.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 10 dicembre

2019 dal Consigliere D’Aquino Filippo.

Fatto

RILEVATO

Che:

Come risulta dagli atti, La contribuente ha impugnato un avviso di accertamento riferito a IRPEF, IRAP e IVA per l’anno di imposta 2002, conseguente all’applicazione degli studi di settore di cui al D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 62-bis, dal quale emergeva, all’esito del contraddittorio con la contribuente, come il reddito di impresa fosse risultato incongruo; il contribuente ha asserito ricorrere illegittimità dell’accertamento in assenza di gravi incongruenze, carenza di prova in assenza di ulteriori elementi diversi dai dati parametrici degli studi di settore, difetto di motivazione per assenza di indicazioni ulteriori rispetto a quanto indicato negli studi di settore, nonchè inammissibilità delle riprese di imposta e delle sanzioni applicate per contrasto con il principio di contribuzione;

che la CTP de L’Aquila ha rigettato il ricorso e la CTR dell’Abruzzo, con sentenza in data 15 gennaio 2013, ha rigettato l’appello del contribuente, osservando che il contribuente si è limitato a contestare l’applicazione degli studi di settore, senza addurre elementi in fatto idonei a superare i dati parametrici addotti dall’Ufficio, nè essendosi il contribuente presentato in sede di accertamento con adesione; ha, inoltre, rilevato l’ufficio che, nel caso in cui il contribuente non abbia assunto difese in sede amministrativa, non può addurre in sede giudiziaria circostanze non allegate nel contraddittorio amministrativo; ha, conseguentemente, ritenuto il giudice di appello come, a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39 e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, l’accertamento può essere condotto anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, riguardo alle quali è stato ritenuto decisivo lo scostamento dai dati parametrici senza alcuna tempestiva giustificazione offerta dal contribuente;

che propone ricorso per cassazione parte contribuente affidato a quattro motivi di ricorso; resiste con controricorso l’Ufficio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con il primo motivo di ricorso si deduce violazione di legge in relazione all’art. 2697 c.c., nonchè difetto di motivazione per essersi il giudice di appello discostato dal principio, affermato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui la pregnanza indiziaria dello scostamento del reddito del contribuente dai dati parametrici di cui all’accertamento standardizzato si determina non ex lege, bensì in esito al contraddittorio con parte contribuente, motivandosi le ragioni per le quali l’Ufficio ha inteso discostarsi dalle contestazioni di parte contribuente; deduce parte ricorrente come l’ente impositore non avrebbe provato l’applicabilità degli standard al caso concreto; ritiene che il giudice di appello abbia invertito l’onere della prova (“ribaltato l’onus probandi”) nella parte in cui ha ritenuto non decisive le deduzioni del contribuente, deducendo come il contribuente abbia assolto all’onere della prova, con riferimento a specifici elementi di prova allegati nel corso del giudizio;

che con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 oltre che difetto di motivazione, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che l’accertamento possa essere condotto anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, non avendo il giudice di appello quali siano queste presunzioni;

che con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 53 Cost., oltre che difetto di motivazione, nella parte in cui la sentenza impugnata ha omesso ogni motivazione in ordine al rinvenimento a carico del contribuente di elementi dai quali possa desumersi una maggiore capacità contributiva del contribuente;

che con il quarto motivo si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che in sede giurisdizionale non possano valutarsi circostanze non temente allegate in sede amministrativa, richiamandosi all’interpretazione data dalle Sezioni Unite di questa Corte, secondo cui in sede contenziosa può essere oggetto di valutazione ogni elemento di prova del contribuente, non essendo il contribuente vincolato agli esiti della precedente fase amministrativa;

che il primo motivo è inammissibile sotto il profilo della violazione di legge, posto che la censura, invocando la violazione dell’art. 2697 c.c., si incentra sulla motivazione del giudice di appello sotto il profilo di supposte carenze della delibazione e nella individuazione del materiale probatorio, valutazioni che spettano al giudice del merito (Cass., Sez. Lav., 7 giugno 2013, n. 14463); è, difatti, consolidato nella giurisprudenza della Corte il principio secondo il quale il libero convincimento è situato interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, pertanto insindacabile in sede di legittimità (Cass., Sez. III, 12 ottobre 2017, n. 23940), salvo che si deduca che il giudice del merito abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti o abbia disatteso, valutandole secondo prudente apprezzamento, prove legali (Cass., VI, 17 gennaio 2019, n. 1229);

che non risulta esservi stata inversione dell’onere della prova ma, diversamente, libero apprezzamento delle prove da parte del giudice di appello, apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, in quanto in caso contrario anche questo comporterebbe revisione del ragionamento decisorio, ossia revisione dell’opzione che ha condotto il giudice del merito a una determinata soluzione della questione esaminata, giudizio che impinge nel giudizio di fatto, precluso al giudice di legittimità (Cass., Sez. I, 5 agosto 2016, n. 16526);

che, parallelamente, è inammissibile il primo motivo sotto il profilo del vizio di motivazione, in quanto non redatto secondo la formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 vigente, pro tempore applicabile;

che il secondo e il terzo motivo di ricorso, i quali possono essere aiutati congiuntamente, sono infondati, posto che, qualora il contribuente, regolarmente invitato, non si avvalga della facoltà

di prendere parte al contraddittorio precontenzioso,

l’amministrazione finanziaria può legittimamente fondare il proprio accertamento anche esclusivamente sulle risultanze del confronto tra il reddito dichiarato e quello calcolato sulla base dei dati parametrici; la ragione di tale interpretazione riposa sul fatto che la pregnanza indiziaria degli elementi presuntivi consistenti nello scostamento dai parametri indicati negli accertamenti standardizzati è stabilita non ex lege, come non manca di osservare lo stesso ricorrente, dal puro scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sè considerati, bensì insorge solo in esito al contraddittorio con parte contribuente, sul quale incombe l’onere di addurre ogni elemento utile in sede amministrativa (e anche nella successiva sede giurisdizionale) idoneo superare la presunzione di reddito determinata dalla procedura standardizzata (Cass., Sez. V, 15 gennaio 2019, n. 769); ne consegue che, in assenza dell’assolvimento di tale onere ove il contraddittorio sia stato regolarmente provocato dall’amministrazione, l’ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri (Cass., Sez. V, 20 settembre 2017, n. 21754; Cass., Sez. V, 30 ottobre 2018, n. 27617);

che, pertanto, è corretto affermare, come fa la sentenza impugnata, che lo scostamento dai dati meramente statistici è sufficiente a innescare l’accertamento dei maggiori ricavi ove il contribuente non abbia allegato in sede amministrativa ulteriori elementi, tali da giustificare il denunciato scostamento, nel cui caso sorge l’obbligo dell’amministrazione finanziaria di corroborare il puro scostamento dai parametri dal cluster con una adeguata motivazione delle ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio (Cass., Sez. VI, 18 dicembre 2017, n. 30370; Cass., Sez. V, 7 giugno 2017, n. 14091);

che è stato accertato dalla CTR, accertamento sul quale si è formato il giudicato per mancata specifica impugnazione, che il contribuente è stato regolarmente provocato al contraddittorio da parte dell’Ufficio e “non si è presentato”, così legittimando l’Ufficio ad emettere l’avviso di accertamento sulla base dei dati parametrici degli studi di settore senza ulteriore motivazione, non essendovi stati ulteriori elementi sui quali basare l’accertamento;

che il quarto motivo è inammissibile, posto che la mancata valutazione degli elementi acquisiti per la prima volta durante la fase giurisdizionale non è stata censurata sotto il profilo della violazione di legge, ma sotto il vizio di motivazione, laddove l’attuale formulazione della disposizione normativa in oggetto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) concerne l’omesso esame di un fatto storico, anche solo secondario, che risulti dal testo della sentenza o anche dagli atti processuali (e, in tali termini, può essere anche extratestuale), per cui occorre l’illustrazione del momento e del luogo in cui quel fatto ha fatto ingresso nel processo, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti, con illustrazione del momento e del luogo della discussione processuale, che abbia carattere decisivo, per cui il ricorrente deve illustrare logicamente come l’esame di tale fato storico avrebbe determinato un esito diverso della controversia), non rilevando il solo omesso esame di elementi istruttori, non essendo il giudice onerato di dover dare conto di tutte le risultanze probatorie (Cass., Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053);

che, peraltro, il ricorrente non indica (ove si intendesse rivalutare il motivo come violazione di legge), quali sarebbero le norme di legge violate;

che il ricorso va, pertanto, rigettato, con regolazione delle spese secondo il principio della soccombenza e raddoppio del contril, ito unificato.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso, condanna S.E. al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità in favore dell’AGENZIA DELLE ENTRATE, che liquida in complessivi Euro 900,00, oltre spese prenotate a debito; dà atto che sussistono i presupposti processuali, a carico del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento degli ulteriori importi a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per ciascuno dei ricorsi proposti, se dovuti.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 10 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA