Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4501 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 11/02/2022), n.4501

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7514-2021 proposto da:

R.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difesa dall’avvocato

GIOVANBATTISTA SCORDAMAGLIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1141/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/08/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MELONI

MARINA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Catanzaro con sentenza in data 3/8/2020, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dal Tribunale di Catanzaro in ordine alle istanze avanzate da R.A. nato in Pakistan il (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Il richiedente asilo aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di essere partito dal proprio paese a causa di problemi economici e di non avere i soldi per restituire i prestiti fatti al padre.

La Corte di Appello di Catanzaro in particolare ha escluso le condizioni previste per il riconoscimento del diritto al rifugio D.Lgs. n. 251 del 2007 ex artt. 7 e 8, ed i presupposti richiesti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, per la concessione della protezione sussidiaria, non emergendo elementi idonei a dimostrare che il ricorrente potesse essere sottoposto nel paese di origine a pena capitale o a trattamenti inumani o degradanti. Nel contempo il collegio di merito riteneva non attendibile la vicenda narrata e negava il ricorrere di uno stato di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale nonché una situazione di elevata vulnerabilità individuale. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, commi 6 e 19, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello di Catanzaro non ha riconosciuto il diritto ad un permesso di soggiorno per motivi umanitari nonostante la situazione di povertà del ricorrente impossibilitato a provvedere al proprio sostentamento stante la grave indigenza.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 5 e art. 14, lett. B), in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’esistenza di un pericolo di danno grave derivante da tortura o trattamento disumano o degradante con riferimento alla protezione sussidiaria.

Il ricorso è inammissibile.

Infatti i motivi censurano con una generica critica il ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, si risolvono nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).

In particolare riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria sussumibile nella previsione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b), il giudice territoriale, ha escluso la protezione sussidiaria di cui alla lettera B) perché il racconto è stato ritenuto non credibile e comunque per mancanza dei presupposti non costituendo la povertà di per sé motivo previsto dal legislatore per la concessione della protezione sussidiaria né potendo ritenere che il ricorrente, per la sua condizione di indigenza, sia destinato a subire un trattamento disumano o degradante.

In ordine al rigetto alla domanda di protezione umanitaria il motivo si rivela inammissibile, in quanto censura l’accertamento di merito compiuto dal giudice in ordine alla insussistenza di una particolare situazione di vulnerabilità del ricorrente, valutazione in sé evidentemente non rivalutabile in questa sede. Infatti questa Corte ha più volte chiarito che in materia di protezione umanitaria, “il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, al grado adeguato di integrazione sociale in Italia, deve fondarsi su una effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza. (Cass. sez. 1 n. 4455/2018 e S. Unite 29459/2019 e recentemente 24413/2021). Nella fattispecie la Corte di merito ha escluso di possibilità di effettuare tale valutazione stante la non credibilità del ricorrente nonché la mancanza di documentazione in ordine all’integrazione sociale e lavorativa dello straniero. In ogni caso la Corte d’Appello ha accertato l’insussistenza di ulteriori ragioni di vulnerabilità come motivi di salute, legami personali, etc. A tal riguardo il motivo manca di autosufficienza non avendo illustrato quali documenti erano stati prodotti in appello e non considerati dal giudice di merito.

La censura si risolve quindi in una generica critica del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo.

Il ricorso proposto è pertanto inammissibile. Nulla per le spese. Ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, ove dovuto.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Ricorrono i presupposti processuali per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione della Corte di Cassazione, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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