Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4541 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2022, (ud. 11/11/2021, dep. 11/02/2022), n.4541

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1460-2016 proposto da:

AZIENDA SANITARIA LOCALE TARANTO, (ASL TA), in persona del Direttore

Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

COSSERIA N. 2, presso lo studio degli Avvocati ALFREDO e GIUSEPPE

PLACIDI, rappresentata e difesa dall’avvocato MARIANGELA CARULLI;

– ricorrente –

contro

T.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO

n. 8, presso lo studio dell’avvocato SERGIO FALCONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato SALVATORE DE FRANCO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 261/2015 della CORTE D’APPELLO SEZ. DIST. DI

TARANTO, depositata il 17/11/2015 R.G.N. 720/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.La Corte d’appello di Lecce, con sentenza del 17 novembre 2015, in riforma della sentenza del Tribunale di Taranto, accoglieva la domanda proposta da T.C., dirigente medico della AZIENDA SANITARIA LOCALE TARANTO (in prosieguo: ASL), per il pagamento delle differenze di retribuzione derivanti dallo svolgimento dell’incarico di direzione della struttura complessa di Pneumologia nel periodo dal luglio 2007, epoca di pensionamento del precedente direttore, al 30 aprile 2013, data di soppressione della struttura.

2.La Corte territoriale riteneva non essere applicabile la disciplina dell’art. 18 CCNL 9 giugno 2000, che prevedeva la sostituzione del titolare cessato dal servizio per un periodo di sei mesi, prorogabile a dodici mesi, al fine di consentire lo svolgimento delle procedure per il conferimento dell’incarico; osservava che nella specie dopo il pensionamento del precedente direttore la ASL non aveva avviato alcuna procedura per la copertura del posto sicché il T. aveva svolto i compiti di dirigente della struttura complessa con continuità e per sei anni, sino alla sua soppressione.

3.Non si versava, dunque, in ipotesi di sostituzione e l’eventuale pagamento della indennità prevista dal suddetto art. 18 sarebbe stato inadeguato.

4.Occorreva riconoscere l’intero trattamento economico previsto per il profilo professionale superiore, secondo i conteggi allegati al ricorso introduttivo, che non avevano formato oggetto di contestazione (detratte le sole somme richieste per il periodo da maggio a settembre 2013, in cui, come riconosciuto dal ricorrente, la struttura complessa era già stata soppressa).

5.Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la ASL, articolato in un unico motivo di censura, distinto in due punti, cui T.C. ha resistito con controricorso, illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.Con l’unico motivo di ricorso la ASL ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione e falsa applicazione di legge (punto I) e dei contratti ed accordi collettivi nazionali (punto II).

2.Si censura la statuizione di inapplicabilità della disciplina dell’art. 18 CCNL dell’Area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del Servizio Sanitario Nazionale dell’8 giugno 2000 e si deduce il vizio di erronea applicazione dell’art. 2103 c.c., in violazione delle disposizioni del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 19 e art. 24, comma 3, nonché del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15 ter.

3. Si assume che al T. spettava, in corrispettivo dell’incarico svolto, la sola indennità di sostituzione, che non era stata oggetto di domanda e che l’attribuzione di compensi ulteriori sarebbe stata in contrasto con le previsioni del D.Lgs n. 165 del 2001, art. 2, comma 3 e art. 45, comma 1, e fonte di responsabilità contabile.

4.Si impugna, da ultimo, la quantificazione delle differenze di retribuzione, assumendo che la stessa era stata contestata, in quanto determinata nella misura spettante in caso di incarico regolarmente conferito.

5. Il ricorso è fondato.

6.Con orientamento ormai consolidato, questa Corte (tra le altre, Cass. n. 16299/2015; Cass. n. 21565/2018; Cass. n. 23155 e 23156/2021; Cass. n.23195/2021), superando un isolato precedente di segno contrario (Cass. n. 13809/2015), ha enunciato il principio secondo cui la sostituzione nell’incarico di dirigente medico di struttura, ai sensi dell’art. 18 del CCNL dell’8.6.2000 per l’Area della dirigenza medica e veterinaria del SSN, non si configura come svolgimento di mansioni superiori, poiché avviene nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria, sicché non trova applicazione l’art. 2103 c.c. ed al sostituto non spetta il trattamento accessorio del sostituito ma solo la prevista indennità cd. sostitutiva, senza che rilevi, in senso contrario, la prosecuzione dell’incarico oltre il termine di sei mesi (o di dodici se prorogato) per l’espletamento della procedura per la copertura del posto vacante, dovendosi considerare adeguatamente remunerativa l’indennità sostitutiva specificamente prevista dalla disciplina collettiva e, quindi, inapplicabile l’art. 36 Cost..

7. La richiamata giurisprudenza ha altresì superato l’orientamento, espresso da Cass. n. 24373/2008 e n. 34541/2019, secondo cui il dirigente medico maturerebbe il diritto a percepire la retribuzione di posizione corrispondente all’incarico svolto di fatto.

8. L’inoperatività dell’art. 2103 c.c. alla dirigenza, sancita in via generale dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 19, trova, infatti, origine nel fatto che la qualifica dirigenziale non esprime una posizione lavorativa caratterizzata dallo svolgimento di determinate mansioni, bensì esclusivamente l’idoneità professionale a ricoprire un incarico dirigenziale (Cass. n. 91/2019). Per la dirigenza sanitaria, il principio è ribadito dal D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15 (come sostituito dal D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229, art. 13, comma 1) – secondo cui la dirigenza sanitaria è collocata in un unico ruolo, distinto per profili professionali ed in un unico livello – ed art. 15 ter, (aggiunto dal D.Lgs. n. 229 del 1999, medesimo art. 13, comma 1), comma 5 – secondo cui il dirigente preposto ad una struttura complessa è sostituito, in caso di sua assenza o impedimento, da altro dirigente della struttura o del dipartimento individuato dal responsabile della stessa struttura ed alle predette mansioni superiori non si applica l’art. 2103 c.c., comma 1.

9. Trova dunque applicazione il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 24 che, in tutte le versioni succedutesi nel tempo, ha delegato alla contrattazione collettiva il trattamento economico dei dirigenti, precisando che il trattamento accessorio deve essere correlato alle funzioni attribuite. Il comma 3 del medesimo articolo fissa il principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti, stabilendo che il trattamento economico “remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal presente decreto nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall’amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa”.

10.La materia delle sostituzioni è stata espressamente disciplinata dalle parti collettive che, all’art. 18, comma 7, del CCNL 8.6.2000 hanno innanzitutto ribadito, in linea con la previsione del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15 ter, comma 5, che “le sostituzioni …. non si configurano come mansioni superiori in quanto avvengono nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria” ed hanno, quindi, previsto una speciale indennità, da corrispondersi solo in caso di sostituzioni protrattesi oltre sessanta giorni, rapportata al livello di complessità della struttura diretta.

11.Il comma 4 della disposizione contrattuale prevede che, qualora la necessità della sostituzione sorga in conseguenza della cessazione del rapporto di lavoro del dirigente interessato, e, quindi, della vacanza della funzione dirigenziale, la stessa è consentita per il tempo strettamente necessario all’espletamento delle procedure concorsuali e può avere la durata di mesi sei, prorogabili a dodici; le parti collettive non hanno fatto cenno alle conseguenze che, sul piano economico, possono derivare dall’omesso rispetto del termine. L’omissione non può essere ritenuta casuale, atteso che la norma contrattuale ha tenuto ad affermare, come principio di carattere generale, che la sostituzione non implica l’espletamento di mansioni superiori.

12.Il termine di cui al comma 4, quindi, svolge senz’altro una funzione sollecitatoria ma il suo mancato rispetto non può legittimare la rivendicazione dell’intero trattamento economico spettante al dirigente sostituito, impedita proprio dall’incipit del comma 7, che, operando unitamente al principio della onnicomprensività al quale si è già fatto cenno, esclude qualsiasi titolo sul quale la pretesa possa essere fondata.

13. L’odierno controricorrente per l’incarico di direzione di struttura complessa conferitogli in via di fatto aveva pertanto diritto al pagamento della suddetta indennità ex art. 18.

14.Ne’ rileva il fatto, dedotto dalla ASL ricorrente, che la indennità di sostituzione non fosse stata oggetto di domanda. Questa Corte (Cass. n. 23195/2021) ha già chiarito, in una fattispecie sostanzialmente sovrapponibile, che a fronte di una domanda di pagamento di tutti i compensi spettanti in relazione allo svolgimento di determinate mansioni, analiticamente riportati nei conteggi allegati al ricorso di primo grado, la richiesta di vedersi riconosciuta quanto meno l’indennità sostitutiva costituisce solo una diversa qualificazione giuridica, ovvero una specificazione del titolo in base al quale le somme richieste dovevano essere, almeno in parte, accordate.

15. La sentenza impugnata deve essere, pertanto, cassata e la causa rinviata alla Corte di Appello di Lecce in diversa composizione, affinché provveda ad un nuovo esame della domanda sulla base dei principi di diritto in questa sede ribaditi.

16. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del presente grado.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte di Appello di Lecce in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA