Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4561 del 25/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 25/02/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 25/02/2010), n.4561

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE m persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati m ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

L.M.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 324/2001 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 04/12/2001;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2009 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per il nuovo ruolo per integrazione

del contraddittorio, in subordine accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L.M.L., socio della cooperativa Custodi Posteggi a Pagamento s.r.l., impugnava l’avviso di accertamento con cui gli era attribuito per l’anno 1984 a fini IRPEF un reddito di partecipazione quale socio della Cooperativa pari a L. 29.214.000, ovvero 1/28 del reddito accertato per tale anno nei confronti della Cooperativa, diviso per il numero dei soci.

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano accoglieva il ricorso, annullando l’accertamento.

Su appello dell’Ufficio la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza n. 324/59/01 in data 19-7-2001, depositata in data 4-12-2001, rilevato che la stessa Commissione aveva deciso nel 1997 l’appello concernente l’accertamento nei confronti della società in senso favorevole alla Cooperativa stessa, confermava la decisione di primo grado.

Propongono ricorso per cassazione il Ministero della Economia e delle Finanze e la Agenzia delle Entrate, con un motivo.

L’intimato non svolge attività difensiva.

La causa, fissata in camera di consiglio, era rinviata alla pubblica udienza, per insussistenza delle condizioni di cui all’art. 375 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, va rilevata la inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero della Economia e della Finanze: nel caso di specie al giudizio innanzi la Commissione Regionale ha partecipato l’ufficio periferico di Milano della Agenzia delle Entrate, successore a titolo particolare del Ministero, ed il contraddittorio è stato accettato dal contribuente senza sollevare alcuna eccezione sulla mancata partecipazione del Ministero, che così risulta, come costantemente ha rilevato la giurisprudenza di questa Corte, (ex plurimis v. Cass. n. 3557/2005) estromesso implicitamente dal giudizio, con la conseguenza che la legittimazione a proporre ricorso per cassazione sussisteva unicamente in capo alla Agenzia. Le spese relative a detto ricorso devono essere compensate tra le parti, per la obbiettiva incertezza esistente all’epoca della successione tra i citati enti.

La Agenzia deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art 1. comma 2, ed D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ed inoltre motivazione insufficiente ed incongrua su punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Sotto il primo profilo, premesso che ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 il reddito accertato nei confronti della società è imputato pro quota ai singoli soci, ne deriva che la questione dell’accertamento nei confronti della società ha carattere pregiudiziale nei confronti degli accertamenti a carico dei soci, costituendo la prima un antecedente necessario dei secondi sotto il profilo logico-giuridico.

Ne deriva, ad avviso dell’Ufficio, che la CTR avrebbe dovuto sospendere il processo, ex art. 295 c.p.c. (sospensione necessaria) fino al passaggio in giudicato della sentenza che definiva il reddito della società, e non decidere in conformità ad una pronuncia sul punto irrilevante perchè non definitiva.

Inoltre, la motivazione era contraddittoria, in quanto la CTR, dopo avere ammesso di potere decidere solo a seguito del passaggio in giudicato di detta sentenza, si era uniformata ad una pronuncia che non era definitiva per intervenuta impugnazione.

Il primo punto è infondato.

Nella ipotesi di società di capitali non vige il principio di diretta imputazione ai soci del reddito della società, valido per le società di persone ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5. Ciò comporta che, esclusa la sussistenza di litisconsorzio necessario in tema di reddito di partecipazione sociale in tale ultima ipotesi, di cui a Cass. Sez. Un. n. 14815 del 2008, vige il principio di autonomia dei giudizi, per cui in tema di processo tributario, il giudicato in tema di accertamento del reddito nei confronti della società non esplica effetto nei confronti del socio, e viceversa.

Ciò comporta che non sussiste alcuna ipotesi di sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c..

Può tuttavia darsi atto che la comunanza dei presupposti fattuali sussistente tra il contenzioso attinente all’accertamento dei redditi di una società e quello riguardante il singolo socio, in caso di società di capitali a base ristretta, determina un nesso di consequenzialità di fatto tra il primo ed il secondo, per cui il giudice chiamato a statuire su quest’ultimo deve tenere conto ai fini del decidere dell’eventuale giudicato formatosi tra l’Erario e la società (v. per analogia Cass. 14056 del 16-6-2006); ma tale non è la fattispecie in esame, in cui la Commissione non si è posta il problema della sussistenza o meno di un giudicato.

E’ invece fondato il dedotto vizio di contraddittorietà e carenza della motivazione.

Invero la Commissione, dopo avere dato atto di avere ricevuto la istanza di sospensione del processo fino alla definizione della sentenza sull’accertamento nei confronta della società, dando per ammesso, in modo implicito ma univoco, che doveva darsi rilievo al fatto obbiettivo del passaggio in giudicato, ha ritenuto di uniformarsi ad una sentenza di appello non definitiva, senza motivare per nulla le ragioni di tale scelta.

La totale omissione dell’esame della sentenza richiamata sotto il profilo contenutistico, e quindi la mancata esposizione di elementi di fatto potenzialmente rilevanti ai fini della soluzione della controversia in oggetto, impedisce di ricostruire l’iter logico- critico seguito dal giudice onde pervenire alla decisione adottata e concreta il vizio di mancanza assoluta della motivazione.

In accoglimento di tale profilo di ricorso, la sentenza deve essere cassata, e rinviata, anche per le spese, a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso del Ministero e compensa le relative spese; accoglie il ricorso della Agenzia, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2010

 

 

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