Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4576 del 19/02/2021

Cassazione civile sez. III, 19/02/2021, (ud. 23/10/2020, dep. 19/02/2021), n.4576

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonello – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32949-2019 proposto da:

M.H., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO DUCA DI

GENOVA 26, presso lo studio dell’avvocato LUIGI ROSARIO PERONE, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI

ROMA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4926/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 16/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2020 dal Consigliere Dott. CRICENTI GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il ricorrente M.H. è cittadino del Bangladesh, da cui racconta di essere fuggito a causa della sua omosessualità, dopo che i suoi concittadini hanno scoperto una sua relazione omosessuale ed hanno ucciso il suo compagno minacciando di morte anche lui. Fuggito dal suo Paese e giunto in Italia, ha chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria, o comunque quella umanitaria.

La Commissione Territoriale non ha creduto al suo racconto ed ha respinto le sue richieste.

Allo stesso modo hanno fatto sia il Tribunale, in primo grado, che la Corte di Appello in secondo.

Ricorre M. con due motivi. Non v’è costituzione del Ministero.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

p.- La ratio della decisione impugnata.

La Corte di Appello aderisce al giudizio di inattendibilità del racconto, già espresso dal Tribunale in primo grado; conseguentemente ritiene che non vi sia alcuna persecuzione nei confronti del ricorrente, che la situazione in Bangladesh non manifesta un conflitto armato generalizzato; che quanto alla protezione umanitaria alcunchè è stato allegato per dimostrare un concreto inserimento nella società italiana.

p.. – Questa ratio è contestata con due motivi.

Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione della L. n. 25 del 2008, art. 8 e della L. n. 252 del 2007, art. 3.

Secondo il ricorrente la corte sarebbe venuta meno al suo obbligo di cooperazione istruttoria, a fronte dello sforzo, pur fatto, da parte ct sua di allegare e provare quanto era nelle sue possibilità.

In particolare, la corte di appello, al pari del Tribunale, non ha inteso procedere alla audizione del ricorrente cosi mancando di approfondire le ragioni da lui esposte, e di conseguenza credergli.

Il motivo è infondato.

Il ricorrente dimostra di avere eccepito tempestivamente in ogni grado di giudizio l’omissione dell’audizione, e tuttavia, non v’è obbligo del Tribunale di ascoltare lo straniero quando a quest’ultimo sia stata data la possibilità di ascolto in sede amministrativa e sia disponibile il relativo verbale (Cass. 15318/ 2020). Inoltre, il giudizio di inverosimiglianza del racconto, se deriva dalla sua intrinseca inattendibilità (per la sua genericità o per altro) non impone un approfondimento istruttorio mediante audizione (Cass. 33858/2019).

p.. – Il secondo motivo denuncia invece violazione del L. n. 251 del 2007, art. 8, in combinato disposto con gli artt. 2,3 e 10 Cost..

Il motivo ribadisce il difetto di adeguata valutazione delle ragioni del ricorrente quanto alla persecuzione lamentata: la corte non avrebbe adeguatamente considerato i pericoli che gli omosessuali corrono in Bangladesh e che sono tra quelli per cui la legge citata in rubrica consente la protezione sussidiaria.

Il motivo è infondato.

Non denuncia con specificità la ratio della sentenza, limitandosi a ribadire che, in quanto omosessuale, egli rischia persecuzioni in patria, ma senza tener conto dunque censurare) che la corte non ha ritenuto credibile il racconto circa la sua omosessualità, e che il giudizio di inverosimiglianza preclude ovviamente la valutazione della situazione esistente nel paese di origine quanto aglio omosessuali.

P.Q.M.

La corte rigetta. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2021

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