Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4574 del 21/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/02/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 21/02/2020), n.4574

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30925-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

CASTELLI ROMANI RESIDENZIALE 95 SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2613/16/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 20/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale di Roma accoglieva il ricorso della parte contribuente avverso la cartella di pagamento per IRES relativa all’anno di imposta 2010 in quanto tale imposta non sarebbe dovuta a seguito di presentazione di dichiarazione integrativa nel 2013;

la Commissione Tributaria Regionale respingeva l’appello dell’Agenzia delle entrate ritenendo possibile l’emendabilità da parte del contribuente della sua dichiarazione, perchè se così non fosse il sistema fiscale di porrebbe in contrasto con i principi costituzionali della capacità contributiva e della correttezza dell’azione amministrativa;

che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato ad un unico motivo mentre la società contribuente non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e dell’art. 2697 c.c. per avere la CTR reputato sufficiente, al fine della dichiarazione dell’infondatezza della pretesa tributaria, la produzione della dichiarazione integrativa da parte della società contribuente, senza che quest’ultima abbia provato l’infondatezza della pretesa fiscale esposta in cartella.

Il motivo è fondato. Le affermazioni della CTR sono corrette dal punto di vista del diritto sostanziale, nel senso che il contribuente ha il diritto, in caso di suo errore, di rettificare l’originaria dichiarazione, il che è conforme ai principi di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost. nonchè a quelli di solidarietà economica, correttezza e buona fede di cui all’art. 2 Cost. In questo senso depone Cass., SU, n. 17394 del 2002 (nello stesso senso Cass. n. 29879 del 2017), secondo cui la dichiarazione dei redditi del contribuente, affetta da errore, sia esso di fatto che di diritto, commesso dal dichiarante nella sua redazione, alla luce del D.P.R. n. 600 del 1973, nel testo applicabile “ratione temporis”, è – in linea di principio – emendabile e ritrattabile, quando dalla medesima possa derivare l’assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico. Ciò in quanto: la dichiarazione dei redditi non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell'”iter” procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria; il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 9, commi 7 e 8, nel testo vigente in quel tempo, non pone alcun limite temporale all’emendabilità e alla ritrattabile della dichiarazione dei redditi risultanti da errori commessi dal contribuente; un sistema legislativo che intendesse negare in radice la rettificabilità della dichiarazione, darebbe luogo a un prelievo fiscale inedito e, pertanto, non compatibile con i principi costituzionali della capacità contributiva (art. 53 Cost., comma 1,) e dell’oggettiva correttezza dell’azione amministrativa (art. 97 Cost., comma 1,).

Tuttavia, la CTR erra laddove non prende in considerazione la diversa prospettiva, non di carattere sostanziale ma processuale, dell’onere della prova relativo alla veridicità di quanto contenuto nella dichiarazione integrativa, che grava sul contribuente, in osservanza del rispetto di altri principi costituzionali, quali l’art. 24 Cost. (vicinanza della prova) l’art. 81 Cost. (garantire il pareggio del bilancio) e art. 97 Cost. (non rendere eccessivamente difficoltosa l’azione amministrativa), onde consentire all’amministrazione finanziaria una pronta acquisizione di certezze sull’entità e sull’andamento delle entrate fiscali ed impedire al contribuente un facile occultamento della propria capacità contributiva.

Sotto questo profilo può farsi riferimento al principio secondo cui il contribuente che abbia commesso un errore nella dichiarazione dei redditi, dal quale sia derivato un maggiore prelievo fiscale, può procedere alla correzione chiedendo all’amministrazione il rimborso di quanto pagato in eccesso; grava però sul contribuente, che impugni il silenzio-rifiuto dell’Amministrazione, l’onere di provare, in base alle regole generali, il vantato diritto al rimborso (Cass. n. 14044 del 2019; nello stesso senso n. 1822 del 2019 e 556 del 2018).

Pertanto, in accoglimento del motivo di impugnazione, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 21 febbraio 2020

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