Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4490 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 11/02/2022), n.4490

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15864-2020 proposto da:

S.C., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARIA ROSARIA SALZANO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (C.F. (OMISSIS)), AGENZIA DELLE

ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona dei legali rappresentanti pro

tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che le rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, DIREZIONE PROVINCIALE di SALERNO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 7602/12/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI SEZIONE DISTACCATA di SALERNO, depositata il

09/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Cons. Relatore MARCELLO MARIA

FRACANZANI.

 

Fatto

RILEVATO

che il contribuente sig. S.C. ricorre per cassazione avverso la sentenza della CTR per la Campania – Salerno di parziale conferma della pronuncia della CTP di Salerno, ove erano state parzialmente accolte le sue ragioni in tema di prescrizione decennale dei crediti IRPEF riscossi mediante cartella;

che l’Agenzia delle entrate – riscossione ha spiegato tempestivo controricorso;

che in prossimità dell’Adunanza la parte privata ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato ad unico motivo di doglianza;

che può prescindersi dall’istanza di riunione con il ricorso r.g. n. 14769/2018, stante l’autonomia dei giudizi;

che con l’unico motivo si prospetta violazione e falsa applicazione della disciplina generale e speciale della prescrizione dei crediti erariali; che, con riguardo all’unico motivo, il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass., Sez. Un., 17 novembre 2016, n. 23397). In successive pronunce, questa corte ha ribadito che, in tema di riscossione mediante ruolo, la scadenza del termine perentorio per proporre opposizione alla cartella di pagamento di cui al D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, non produce la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c. (Cass., Sez. 6-5, 3 maggio 2019, n. 11760); tuttavia, deve rilevarsi che i diversi tributi soggiacciono al termine ordinario decennale di prescrizione, se la legge non prevede termini prescrizionali differenti; con riferimento ad IRPEF, IRES, IRAP ed IVA, il diritto alla riscossione dei tributi erariali, in mancanza di un’espressa disposizione di legge in senso contrario, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non nel più breve termine quinquennale, non costituendo detti crediti erariali prestazioni periodiche, ma dovendo la sussistenza dei relativi presupposti valutarsi in relazione a ciascun anno d’imposta (tra le tante: Cass. Sez. 6″-5, 11 maggio 2018, n. 11555; Cass., Sez. 6″-5, 11 dicembre 2019, n. 32308; Cass., Sez. 6″-5, 15 aprile 2019, n. 10547; Cass., Sez. 6″- 5, 26 giugno 2020, n. 12740; Cass., Sez. Un., 25 marzo 2021, n. 8500; Cass., Sez. 6″-5, 25 maggio 2021, n. 14346; Cass., Sez. 6″-5, 6 luglio 2021, n. 19106; Cass., Sez. 5″, 19 luglio 2021, n. 20638). Nella specie, la CTR ha correttamente che i crediti erariali per l’IRPEF, che erano fondati su cartelle di pagamento, fossero soggetti a prescrizione decennale;

che, pertanto, il ricorso è infondato e dev’essere respinto; che le spese seguono la soccombenza e devono essere liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte contribuente alla rifusione delle spese di lite a favore dell’Agenzia delle entrate, che liquida in Euro settemilaottocento/00, oltre a spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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