Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4640 del 22/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/02/2017, (ud. 10/01/2017, dep.22/02/2017),  n. 4640

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20915-2015 proposto da:

INDUSTRIE TURISTICHE NAUTICHE SPA, in persona dell’Amministratore

Delegato e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VINI”, G. MAZZINI 146, presso lo studio

dell’avvocato EZIO SPAZIANI TESTA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato PIETRO ANTONIO TRAINI giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.C., B.P., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA DELLE IRIS 18, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO DI

GIOVANNI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ORESTE CARROZZA giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 728/2015 del GIUDICE DI PACE di REGGIO EMILIA,

depositata il 06/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. CIRILLO

FRANCESCO MARIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. B.P. e C.C. hanno convenuto in giudizio, davanti al Giudice di pace di Reggio Emilia, la Industrie turistiche nautiche s.p.a., chiedendo che fosse dichiarata inadempiente rispetto all’obbligo, assunto per contratto, di inviare agli attori la documentazione attestante le somme ricevute a titolo di rimborso delle anticipazioni relative ai canoni demaniali e che fosse riconosciuto che su tali somme la convenuta non poteva applicare l’I.V.A..

Si è costituita in giudizio la società convenuta, chiedendo il rigetto della domanda e proponendo domanda riconvenzionale.

Il Giudice di pace ha accolto la domanda degli attori, ha respinto la riconvenzionale della società convenuta ed ha condannato quest’ultima al pagamento delle spese di lite.

2. Contro la sentenza del Giudice di pace di Reggio Emilia ricorre la Industrie turistiche nautiche s.p.a. con atto affidato a tre motivi. Resistono B.P. e C.C. con un unico controricorso. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380 – bis c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio ha raccomandato che la motivazione del presente provvedimento sia redatta in forma semplificata.

2. Il ricorso è inammissibile.

Costituisce, infatti, pacifica acquisizione della giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui dall’assetto scaturito dalla riforma di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell’ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unica impugnazione ordinaria ammessa (Sezioni Unite, 18 novembre 2008, n. 27339, nonchè, tra le altre, ordinanza 4 giugno 2007, n. 13019, e ordinanza 13 marzo 2013, n. 6410).

La presente controversia è stata decisa dal Giudice di pace secondo equità, per cui la sentenza avrebbe dovuto essere impugnata, siccome soggetta ratione temporis al regime di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, con l’appello e non con il ricorso per cassazione.

3. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

A tale pronuncia segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità ai parametri introdotti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2017

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