Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4570 del 25/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 25/02/2010, (ud. 15/12/2009, dep. 25/02/2010), n.4570

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. SOTGIU Simonetta – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso rgn 5882/2006, proposto da:

Comune di Teramo, di seguito “Comune”, in persona del Sindaco in

carica, signor C.G., rappresentato e difeso dall’avv.

D’AMARIO Ferdinando, presso il quale è elettivamente domiciliato in

Via Trionfale 5637, Roma;

– ricorrente –

contro

la Edigrafital spa, di seguito anche “Società” o “Contribuente”, in

persona del legale rappresentante in carica, signor Pi.Gi.,

rappresentata e difesa dall’avv. APPICCIAFUOCO BRUNO ed

elettivamente domiciliata presso l’avv. Achille Carone Fabiani in

Via Silvio Pellico 44, Roma;

– intimata e controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR)

dell’Aquila 25 marzo 2004, n. 47/IV/04, depositata il 20 dicembre

2004;

udita la relazione sulla causa svolta nell’udienza pubblica del 15

dicembre 2009 dal Cons. Dott. Achille Meloncelli;

udito l’avv. Ferdinando D’Amario per il Comune;

udito l’avv. Achille Carone Fabiani, delegato, per la Società;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti introduttivi del giudizio di legittimità.

1.1.1. Il 19 – 21 gennaio 2006 è notificato alla Società un ricorso del Comune per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che ha respinto l’appello del Comune contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Teramo n. 386/01/2002, che aveva accolto il ricorso della Società contro l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) della Tarsu 1997-2000.

1.1.2. Il ricorso per cassazione del Comune è sostenuto con due motivi d’impugnazione e si conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese processuali.

1.2. Il controricorso della Società.

Il 1 – 3 marzo 2006 è notificato al Comune il controricorso della Società, integrato con memoria, che conclude per il rigetto del ricorso, con vittoria di spese.

2. I fatti di causa.

I fatti di causa sono i seguenti:

a) il Comune, verificata la parziale evasione della Società, che ha dichiarato, ai fini della tarsu, una superficie di mq 1.500, inferiore rispetto a quella complessiva di mq 5.162, le notifica l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) relativo alla Tarsu 1997-2000;

b) il ricorso della Società è accolto dalla CTP di Teramo;

c) l’appello principale del Comune e quello incidentale della Società sono, poi, respinti dalla CTR con la sentenza ora impugnata per cassazione.

3. La motivazione della sentenza impugnata.

La sentenza della CTR, oggetto del ricorso per cassazione, è, limitatamente ai capi della sentenza impugnati in sede di legittimità, così motivata:

a) “circa la violazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, della legge Comunitaria n. 128/98, della Circolare ministeriale n. 119/E/98, del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3, e art. 68, comma 2, lett. E, relativamente alla tassabilità dei rifiuti prodotti nell’opificio di proprietà della ditta ricorrente, il Collegio, in linea con le deduzioni dei primi giudici, ritiene di poter fare propria la tesi sostenuta nel ricorso principale dell’azienda, in quanto detti rifiuti sono da considerare rifiuti industriali ed, in alcuni casi, speciali o tossici-nocivi, e, quindi, non sono assimilabili a quelli urbani, e pertanto non tassabili. Il Comune…, inoltre, non ha istituito il servizio di raccolta dei rifiuti industriali e di quelli speciali (tossico-nocivi), tanto è vero, come risulta dalla documentazione allegata agli atti, la Società… ha dovuto affidare tale servizio a ditte terze all’uopo autorizzate. Pertanto solo l’istituzione del servizio e la effettiva attivazione dello stesso fanno sorgere il diritto di privativa a favore del Comune con la conseguente legittima applicazione del tributo”.

b) “il Collegio ritiene quanto sopra assorbente le ulteriori eccezioni ribadite dalla Società ricorrente nell’appello incidentale e pertanto rigetta l’appello del Comune e l’appello incidentale della Società…”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Il primo motivo d’impugnazione.

4.1. La censura proposta con il primo motivo d’impugnazione.

4.1.1. La rubrica del primo motivo d’impugnazione.

Il primo motivo d’impugnazione è preannunciato dalla seguente rubrica; “Sull’omesso esame e pronuncia – Sulla illogicità ed immotivazione”.

4.1.2. La motivazione addotta a sostegno del primo motivo d’impugnazione.

Secondo il Comune, la CTR avrebbe “rigettato l’appello con due punti di decisione del tutto estranei al petitum posto in appello”.

Innanzitutto, il giudice d’appello avrebbe “pretermesso, in violazione del richiamato obbligo di pronuncia sul petitum, la formulata eccezione di extra o ultra-petizione per essere stato accolto il ricorso in primo grado in ragione di produzione di rifiuti tossici, domanda non posta dalla ricorrente a ragione della integrale esenzione e contrastante con la diversa addotta ragione di recupero di rifiuti assimilati e pertanto (a suo dire) non tossici o nocivi. Al Giudice territoriale era stato sottolineato che il primo Giudicante aveva … illogicamente escluso quanto comprovato (e, sotto il profilo del petitum, richiesto) dalla stessa contribuente in ordine al recupero documentalmente comprovato da fatture;… di tutta evidenza che se il recupero afferisce solamente ai rifiuti assimilati, possono essere assimilati solo i rifiuti non-Tossici e non-Nocivi…. Nessun esame e pronuncia nè sulla extra-petizione nè sulla confliggenza ed inconciliabilità delle ragioni. In ordine al primo aspetto è di tutta evidenza l’accoglimento di una ragione non proposta, in ordine al secondo aspetto, si eccepisce la illogicità, la contraddittorietà ed immotivazione, in quanto le qualificazioni di recupero e di assimilazione (assunte dallo stesso ricorrente) dei rifiuti prodotti escludevano necessariamente, di per sè, la ipotizzabilità stessa della contestuale produzione di rifiuti tossici e nocivi”.

In secondo luogo, il Comune fa presente che “era stato richiamato il rispetto del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 70, statuente l’obbligo di fedeltà di denuncia da parte del contribuente, in ordine all’esatta entità delle superfici in uso, in difetto del quale doveva essere ritenuta non provata la domanda. Nessun esame e nessuna pronuncia sul punto”.

In terzo luogo, ritiene che “pari difetto di esame e di motivazione, con assoluta deficienza della ratio del convincimento del Giudice, si è concretizzato in ordine al punto di appello relativo alla superficie, risultante in atti, per mq 639, produttive di rifiuti tossici. Si eccepisce il vizio del punto di motivazione atteso che nessun esame è pronuncia ha reso pur censurata la Decisione di primo grado che aveva illogicamente ed immotivatamente esteso a tutta la superficie l’esenzione riferibile alla sola area interessata alla produzione di rifiuti tossici di mq 639, e che in … contrasto con la documentazione prodotta dallo stesso contribuente, aveva immotivatamente esteso la ragione riferibile ad una piccola area interessata alla produzione di rifiuti tossici (mq 639) a tutta la superficie produttiva estranea alla produzione di detti rifiuti tossici…”.

Infine, un ulteriore vizio omissivo si sarebbe realizzato “nel mancato esame del punto di appello relativo alla violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, in ordine alla tassabilità dei locali operativi ma non produttivi, quali il montaggio, l’allestimento, la cartotecnica, ecc.. Era stato osservato che il primo Giudicante aveva … immotivatamente disatteso la produzione documentalmente della stessa contribuente (agli atti la illustrazione del ciclo produttivo aziendale) ben attestante che, nell’ambito della produzione editoriale, oltre alla attività di fotoincisione, vi sono anche quelle della progettazione, della cartotecnica, dell’allestimento del prodotto finito… con superfici operative e quindi tassabili, diverse da quelle interessate alla produzione”.

4.2. La valutazione della Corte del primo motivo d’impugnazione Il motivo è inammissibile per inosservanza dell’onere di autosufficienza e per il riferimento delle argomentazioni ai fatti di causa, il cui accertamento è di esclusiva competenza del giudice di merito.

5. Il secondo motivo d’impugnazione.

5.1. La censura proposta con il secondo motivo d’impugnazione.

5.1.1. La rubrica del secondo motivo d’impugnazione.

Il secondo motivo d’impugnazione è posto sotto la seguente rubrica: “Sull’omesso esame e pronuncia. Sulla violazione e falsa applicazione di norme di diritto sulla illogicità ed immotivazione”.

5.1.2. La motivazione addotta a sostegno del secondo motivo d’impugnazione.

Secondo il Comune ricorrente “i due punti di motivazione, il primo di riferimento alla natura dei rifiuti dei locali di produzione … i cui rifiuti sono da considerare rifiuti industriali ed, in alcuni casi, speciali o tossico-nocivi…; il secondo di riferimento alla mancata istituzione di un apposito servizio per detti rifiuti speciali non avendo … il Comune… istituito il servizio di raccolta dei rifiuti industriali e di quelli speciali (tossico-nocivi)…, sono viziati da omissione di esame e motivazione sulle ragioni (riproposte nel grado di appello e rimaste inesaminate anche da parte del secondo Giudicante”.

5.2. La valutazione della Corte del secondo motivo d’impugnazione.

Il motivo è inammissibile per inosservanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, perchè le argomentazioni addotte a suo sostegno sono confuse e intrecciano fatti di causa e loro valutazioni, i cui soggetti risultano difficilmente individuabili, con la conseguenza che non è dato di comprendere l’esatta portata della censura.

6. Conclusioni.

6.1. Sul ricorso.

Le precedenti considerazioni comportano il rigetto del ricorso.

6.2. Sulle spese processuali.

La peculiare struttura della fattispecie controversa depone per la compensazione tra le parti delle spese processuali relative al giudizio di cassazione.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese processuali relative al giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2010

 

 

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