Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4505 del 24/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 24/02/2010, (ud. 16/12/2009, dep. 24/02/2010), n.4505

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – rel. Presidente –

Dott. VIDIRI Guido – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29098-2006 proposto da:

M.N., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DUILIO 13,

presso lo studio dell’avvocato PISANI CARLO, che la rappresenta e

difende, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

EUROS CONSULTING S.P.A. (già EUROS S.P.A. – CEFOR &

ISTINFORM

CONSULTING) IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 288,

presso lo studio dell’avvocato PERSIANI MATTIA, che la rappresenta e

difende, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3889/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 25/10/2005, R.G.N. 7726/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/12/2009 dal Consigliere Dott. BRUNO BATTIMIELLO;

udito l’Avvocato PERSIANI MATTIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 3889/2005 depositata il 25 ottobre 2005, confermando la sentenza di primo grado, ha giudicato legittimo il licenziamento intimato per giustificato motivo soggettivo dalla Euros s.p.a. – Cefor & Istinform Consulting alla dott.ssa M.N. il 21 maggio 1999. La M. aveva la qualifica di quadro ed era addetta alla gestione dei progetti finanziati con il contributo dei Fondi Strutturali e delle Leggi nazionali. Le era stato addebitato nei mesi di aprile e maggio 1999 di avere portato avanti il progetto IRSA, approvato inizialmente solo in linea di massima, nonostante la sospensione disposta successivamente dall’amministratore delegato della società. La Corte d’appello ha osservato che a questa prima inadempienza, già sufficientemente idonea a giustificare il licenziamento, se ne era aggiunta altra, consistita nel ritardo con cui la M. aveva effettuato la rendicontazione alla Regione Lombardia per altro progetto (F.S.E. n. (OMISSIS)).

Avverso questa decisione M.N. ricorre per cassazione con tre motivi.

La Euros Consulting s.p.a. (già Euros s.p.a. – Cefor & Istinform Consulting) in liquidazione resiste con controricorso, illustrato anche da memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè vizio di motivazione, la ricorrente critica l’impugnata sentenza per avere ritenuto sussistente il giustificato motivo soggettivo di recesso sul solo rilievo della qualifica di quadro rivestita dalla lavoratrice, negando per contro qualsiasi rilevanza all’assenza di precedenti disciplinari.

Il motivo è infondato. La Corte d’appello, contrariamente all’assunto della ricorrente, ha tenuto conto di ogni aspetto della vicenda, “sia sotto il profilo oggettivo che sotto quello soggettivo”, notando, con riferimento alla mancanza di precedenti disciplinari, che la condotta anteriore ai fatti addebitati era poco significativa perchè la M. era stata assunta solo pochi mesi prima. La Corte ha richiamato la qualifica di quadro posseduta dalla M. soltanto per dire che il vincolo fiduciario era molto intenso e che quindi la sua compromissione rendeva impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè vizio di motivazione, la ricorrente critica l’impugnata sentenza per avere affermato il carattere notevole dell’inadempimento, senza alcuna considerazione dell’elemento intenzionale o del grado della colpa, così come desumibile da tutte le circostanze del caso concreto.

Il motivo è infondato. La Corte d’appello ha motivato che “l’amministratore delegato della EUROS, dopo l’autorizzazione espressa, in linea di massima, con le parole ok proviamoci, aveva comunque deciso di sospendere la realizzazione del progetto IRSA e tale decisione venne manifestata alla presenza della M., come risulta dalla contestazione di addebito sul punto (contenuta nella lettera del (OMISSIS)), mai contraddetta dall’interessata, e dalla deposizione del teste G.M. …, ma la dipendente proseguì ugualmente, per mesi, la sua attività finalizzata alla realizzazione di detto progetto, esponendo la società a spese significative (così come si evince, in particolare, dai documenti 14 e 15 prodotti dalla ricorrente in primo grado; dalle dichiarazioni testimoniali e dai documenti risulta, d’altra parte, che siffatta attività era portata avanti personalmente dalla ricorrente, senza che vi fosse un supporto o un coinvolgimento delle strutture aziendali)”.

