Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4630 del 19/02/2021

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 19/02/2021), n.4630

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2416/2019 proposto da:

O.J., elettivamente domiciliato in Roma, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avv. S. Mannironi, che lo rappresenta e difende, per procura in

calce;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1008/2018 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 22/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/12/2020 dal cons. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Cagliari ha respinto il gravame proposto da O.J., cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza del Tribunale di Cagliari che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il richiedente ha riferito che il padre era morto, per questioni di proprietà terriere, perchè aveva chiesto in prestito dei soldi ad una persona, dando in garanzia un suo terreno, ma non riuscendo a restituire il debito, aveva venduto il terreno a un altro soggetto e il creditore venendolo a sapere aveva mandato delle persone per ucciderlo. Quelle stesse persone, erano poi andate a casa dell’istante per costringerlo a firmare dei documenti, minacciando di morte sia lui che la madre. Il richiedente intimorito aveva firmato i documenti che trasferivano la proprietà dei terreni al creditore; a quel punto, il creditore aveva detto al ricorrente di non farsi più vedere e gli aveva fornito anche un aiuto economico per lasciare il paese, cosa che il ricorrente aveva fatto.

A sostegno della decisione di rigetto, la Corte d’appello ha rilevato come anche a voler ritenere verosimile il racconto esso risultava irragionevole sul piano del rischio paventato dal ricorrente nel caso egli tornasse in Nigeria, atteso che il trasferimento dei terreni al creditore avrebbe dovuto superare ogni ragione di vendetta e reazione da parte di questi. Pertanto, ad avviso della Corte d’appello non risultava alcuna correlazione tra l’espatrio e possibili persecuzioni personali legate a motivazioni direttamente riconducibili a situazioni contemplate dalla Convenzione di Ginevra, per cui doveva essere respinta la domanda diretta al riconoscimento dello status di rifugiato. Neppure la protezione sussidiaria poteva essere riconosciuta, ad avviso della Corte d’appello, seppure declinata ai sensi dell’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Infine, non erano state allegate e documentate particolari situazioni di vulnerabilità nè era stata documentata una reale integrazione nel territorio nazionale tale da sconsigliare il rimpatrio del richiedente.

Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di sette motivi, illustrati da memoria.

Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 4,28 e 32 con riferimento all’art. 24,97 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per vizio di motivazione su un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per irregolarità e vizi invalidanti nella composizione e nel funzionamento della Commissione territoriale quale dell’organo amministrativo, vizi che potevano essere conosciuti anche dal giudice ordinario, ai sensi della L. n. 2248 del 1865, artt. 4 e 5 sull’abolizione del contenzioso amministrativo; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.P.R. n. 303 del 2004, art. 4 con riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè il provvedimento amministrativo impugnato davanti al tribunale non era stato tradotto in una lingua comprensibile dal destinatario al fine di metterlo in condizione di conoscerne il contenuto; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. e) e art. 3 e della L. n. 39 del 1990 e succ. modificazioni, art. 1 nonchè dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè erroneamente, il tribunale non aveva riconosciuto l’esposizione al pericolo di danno grave, in caso di rientro del ricorrente in Nigeria, per l’irrisolta situazione dell’omicidio del padre da parte del creditore che aveva spinto il ricorrente ad andarsene, e per il successivo abbandono anche da parte della madre, della casa paterna dove il ricorrente era sempre cresciuto fin dalla nascita; (iv) sotto un quarto profilo, per violazione dell’art. 10 Cost., comma 2 (rectius 3) con riferimento al D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 e 13 e dell’art. 6 Dir. Cee n. 115/08, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè la Commissione territoriale aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di diritto d’asilo e la Corte territoriale aveva confermato che l’istituto del diritto d’asilo era interamente attuato dalla normativa sulla protezione internazionale e umanitaria; (v) sotto un quinto profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 14 e 16, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., e per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per mancata concessione della protezione sussidiaria; (vi) sotto un sesto profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e dell’art. 6 comma 4 della Dir. CEE n. 115/08, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per violazione del divieto di espulsione e respingimento dello straniero che possa essere oggetto di persecuzioni o trattamenti inumani o degradanti in caso di rientro in Nigeria; (vii) sotto un settimo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e art. 32, comma 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per il mancato riconoscimento della protezione umanitaria.

In via preliminare e dirimente il ricorso è inammissibile, per difetto di procura, in quanto la parte riservata all’autentica della sottoscrizione del ricorrente da parte del difensore non appare riconoscibile in tale sua funzione certificatoria, consistendo in una serie di grafemi apposti a modo di appunti, slegati, per quanto è dato comprendere, dalla finalità di attestare che la sottoscrizione del ricorrente che appare in calce sia proprio quella che il ricorrente ha apposto, alla presenza del difensore, nella data pur indicata.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il ricorrente a pagare all’amministrazione statale le spese

di lite che liquida in Euro 1.200,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA