Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4646 del 26/02/2010

Cassazione civile sez. un., 26/02/2010, (ud. 19/01/2010, dep. 26/02/2010), n.4646

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ELEFANTE Antonino – Primo Presidente f.f. –

Dott. PREDEN Roberto – Presidente di Sezione –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.R., ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato PETTINI ANDREA, per delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro-

tempore, AGENZIA DELLE DOGANE, in persona del Direttore pro-tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1368/2005 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 21/10/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19/01/2010 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato Marina RUSSO dell’Avvocatura Generale dello Stato –

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PIVETTI Marco, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso

incidentale condizionato e rimessione a sezione semplice.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza in epigrafe indicata del 21 ottobre 2005 la Corte d’appello di Firenze, confermando la statuizione di primo grado, rigettava la domanda proposta da R.R. nei confronti del Ministero delle Finanze, Agenzia delle Dogane Direzione Regionale per la Toscana, inquadrato nella area b) seconda categoria per ottenere le differenze retributive dovute in forza dell’asserito espletamento di mansioni superiori corrispondenti al livello c) o in subordine al livello b3) per il periodo dal primo luglio 1998 al 2 febbraio 1999, giacchè per il periodo anteriore il primo Giudice aveva dichiarato la sua carenza di giurisdizione. La Corte territoriale, riportato il tenore delle declaratorie contrattuali, affermava che nella categoria b2) sono ricomprese le attività esecutive, giacchè colui che ivi è addetto svolge l’attività nell’ambito di specifiche istruzioni, mentre nella categoria b3) sono inseriti coloro che operano nell’ambito di direttive di massima, corrispondenti alla precedente categoria di concetto. Ciò premesso – ed escluso che l’appellante avesse svolto funzioni proprie del collaboratore inquadrato in c3) per il quale è prevista la spendita di discrezionalità – la Corte adita negava anche fosse emersa la dimostrazione dello svolgimento di mansioni appartenenti alla categoria immediatamente superiore b3), giacchè dalla prove testimoniali, che l’appello invitava a riconsiderare, erano state elencate le attività effettuate presso l’economato, ma nulla era stato dimostrato sulla partecipazione dell’appellante medesimo nella funzioni dell’ufficio in cui era inserito, ossia il suo grado di autonomia operativa ed il contenuto del suo ruolo rispetto ai superiori gerarchici, mentre gli ulteriori elementi, come il fatto di dipendere direttamente dal capo affari generali e l’attività di preparazione di documenti da portare alla firma del direttore generale, nulla dicevano sul contenuto di tali documenti e sul tipo di professionalità dimostrata per compierli.

Avverso detta sentenza il R. propone ricorso con un motivo, illustrato da memoria.

Resiste il Ministero con controricorso e ricorso incidentale condizionato, concernente la giurisdizione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 cod. proc. civ..

Con l’unico motivo del ricorso principale si denunzia la sentenza per violazione delle disposizioni del contratto collettivo e difetto di motivazione. Quanto alle deposizioni testimoniali, i testi avrebbero indicato le mansioni svolte per i sette mesi dal primo luglio 1998 all’8 febbraio 1999 e non sarebbe corretta la argomentazione sulla mancanza di prove sulla partecipazione di esso ricorrente a detto espletamento, non avendo i Giudici di merito tenuto conto che, in quel periodo, egli aveva rivestito da solo l’incarico di economo presso l’economato della circoscrizione doganale di Firenze, per cui tutte le funzioni erano a lui direttamente riconducibili. Vi erano poi dei documenti e cioè le relazioni di servizio sui compiti da lui svolti: la prima del 4 maggio 1998; l’ordine di servizio del 29 ottobre 1998, il quale confermava che un ex sesto livello lo aveva successivamente sostituito ed ancora la nota del 10 ottobre 2001 in cui si dava atto che esso ricorrente, durante il servizio presso l’Economato, aveva tenuto i contatti con ditte incaricate della fornitura dei servizi e di materiale di consumo, la contabilità delle fatturazioni, la tenuta degli stampati a rigoroso rendiconto ed ogni altro compito inerente l’economato.

Con il ricorso incidentale condizionato si lamenta che, in relazione al periodo precedente al 30 giugno 1998, la domanda avrebbe dovuto essere proposta al Giudice amministrativo entro il termine di decadenza del 15 settembre 2000.

Il ricorso principale va rigettato, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale condizionato (cfr. Sez. un n. 5456 del 6 marzo 2009).

Il ricorrente principale infatti non allega circostanze decisive, non valutate dalla sentenza impugnata, che condurrebbero ad un diverso esito del giudizio; non è infatti decisiva la circostanza che tutte le funzioni dell’ufficio doganale fossero a lui riconducibili e dei suoi “contatti” con le ditte incaricate della fornitura dei servizi, giacchè trattasi di allegazione generica, che nulla dice sulla attività effettivamente spiegata; quanto ai documenti, sono irrilevanti le relazioni anteriori al maggio 1998 perchè detto periodo è fuori dalla statuizione della sentenza impugnata;

altrettanto irrilevante è la deduzione che esso ricorrente sarebbe stato poi sostituito da dipendente avente l’inquadramento rivendicato, giacchè nulla dice sulle mansioni effettivamente svolte.

In definitiva il ricorso principale va rigettato, con assorbimento dell’incidentale condizionato. Le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il principale, dichiara assorbito l’incidentale condizionato; condanna il ricorrente al pagamento delle spese liquidate in euro millecinquecento per onorari ed in euro duecento per spese.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010

 

 

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