Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4651 del 28/02/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 4651 Anno 2018
Presidente: BIANCHINI BRUNO
Relatore: GRASSO GIUSEPPE

Data pubblicazione: 28/02/2018

SENTENZA

sul ricorso 26525-2014 proposto da:
CANGEMI ANTONINO, CANGEMI LUIGI, CANGEMI FILIPPO,
CANGEMI IGNAZIO, domiciliati in ROMA P.ZZA CAVOUR
presso la CORTE di CASSAZIONE rappresentati e difesi
dall’avvocato LUIGI CANGEMI;
– ricorrenti contro

SCIMONE SARA MARIA o SARA, elettivamente domiciliata in
ROMA,

VIA AUGUSTO TIBOTY

3,

presso

lo

studio

CL)_

dell’avvocato PETTINI FRANCESCO, rappresentat e difeìxO
daJl’avvocato L4RA—ZRI44-LO’;
– controricorrente –

c,à11

contro

DRAGO NUNZIO, DRAGO CALOGERO, elettivamente domiciliati
in

ROMA,

VIA

FARAVELLI

22,

presso

lo

studio

rappresent
dell’avvocato GAETANO GIANNI’, c-1.re
1
difetye nitamenteAall’avvocato HAN-GAN-0 WALPER.;

e

– controricorrenti — ricorrenti incidentali –

DRAGO NUNZIO, DRAGO CARMELO;
-intimati –

avverso la sentenza n. 590/2013 della CORTE D’APPELLO
di MESSINA, depositata il 23/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/11/2017 dal Consigliere GRASSO GIUSEPPE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CORRADO MISTRI che ha concluso per
l’integrazione del contraddittorio per i litisconsorti
necessari MANERI GIUSEPPINA, SCIMONE LUCIANO, DI NOTO
MARIA, SCIMONE TERESA, DRAGO ANTONINO, DRAGO GIUSEPPE,
RANERI MARIA, BARBAGIOVANNI MINCIULLO ANGELA;
udito l’Avvocato GIANNE’ Gaetano, con delega orale
dell’avvocato TRIFILO’ Lara difensore dei resistenti
che si è riportato agli atti difensivi ed ha chiesto
l’integrazione del contraddittorio per i litisconsorti
necessari.

nonchè contro

I FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Patti, con sentenza parziale depositata il 9/2/2004,
qualificato come preliminare il contratto stipulato il 15/1/1975 fra
Domenico Maneri, in nome e per conto della moglie Rosaria Cangemi
e dei nipoti Vincenzo, Antonino e Luigi, da una parte, e Vincenzo

negozio soggetto a risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta.
Con sentenza definitiva pubblicata il 22/12/2005 lo stesso giudice,
accogliendo la domanda del Maneri, risolse il contratto di cui detto
per eccessiva onerosità sopravvenuta e condannò i convenuti a
rilasciare il fondo loro promesso in vendita, compensando il
risarcimento dovuto per il godimento del bene, divenuto senza titolo,
con l’indennità per le migliorie apportate dai promissari acquirenti.
La Corte di Appello di Messina, con sentenza pubblicata il
23/7/2013, accolto l’appello di Calogero Drago, Nunzio Drago e
Carmelo Drago, tutti eredi di Gaetano Drago e disatteso quello
incidentale, in riforma della decisione impugnata, rigettò la domanda
di risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta; dichiarò
l’autenticità delle sottoscrizioni dei contraenti; affermò la piena
proprietà del fondo degli aventi causa (indicati in dispositivo) di
Vincenzo Scimone, Gaetano Drago e Antonino Raneri, che in virtù
dell’indicata scrittura, qualificata contratto di compravendita, si erano
resi acquirenti del fondo.
In sintesi, per quel che ancora rileva, queste le ragioni del
difforme opinare giudiziale.
La Corte territoriale, dopo aver premesso che, secondo
consolidata opinione, non era esperibile il rimedio della risoluzione
per eccessiva onerosità sopravvenuta per i contratti consensuali ad
effetto reale, ma solo per quelli ad effetti obbligatori o ad esecuzione
differita, andando di opposto avviso rispetto al primo giudice,

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Seminara, Gaetano Drago e Antonino Raneri, dall’altra, dichiarò il

effettuata l’analisi del testo convenzionale, aveva ritenuto che le parti
avessero inteso dar vita ad un contratto di compravendita ad effetti
reali, con la conseguenza che l’immediata traslazione del diritto di
proprietà impediva d’ipotizzare l’eccessiva onerosità. Accolta, inoltre,
la domanda che gli appellanti avevano formulato in primo grado,
dichiarava l’autenticità delle sottoscrizioni apposte alla scrittura, così

