Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4530 del 27/02/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 4530 Anno 2018
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: BERRINO UMBERTO

SENTENZA

sul ricorso 17176-2012 proposto da:
INFUN

FOR

S.P.A.,

in

persona

del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 37, presso lo studio
dell’avvocato ALESSANDRO GRAZIANI, che la rappresenta
e difende unitamente all’avvocato STEFANO FERRANTE,
2017

giusta delega in atti;
– ricorrente –

3782

contro

I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE
CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C_P. 01165400599, in

Data pubblicazione: 27/02/2018

persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso lo studio degli avvocati GIANDOMENICO
CATALANO, LORELLA FRASCONA’, RAFFAELA FABBI, giusta
delega in atti;

avverso la sentenza n. 65/2012 della CORTE D’APPELLO
di VENEZIA, depositata il 18/04/2012 R.G.N. 498/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 03/10/2017 dal Consigliere Dott. UMBERTO
BERRINO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso
per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato FEDERICO ANDRIOLO per delega verbale
Avvocato ALESSANDRO GRAZIANI;
udito l’Avvocato GIANDOMENICO CATALANO.

– controricorrente

Fatti di causa
La società Infun For s.p.a. ricorse al giudice del lavoro del Tribunale di Rovigo
per sentir accertare nei confronti dell’Inail il diritto alla riduzione del dieci per
cento del tasso medio di tariffa del premio assicurativo in relazione al numero
di lavoratori-anno del periodo (arco temporale di riferimento 2002-2004) ai

istituto, il quale aveva applicato quella minore del cinque per cento dopo aver
rilevato che si era registrato un numero di lavoratori-anno superiore a
cinquecento, tale da far presumere un maggior livello di rischio infortunistico,
con conseguente applicazione di uno sconto tariffario minore.
Rigettata la domanda e proposta impugnazione dalla società assicurata, la
Corte d’appello di Venezia (sentenza 18.4.2012) ha respinto il gravame dopo
aver rilevato che era risultata corretta l’applicazione da parte dell’Inail del
metodo di calcolo tariffario sulla scorta della previsione di cui all’art. 22 dello
stesso decreto ministeriale, per effetto del quale il periodo di riferimento era
costituito dal primo triennio del quadriennio precedente l’anno in cui era stata
richiesta la riduzione, per cui non poteva trovare ingresso il criterio invocato
dalla società appellata, vale a dire quello facente riferimento al singolo anno in
cui erano stati eseguiti gli interventi di miglioramento della sicurezza sul
lavoro.
Per la cassazione della sentenza ricorre la società Infun For s.p.a. con un solo
motivo articolato in più punti.
Resiste con controricorso l’Inail.
Ragioni della decisione
Con un solo motivo la ricorrente denunzia la falsa applicazione degli artt. 22 e
24 del D.M. 12 dicembre 2000, contestando il metodo di calcolo della riduzione
dello sconto tariffario applicato in concreto dall’Inail ed avvalorato
nell’impugnata sentenza. Il metodo contestato è quello basato sulla verifica del
requisito dimensionale di cui all’art. 24 del D.M. 12.12.2000 attraverso
l’utilizzazione del criterio dell’art. 22 del D.M. 12.12.2000, criterio,
quest’ultimo, che secondo la ricorrente risponde a diverse finalità, non
essendo lo stesso riferito al singolo anno in cui sono stati eseguiti gli interventi
di miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro per le quali è

sensi dell’art. 24 di D.M. 12.12.2000, riduzione, questa, negata dal predetto

stata invocata la maggiore riduzione del dieci per cento, ma al periodo
costituito dal primo triennio del quadriennio precedente l’anno per il quale è
stata richiesta la riduzione. La diversità del criterio di cui all’art. 22 del D.M.
12.12.2000 deriva, secondo la presente tesi difensiva, dal fatto che tale norma
regola esclusivamente l’ipotesi dell’oscillazione del tasso medio per andamento

analogia alla differente ipotesi disciplinata dall’art. 24 del citato decreto
ministeriale, vale a dire quella relativa all’oscillazione del tasso di riduzione
legata alla prevenzione connessa agli interventi di miglioramento delle
condizioni di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro. La ricorrente contesta,
quindi, l’operazione interpretativa eseguita dalla Corte di merito, deducendone
l’erroneità, sulla base del rilievo che la norma da applicare nella fattispecie,
vale a dire l’art. 24 del D.M. 12.12.2000, non richiama sul punto della
riduzione del tasso quella di cui all’art. 22 dello stesso decreto, né il criterio di
calcolo in quest’ultima stabilito. Nel contempo, la ricorrente evidenzia la
diversità della norma del citato art. 22 che disciplina l’oscillazione del tasso
medio di tariffa in relazione all’andamento degli infortuni e delle malattie
professionali dell’azienda, per cui solo in tal caso si giustifica, a suo dire, la
necessità di considerare un arco temporale ampio nel quale valutare
l’andamento infortunistico.
Il motivo è infondato.
Invero, la decisione impugnata è senz’altro da condividere in quanto la stessa
è basata sull’interpretazione logica e sistematica delle disposizioni di cui agli
art. 22 e 24 del D.M. 12.12.2000, lette in combinato disposto tra loro, stante
la finalità unica perseguita da tali norme, cioè quella di incentivare il
miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro.
Ciò è vero sia nel caso della verifica dell’andamento infortunistico dopo i primi
due anni di attività, ai fini della determinazione del tasso medio suscettibile
ogni anno di oscillazione in riduzione o in aumento, secondo la previsione del
citato art. 22, sia nell’ipotesi di verifica degli interventi effettuati per il
miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, una
volta trascorsi i primi due anni dalla data d’inizio dell’attività, al fine di stabilire
la riduzione del tasso medio di tariffa in misura fissa pari al cinque per cento o

2

infortunistico, per cui tale criterio non avrebbe potuto essere esteso per

al dieci per cento, in base a quanto previsto dal menzionato art. 24.
D’altra parte la stessa intitolazione di entrambe le norme, concernente
l’oscillazione del tasso medio per l’andamento infortunistico (art. 22) e per la
prevenzione (art. 24), fa riferimento in entrambi i casi al periodo successivo ai
primi due anni di attività, così come in entrambe le disposizioni è fatto

Né può sfuggire che la successiva norma di cui all’art. 25 dello stesso D.M.
12.12.2000, contenente disposizioni comuni in materia di oscillazioni, fa
espresso riferimento al tasso di premio che scaturisce dalle oscillazioni previste
dagli articoli 19, 20, 21, 22, 23 e 24, per cui le norme in questione (artt. 22 e
24) risultano accomunate anche sotto gli ulteriori aspetti del metodo
matematico di applicazione del tasso (comma 1 dello stesso art. 25) e della
disciplina delle variazioni di natura soggettiva o oggettiva riguardanti gli
assicurati e le loro attività (comma 2 dell’art. 25).
Pertanto, il dato letterale comune, da una parte, e la finalità unitaria
perseguita dalle due norme di cui agli artt. 22 e 24 del D.M. 12.12.2000,
dall’altra, non consentono di poter condividere il criterio interpretativo invocato
dalla società ricorrente, vale a dire quello facente riferimento al singolo anno
in cui sono stati eseguiti gli interventi di miglioramento della sicurezza e
dell’igiene sul lavoro. Né può ritenersi sufficiente, ai fini della validità del
criterio ermeneutico offerto dalla ricorrente, la semplice considerazione che la
norma da applicare di cui all’art. 24 del D.M. 12.12.2000 non menziona il lasso
temporale di lunga durata previsto espressamente nell’art. 22: invero, come è
stato correttamente evidenziato dalla Corte di merito, se l’interpretazione
offerta dalla ricorrente fosse quella corretta la norma di cui al citato art. 24
non avrebbe utilizzato lo specifico riferimento al “numero dei lavoratori-anno
del periodo”, cioè lo stesso di cui all’art. 22, ma si sarebbe semplicemente
limitata a prevedere il calcolo della riduzione in relazione al numero dei
lavoratori nell’anno di esecuzione degli interventi di miglioramento delle
condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro.
Oltretutto, per maggiore esattezza, va tenuto conto del fatto che il secondo
comma del citato art. 22, nello stabilire che il tasso specifico aziendale è quello
risultante dal rapporto fra oneri e retribuzioni, si riferisce al periodo costituito