La M. nega che sia stata disposta l’interruzione della pratica IRSA, ed imputa alla Corte di merito di non aver tenuto conto del report da essa inviato all’amministratore delegato di EUROS il (OMISSIS) (doc. 15), nel quale si dava conto di tutta l’attività svolta nel periodo settembre-dicembre 1998, senza che vi fosse alcuna reazione negativa della società, la quale anzi, più avanti, con lettera del (OMISSIS) (doc. 14), dando ancora una volta prova di essere a conoscenza del lavoro svolto dalla dipendente, chiese alla stessa di “trovare tra il Suo personale archivio, questa documentazione affinchè si renda possibile emettere le fatture attive da Lei proposte e, conseguentemente remunerare i docenti esterni in base alle autorizzazioni ricevute”.

Questa critica è priva di fondamento, perchè la Corte d’appello ha tenuto ben presenti i due anzidetti documenti (n. 14 e 15), come è dato rilevare dal passo della sentenza impugnata innanzi riportato.

Ma li ha ritenuti dimostrativi dell’attività svolta dalla M. per il progetto IRSA in contrasto con le disposizioni date dall’amministratore delegato. E non è vero che la società abbia prestato acquiescenza ad un comportamento contrario alle istruzioni impartite alla sua dipendente, perchè, come riferisce la sentenza impugnata, essa reagì con le contestazioni dell’aprile e del maggio 1999, più esattamente del 12 aprile (v. ricorso a pag. 5) e del 3 maggio (v. sentenza a pag. 5), cui seguì il licenziamento del (OMISSIS). E’ appena il caso di rilevare che non viene fatta alcuna questione sulla tempestività della contestazione, come si rileva anche dal contenuto dei quesiti, pur non necessari ratione temporis, formulati al termine dell’esposizione di ciascun motivo.

Peraltro, la lettera del (OMISSIS), per quanto è dato conoscere, appare poco significativa, perchè si trattava di corrispondere a collaboratori esterni il compenso per l’attività svolta in favore della società, che certamente non avrebbe potuto opporre loro la violazione di disposizioni interne da parte di un collaboratore del soggetto tenuto al pagamento.

Con il terzo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, artt. 3 e 5 dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè vizio di motivazione, la ricorrente critica l’impugnata sentenza per avere qualificato come grave inadempimento un ritardo di soli otto giorni nella consegna alla Regione della “rendicontazione” relativa al progetto F.S.E., senza considerare che nessun danno era derivato alla società e che comunque la consegna era avvenuta entro il termine stabilito con la concessa proroga.

Anche questo motivo non può trovare accoglimento. In proposito, la Corte d’appello ha osservato che “il ritardo nella consegna alla Regione della rendicontazione costituisce, in ogni caso, un fatto che non può non essere considerato grave, se si tiene conto della posizione e degli specifici compiti appena ottenuti dalla dipendente, sopra evidenziati, e che si è aggiunto al comportamento arbitrario tenuto in relazione al progetto IRSA”.

Quindi, la Corte d’appello, alla quale è riservata la valutazione sulla proporzionalità della sanzione, che è tipico giudizio di merito, ha considerato il secondo episodio oggetto di contestazione non isolatamente, ma in correlazione con il primo, giungendo alla conclusione che il complessivo comportamento della lavoratrice, che per la sua posizione era garante della puntuale osservanza delle procedure, era tale da infrangere irrimediabilmente il vincolo fiduciario.

Anche i rilievi relativi alla prassi di tolleranza sui ritardi nella presentazione dei rendiconti finali dei progetti, alla richiesta di proroga della Euros alla Regione Lombardia, alla presentazione entro il termine (asseritamente) prorogato, all’assenza di danno per il mancato rispetto del termine iniziale, riguardano circostanze di cui non è menzione nella sentenza impugnata, sicchè l’addebito alla Corte di merito di averle “ignorate” avrebbe richiesto la preventiva e precisa indicazione, in ricorso, dell’atto con il quale essa sarebbe stata investita del potere-dovere di esaminarle.

11 ricorso va conclusivamente rigettato, con le conseguenze di legge in ordine alle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, in Euro 65,00 per esborsi e in Euro 2.000,00 (duemila) per onorario, oltre a spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2010

 

 

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