subordinato, escludendo che il negozio fosse da considerare nullo per
indeterminatezza dell’oggetto e ancora nullo o inefficace per difetto di
legittimazione del Maneri alla stipula.
Antonino Cangemi, Ignazio Cangemi, Filippo Cangemi e Vincenzo
Cangemi propongono ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.
Calogero Drago e Nunzio Drago resistono con controricorso, in
seno al quale propongono ricorso incidentale corredato da unitaria
censura e ricorso incidentale condizionato, articolato su tre censure,
ulteriormente illustrato da memoria.
Resiste del pari, con proprio controricorso, Sara Maria Scimone.
Le altre parti non hanno svolto difese.
MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti principali denunziano la
violazione e la falsa applicazione degli artt. 1392 e 2657, cod. civ., in
relazione all’art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.
Secondo l’assunto impugnatorio la Corte di Messina ricorrendo
«ad una motivazione certamente insufficiente e contraddittoria>>,
aveva assegnato valore decisivo all’uso del verbo vendere, sposando
la capziosa ricostruzione ermeneutica della controparte, senza
esercitare il dovuto filtro critico, così da tenere conto della effettiva
volontà delle parti, le quali, prive di competenza giuridica, avevano
fatto ricorso a termini impropri. Traspariva, peraltro, in modo
piuttosto evidente, che la stipula concerneva un futuro atto di
vendita, non essendo stato indicato il prezzo complessivo, ma solo

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da permetterne la trascrizione. Disattese, infine, l’appello incidentale

quello unitario, non conoscendosi ancora l’effettiva estensione del
terreno; datosi atto del versamento dell’anticipo, non era stato fissato
il termine per il pagamento del saldo; si era disposto che «la stipula
dell’atto avverrà al più presto». Doveva, inoltre, escludere potersi
individuare nel comportamento successivamente tenuto dalle parti
indizi militanti nel senso avversato.

avrebbe potuto accogliere la richiesta di accertamento della
autenticità della firma apposta nella scrittura del 15.1.1975,
trattandosi di domanda inammissibile o, comunque, infondata». Il
Maneri, infatti, aveva agito in assenza di procura scritta e nessun
valore di ratifica di un contratto di compravendita avrebbe potuto
assegnarsi alla lettera del 13.5.1975, con la quale era stato ratificato
l’aver agito per la stipula di un contratto preliminare di
compravendita.
1.1. L’esposto motivo è privo di fondamento, oltre che largamente
non autosufficiente.
La corte di merito ha ricostruito, sia pure con argomenti che
potrebbero essere legittimamente posti in contestazione, la volontà
negoziale delle parti. Una tale operazione ermeneutica non è in
questa sede censurabile attenendo alla ricostruzione del fatto e,
quindi, al merito della decisione. Peraltro, i ricorrenti neppure
ipotizzano la violazione dei parametri legali di interpretazione.
La contestazione in ordine alla validità ed efficacia della ratifica
non può essere scrutinata per difetto di autosufficienza. Ignorandosi il
contenuto di questa, infatti, non è dato sapere quale estensione abbia
avuto e se, in particolare, abbia avuto ad oggetto l’intiero operato del
preteso falsus procurator, nel qual caso la prospettazione sarebbe
priva di fondamento.

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In ogni caso, proseguono i ricorrenti, «la Corte di Appello non

2. Con il secondo motivo viene allegata la violazione e la falsa
applicazione degli artt. 1350 e 1392, in relazione all’art. 360, nn. 3 e
5, cod. proc. civ.
I ricorrenti si dolgono del rigetto del motivo dell’appello
incidentale con il quale era stato chiesto dichiararsi la nullità del

del negozio non era stato individuato dalle parti, ma solo
successivamente dal CTU.
2.1. La doglianza è inammissibile per difetto di autosufficienza
non essendo stato allegato il contratto, del cui contenuto si discorre.
3. Con il terzo motivo i ricorrenti lamentano la violazione e la
falsa applicazione degli artt. 1392 e 2657, cod. civ., 112, cod. proc.
civ., in relazione all’art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.
La Corte locale aveva dichiarato l’autenticità di firme in realtà mai
apposte alla scrittura e riguardanti aventi causa sopravvenuti. Inoltre,
non aveva considerato «la circostanza che l’appello è stato proposto
soltanto da alcuni eredi di Drago Gaetano e Scimone Vincenzo, e che,
pertanto, nei confronti delle altre parti in causa si è formato il
giudicato delle sentenze di primo grado», vertendosi in ipotesi di
causa scindibile.
3.1. Trattasi di censura infondata.
Non par dubbio che, nonostante l’apparente iato motivazionale, la
determinazione giudiziale impugnata ha fondato la validità ed
efficacia del negozio riconoscendo la sottoscrizione del Maneri,
giudicato legittimato alla stipula dalla scrutinata ratifica.
In ogni caso, la riconosciuta validità della ratifica priva d’interesse
il ricorso a far valere il preteso vizio, evidentemente assorbito dalla
manifestazione di volontà del dominus.
4.

Occorre ora passare ad esaminare il ricorso incidentale

proposto dai Drago.

