Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4532 del 22/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 22/02/2017, (ud. 14/12/2016, dep.22/02/2017),  n. 4532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29784/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

V.M.C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1923/18/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di CATANIA del 12/06/2014,

depositata l’11/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 12 giugno 2014 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 135/2/11 della Commissione tributaria provinciale di Catania che aveva accolto il ricorso proposto da V.M.C. contro il diniego di definizione agevolata per gli anni d’imposta 2002/2005. La CTR in particolare osservava che il gravame doveva considerarsi inammissibile in quanto contenente “nuove domande” in spregio del divieto previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate deducendo tre motivi.

L’intimata non si è costituita.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo ed il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’Agenzia fiscale ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, poichè erroneamente la CTR ha ritenuto come “domande nuove” allegazioni che dovevano considerarsi “mere difese”, comunque già esposte nel provvedimento impugnato dalla contribuente e ribadite in prime cure.

Tali censure, da esaminarsi congiuntamente per la stretta connessione, sono assorbentemente fondate.

Vi è da ribadire in diritto che “Nel processo tributario di appello la novità della domanda deve essere verificata in stretto riferimento alla pretesa effettivamente avanzata nell’atto impositivo impugnato e, quindi, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso indicati, poichè il processo tributario, in quanto rivolto a sollecitare il sindacato giurisdizionale sulla legittimità del provvedimento impositivo, è strutturato come un giudizio di impugnazione del provvedimento stesso, nel quale l’Ufficio assume la veste di attore in senso sostanziale, e la sua pretesa è quella risultante dall’atto impugnato, sia per quanto riguarda il “petitum” sia per quanto riguarda la causa petendi”. Ne consegue che, per eccepire validamente la inammissibilità dell’appello per novità della domanda, è necessario dimostrare che gli elementi dedotti in secondo grado dall’Amministrazione non sono stati evidenziati neppure nel processo verbale di constatazione e nel conseguente avviso di accertamento oggetto dell’impugnazione” (Sez. 5, Sentenza n. 10806 del 28/06/2012, Rv. 623225).

Orbene, nel caso di specie è tabulare che l’Ente impositore, sin dalla motivazione del provvedimento impugnato dalla contribuente, ha denegato la chiesta agevolazione fiscale perchè alcune imposte dovevano considerarsene escluse nonchè per la irregolarità dei versamenti; tali allegazioni sono state ribadite in sede di gravame alla sentenza della Commissione tributaria provinciale di Catania.

All’evidenza non vi è dunque stata alcuna mutatio libelli, sicchè la sentenza impugnata risulta aver falsamente applicato il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 1 e per tale ragione merita di essere cassata, con rinvio al giudice a quo per nuovo esame.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA