Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4546 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 11/02/2022), n.4546

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15956-2016 proposto da:

DITTA EDILRUSSO DI R.F., in persona del suo titolare,

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

MONICA GREGORIO;

– ricorrente –

contro

CASSA EDILE DI SALERNO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 232/2016 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 11/03/2016 R.G.N. 1486/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/12/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 232 del 2016, la Corte di Appello di Salerno ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo portante somma per omesso accantonamento contributivo, per non avere l’attuale parte ricorrente, sussistendo l’obbligo di accantonamento alla Cassa edile, provato il versamento diretto ai lavoratori:

2. la Corte di merito, premesso che non risultava contestata la sussistenza dell’obbligo di accantonamento, riteneva inappropriato il richiamo a disposizioni di rito inapplicabili, nella specie, quale l’escussione, anche in sede di gravame, del teste irreperibile, per avere la società riproposto, nel giudizio di appello, la richiesta di escussione di un teste, per il quale l’intimazione aveva già avuto esito negativo, con la riproposizione dello stesso indirizzo carente dell’indicazione del numero civico, il che rendeva vano ogni ulteriore tentativo d’intimazione;

3. riteneva, inoltre, la parte appellante carente di interesse a far valere la censura inerente alla notificazione della sentenza agli effetti della decorrenza del termine;

4. rilevava, infine, la carenza di prova di un eventuale versamento diretto ai lavoratori delle somme che avrebbe dovuto accantonare alla Cassa edile;

5. avverso tale sentenza la EdilRusso di R.F. ha proposto ricorso, affidato a tre motivi;

6. la Cassa edile è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

7. con il primo motivo, evocando violazione di legge e, del tutto genericamente, del CCNL, la parte ricorrente assume che il versamento alla Cassa edile non sia obbligatorio per legge e che nessun credito sarebbe sorto nei confronti dell’Ente, per non avere la Cassa versato alcunché agli operai;

8. con il secondo motivo, deducendo omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo e violazione degli artt. 255 e 208 c.p.c., si duole che la Corte di merito, con la contestuale decisione a seguito della dichiarata decadenza dalla prova testimoniale, abbia violato il diritto di difesa della parte decaduta che avrebbe ben potuto richiedere di essere rimessa in termini;

9. con il terzo motivo si deduce violazione dell’art. 170 c.p.c., per avere la Corte di merito omesso di considerare l’inidoneità della notificazione della sentenza in forma esecutiva, eseguita alla controparte personalmente anziché al procuratore costituito, a far decorrer il termine breve d’impugnazione nei confronti sia del notificante sia del destinatario;

10. il ricorso è da rigettare;

11. sono consolidati, nella giurisprudenza di questa Corte (fra tante, Cass. n. 10140 del 2014 e, da ultimo, n. 2430 del 2019), i principi di seguito richiamati;

12. l’obbligo della Cassa Edile di pagare ai lavoratori ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali non deriva dal mero sorgere del rapporto di lavoro ma sorge con il pagamento, da parte del datore di lavoro, dei relativi accantonamenti;

13. ciò dà origine al rapporto delegatorio (Cass. n. 6869 del 2012) e a tale affermazione si perviene muovendo dalla premessa che le Casse edili, organismi di origine contrattuale e sindacale, a carattere paritetico (in quanto gestiti unitariamente da rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e da rappresentanti dei datori di lavoro), sono investite del compito di assicurare ai lavoratori del settore edile il pagamento di alcune voci retributive (ferie, festività, permessi, gratifica natalizia, le somme relative all’anzianità professionale, c.d. Ape) che, per l’elevata mobilità che caratterizza il settore, e per la conseguente durata ridotta dei rapporti, risulterebbero di importo minimo e dunque di problematica erogazione;

14. Cass. n. 10140 del 2014 ha osservato che l’iter legislativo che, dapprima, ha semplicemente incoraggiato l’iscrizione delle imprese alle Casse Edili, è arrivato poi, secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 86, comma 10, a sancire l’obbligatorietà della regolarità contributiva nei confronti di detti enti che forniscono anche prestazioni che, pur conservando natura in senso lato retributiva, hanno anche una connotazione previdenziale e assistenziale, ad esempio, integrando i trattamenti di malattia e infortunio, oppure sostenendo il reddito dei lavoratori durante fasi di sospensione del rapporto dovute a crisi;

15. le predette prestazioni sono finanziate dai datori di lavoro, con il versamento degli accantonamenti per le prestazioni di natura retributiva, e dei contributi di competenza per il resto (con un limitato apporto anche dei lavoratori), con la conseguenza che le somme che il datore ha l’obbligo di versare alla Cassa Edile, quali accantonamenti destinati al pagamento delle somme dovute per ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali, costituiscono somme spettanti ai lavoratori a titolo retributivo;

16. il meccanismo normativamente previsto per il pagamento da parte del datore ed il conseguente diritto dei lavoratori integra una delegazione (ex art. 1269 c.c. e ss., v. Cass. n. 5257 del 1998); questa Corte ha condivisibilmente ritenuto che la Cassa stessa non diventa obbligata nei confronti del lavoratore con il mero sorgere del rapporto di lavoro, bensì solo con il pagamento, da parte del datore, delle somme stesse (Cass. n. 14658 del 2003 e Cass. n. 16014 del 2006);

17. per la stessa natura retributiva delle somme che il datore ha l’obbligo di versare alla Cassa Edile e per il fatto che l’obbligazione della Cassa Edile non sorge con la mera costituzione del rapporto di lavoro, bensì solo con il pagamento, alla stessa, da parte del datore, deve affermarsi che, se ben può il lavoratore agire nei confronti del datore per il pagamento delle somme dovute per ferie festività e gratifiche natalizie ed, egualmente, la Cassa ha l’obbligo di riscuotere le somme che il datore è tenuto a versare, coerentemente con l’ormai pacificamente e legislativamente riconosciuta funzione previdenziale delle Casse edili (v. in tal senso le argomentazioni di Cass. n. 25888 del 2008 e Cass. n. 6869 del 2012), resta da dire che una revoca della delegazione di pagamento, da parte del datore di lavoro, può logicamente ricollegarsi soltanto all’avvenuto pagamento ai lavoratori delle relative spettanze, nella specie non provato (v. Cass. n. 608 del 2018);

18. nondimeno va aggiunto che la censura non incrina, in ogni caso, il rilievo di fondo, espresso dalla Corte territoriale, in merito alla mancata dimostrazione del versamento delle somme (da accantonare da parte del datore di lavoro) direttamente ai lavoratori, circostanza che, se adeguatamente allegata e provata, avrebbe consentito alla società di contrastare le pretese della Cassa Edile;

19. il secondo motivo è inammissibile sia nel profilo, non più spendibile, ratione temporis, del vizio di motivazione secondo il paradigma anteriore alla novella al codice di rito, sia nella dedotta violazione di legge che non avversa con efficacia la sentenza impugnata e, in particolare, le pregnanti argomentazioni svolte nel segno della preclusione alla rinnovazione dell’intimazione del teste irreperibile a cagione delle persistenti incomplete indicazioni al pari del primo grado;

20. infine, anche l’ultimo mezzo non si misura con la sentenza impugnata che ha rimarcato la carenza di interesse, della parte appellante, a svolgere il motivo di gravame;

21. non si provvede alla regolazione delle spese per non avere la parte intimata svolto attività difensiva;

22. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA