Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4508 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2022, (ud. 19/01/2022, dep. 11/02/2022), n.4508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7402/2021 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARZIO LUCA ORONZO;

– ricorrente –

contro

S.V., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO VITTOZZI, rappresentato e difeso

dall’avvocato NICOLA PEPE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 468/2020 emessa dalla CORTE D’APPELLO DI

LECCE, depositata il 20/08/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 19/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. DELL’UTRI

MARCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza resa in data 20/08/2020 (n. 468/2020), la Corte d’appello di Lecce, in parziale accoglimento dell’appello proposto da S.V., e in riforma per quanto di ragione della decisione di primo grado, per quel che ancora rileva in questa sede, ha rigettato la domanda proposta in via riconvenzionale da P.A. per la condanna del S. alla restituzione, in proprio favore, delle differenze non dovute sui canoni corrisposti in relazione a un rapporto di locazione per uso diverso da quello di abitazione concluso tra le parti;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha rilevato come sulla maggior misura del canone dovuto dal P., rispetto a quella originariamente concordata tra le parti, si fosse già in precedenza formato un giudicato esterno; e tanto, pur tenendo conto, in ogni caso, della fondatezza della pretesa del locatore di percepire tale canone maggiore in forza di un accordo novativo dalle stesse parti legittimamente concluso medio tempore;

avverso la sentenza d’appello, P.A. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;

S.V. resiste con controricorso, cui ha fatto seguito il deposito di memoria;

a seguito della fissazione della Camera di Consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di impugnazione proposto, P.A. censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c.; dell’art. 111 Cost. e della L. n. 392 del 1978, artt. 27-29, 32 e 79 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto che la sentenza emessa nel precedente giudizio intercorso tra le parti, avesse deciso con efficacia di giudicato sulla questione concernente la misura del canone dovuto dall’odierno ricorrente, e per avere in ogni caso erroneamente ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della legittimità della conclusione di un accordo tra le parti modificativo del canone originariamente dalle stesse concordato;

il motivo è inammissibile;

osserva il Collegio come il giudice a quo abbia giustificato la propria decisione sulla base di una duplice ratio decidendi, avendo, da un lato, rilevato la circostanza dell’avvenuta formazione di un giudicato esterno sulla misura del canone dovuto dal P. e, dall’altro, diffusamente evidenziato le ragioni della legittimità dell’accordo novativo concluso tra le parti, tenuto conto della diversa attività a cui era stato destinato il bene immobile in progresso di tempo; della corrispondente necessità di dar luogo a nuove opere di parziale modifica e di adeguamento del locale concesso in locazione; della nuova decorrenza legale stabilita in relazione al rapporto (con la conseguente maggiore stabilità assicurata al conduttore): occorrenze, tutte, suscettibili di giustificare la modificazione in aumento dell’importo del canone originariamente convenuto;

a fronte di tale contenuto della motivazione, l’odierno ricorrente si è limitato a contestare l’affermazione fatta propria dalla corte territoriale in ordine alla formazione di un giudicato esterno sulla misura del canone dovuto dall’odierno ricorrente, limitando, per converso, la censura della seconda ratio decidendi a un’astratta e solo generica opposizione alla decisione impugnata, senza neppure individuarne gli essenziali passaggi logico-giuridici, esaurendone il proprio contrasto argomentativo nella rilevazione secondo cui l’unica innovazione adottata dalle parti, con l’accordo modificativo dei patti originari, sarebbe stata quella relativa all’aumento del canone, “decidendo così contro la lettera ed in violazione delle norme di cui alla L. n. 392 del 1978, artt. 27-29, 32 e 79”;

l’assoluta carenza di qualsivoglia contenuto critico delle plurime argomentazioni contenute nella sentenza impugnata vale a escludere l’ammissibilità della censura così formalizzata dal ricorrente, dovendo al riguardo trovare applicazione il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte ai sensi del quale i motivi per i quali si chiede la cassazione della sentenza non possono essere affidati a deduzioni generali e ad affermazioni apodittiche, con le quali la parte non prenda concreta posizione, articolando specifiche censure esaminabili dal giudice di legittimità sulle singole conclusioni tratte dal giudice del merito in relazione alla fattispecie decisa, atteso che il ricorrente ha l’onere di indicare con precisione gli asseriti errori contenuti nella sentenza impugnata, in quanto, per la natura di giudizio a critica vincolata propria del processo di cassazione, il singolo motivo assolve alla funzione condizionante il devolutum della sentenza impugnata, con la conseguenza che il requisito in esame non può ritenersi soddisfatto qualora il ricorso per cassazione sia basato su forme argomentative o modalità di formulazione tali da rendere impossibile l’individuazione della critica mossa ad una parte ben identificabile del giudizio espresso nella sentenza impugnata, rivelandosi del tutto carente nella specificazione delle deficienze e degli errori asseritamente individuabili nella decisione (cfr. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 1479 del 22/01/2018, Rv. 646999 – 01);

sulla base di tali premesse, dev’essere formalmente dato atto dell’inammissibilità del ricorso, con la conseguente condanna del ricorrente al rimborso, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio, secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre all’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 19 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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