riferimento allo stesso criterio del “numero dei lavoratori-anno del periodo”.

dal primo triennio del quadriennio precedente l’anno di decorrenza del
provvedimento di oscillazione o del minor periodo, purchè non inferiore ad un
anno, nell’ipotesi di attività iniziata da meno di quattro anni. Inoltre, la riprova
del fatto che la norma di cui all’art. 24 non limita alla durata di un anno la
verifica del richiamato criterio “numero dei lavoratori-anno del periodo”

affatto una tale limitazione temporale allorquando elenca, al secondo comma, i
criteri specifici di valutazione sulla base dei quali deve essere adottato
dall’Inali il provvedimento di riconoscimento della riduzione di cui trattasi.
Quindi, il fatto che, ai sensi del secondo comma dello stesso art. 24, l’istanza
debba essere presentata alla competente sede territoriale dell’Inail,
unitamente alla documentazione prescritta, entro il 31 gennaio dell’anno per il
quale la riduzione è richiesta, non giustifica la conclusione della ricorrente per
la quale anche il rapporto “numero dei lavoratori-anno del periodo” deve
essere valutato con riferimento all’anno per il quale è stata richiesta la
riduzione: invero, la “ratio” del riferimento al primo mese successivo all’anno
in cui la riduzione è richiesta risiede, da un lato, nella necessità di delimitare
temporalmente la domanda attraverso la fissazione di un termine finale ben
preciso e, dall’altro, nell’utilità di individuare l’anno di riferimento rispetto al
quale procedere al calcolo secondo il previsto criterio “numero dei lavoratorianno del periodo” e non anche nella finalità, supposta dalla ricorrente, di
delimitare nell’arco di un solo anno il periodo di osservazione utile alla verifica
della ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento del beneficio.
Tra l’altro, il superamento o meno del numero di 500 dipendenti, che la norma
di cui all’art. 24 prefigura, rispettivamente, per la determinazione della
riduzione del tasso medio di tariffa nella misura del cinque per cento e del
dieci per cento, rappresenta una condizione maggiormente apprezzabile nel
lungo arco temporale del triennio indicato dall’art. 22 dello stesso decreto,
atteso che il superamento costante nel tempo del numero di cinquecento
dipendenti fa presumere, conformemente all’intento normativo, un maggior
livello di rischio infortunistico atto a giustificare l’applicazione dello sconto
tariffario nella minore misura del 5%.
E’, altresì, interessante rilevare, nell’ottica dell’analogia esistente tra le norme

discende anche dalla considerazione che la stessa disposizione non prefigura

di cui agli artt. 22 e 24 del D.M. 12.12.2000, che anche la norma di cui all’art.
22 ancora l’oscillazione, pari al cinque per cento, al dieci per cento o al quindici
per cento del tasso medio di tariffa, non solo all’entità dello scarto tra tasso
specifico aziendale e tasso di tariffa, ma anche alla dimensione dell’azienda
espressa dal numero dei lavoratori-anno del periodo, utilizzando gli scaglioni di

In definitiva, il ricorso va rigettato.
Le spese di lite del presente giudizio seguono la soccombenza della ricorrente
e vanno liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese
nella misura di C 4200,00, di cui C 4000,00 per compensi professionali, oltre
spese generali al 15% ed accessori di legge.
Così deciso in Roma il 3 ottobre 2017

riferimento fino ad oltre la misura di 500.

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