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contratto per indeterminatezza dell’oggetto e per «difetto di
it

legittimazione a contrarre del Maneri». Lo stacco di terreno oggetto

4.1. Con il primo motivo i controricorrenti si dolgono per la
violazione degli artt. 3, 4 e 11 del d.m. n. 140/2012, in relazione
all’art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.
Con un primo profilo di critica osservano che la sentenza d’appello
aveva parzialmente compensato le spese di entrambi i gradi del
giudizio, condannando gli appellati e appellanti incidentali Antonino,

rifondere la metà delle stesse, quantificata indistintamente nella
somma di 1.500 euro, senza, tuttavia, specificare se il rimborso
dovesse essere effettuato a favore degli appellanti principali o anche
in favore di Scimone Sara Maria, appellata e appellante incidentale
adesiva, costituitasi con il patrocinio di altro difensore.
Questa prima critica è inammissibile per difetto di concreto
interesse a vedere affermata l’estensione della condanna alle spese,
che si assume autonoma, in favore di altro soggetto (la Scimone,
appellante incidentale adesiva).
Con un secondo profilo prospettano che la liquidazione in parola,
in ogni caso, violava i parametri di cui all’invocato d.m., tenuto conto
del valore della causa, ricavabile da una pluralità di indici, che
vengono dettagliatamente indicati alle pagg. 26 e 27 del
controricorso. Era stato, infine, omesso il rimborso delle spese vive,
ammontanti a 205,85 euro, come da nota spese.
Il profilo di censura di cui sopra non merita di essere accolto.
In primo luogo non appare condivisibile la scelta di individuare lo
scaglione di riferimento, invece che in base alla domanda, sulla scorta
di indici vari ricavati dalle assunte evidenze di causa: l’importanza
della causa, invero, non può che dipendere dalla pretesa azionata
(fondata o infondata che la stessa si dimostri) e sulla base di questa,
infatti, che l’avvocato deve misurare i propri sforzi e il proprio
impegno.

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Ignazio, Luigi e Filippo Cangemi, tutti eredi di Vincenzo Cangemi, a

Inoltre, non risulta essere stata denunziata la violazione della
“tariffa” ex d. m. n. 140/2012, tenuto conto della compensazione per
la metà. Infine, le spese vive, che si assumono affrontate per C
205,85, non hanno trovato autosufficiente corroborazione in questa
sede: l’asserto di una indicazione nelle nota spese che sarebbe
contenuta nel fascicolo di parte non soddisfa il requisito di pronto ed

rimborso troverebbe fondamento.
4.2. I Drago, inoltre, avanzano ricorso incidentale condizionato,
articolato su due censure.
4.2.1. Con la prima, denunziante la violazione dell’art. 325, cod.
proc. civ., si rileva che nel caso in cui si volesse ritenere un difetto di
ratifica dell’operato del Maneri, l’appello incidentale avanzato dalla
controparte avrebbe dovuto essere dichiarato tardivo, perché
proposto oltre i termini di cui all’art. 325, cod. proc. civ., poiché «la
censura mossa sul punto alla sentenza di I grado» non riguardava
lo stesso capo «della sentenza impugnata dall’appellante
principale».
4.2.2. Con la seconda, denunziante la violazione dell’art. 112,
cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., viene
rilevato che la domanda di nullità per indeterminatezza dell’oggetto
avrebbe dovuto, in ogni caso, essere dichiarata inammissibile poiché i
Cangemi si erano limitati a chiedere l’accoglimento dell’appello
incidentale con il quale era stata prospettata la nullità della scrittura
«perché stipulata da soggetto non titolare del diritto».
4.2.3. Entrambe le censure restano assorbite dal rigetto del
ricorso principale.
5. L’epilogo, in applicazione del principio della “ragione più
liquida” (cfr., ex multis, S.U., n. 9936, 8/5/2014, Rv. 630490), rende
superfluo il vaglio dell’eccezione preliminare di non integrità del
contraddittorio avanzata dai controricorrenti Calogero e Nunzio Drago

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agevole esame in questa sede del titolo sul quale la pretesa di

e dalla controricorrente Sara Maria Scimone, che ha trovato l’opinione
conforme del P.G., per non essere stato il ricorso notificato alle parti
appellate contumaci, da considerarsi litisconsorti necessarie in quanto
eredi di quelle originarie Vincenzo Scimone, Gaetano Drago e Antonio
Raneri, nonché dell’appellante Giuseppina Maneri.
Le spese legali debbono seguire la soccombenza prevalente (il

disatteso in ordine a profili del tutto marginali) e possono liquidarsi
siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della
causa, nonché delle attività espletate.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02 (inserito
dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12) applicabile ratione temporis
(essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio
2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del
contributo unificato da parte dei ricorrenti e dei ricorrenti incidentali,
a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento, in favore
dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida,
per compensi, in favore dei controricorrenti Calogero Drago e Nunzio
Drago, in euro 5.500,00 e in euro 4.500,00, in favore della
controricorrente Sara Maria Scimone, oltre, per entrambe le partite,
alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi
liquidati in euro 200,00, e agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, inserito
dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12, dichiara la sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrenti principali e dei
ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo

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ricorso incidentale, largamente assorbito, risulta essere stato

unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis
dello stesso art. 13.

Il C nsig ere relatore

Il Presidente

(iyseJpe Grasso)

(Bruno Bianchini)

Il

iario Giudiziario
a NERI

tk

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma, 28 FEB. 2018

Così deciso in Roma il 9 novembre 2017

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