Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4489 del 24/02/2011

Cassazione civile sez. III, 24/02/2011, (ud. 20/01/2011, dep. 24/02/2011), n.4489

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – rel. Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30229-2006 proposto da:

D.B.L. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA VALADIER 48, presso lo studio dell’avvocato RAGUSO

GIUSEPPE, rappresentato e difeso dall’avvocato CLEMENTE NATALE giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.A. (OMISSIS), G.E., C.

M., S.M.A., D.F.V., P.

R., T.E., D.S.V., C.

F., C.L.A. (OMISSIS), COMUNE

(OMISSIS), CA.LA., V.V.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4136/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

SEZIONE PRIMA CIVILE, emessa il 15/01/2005, depositata il 03/10/2005

R.G.N. 3638/01, 3659/01 e 3846/01;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/01/2011 dal Consigliere Dott. ALFONSO AMATUCCI;

udito l’Avvocato GIUSEPPE RAGUSO (per delega dell’Avv. CLEMENTE

NATALE);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto che ha concluso con l’accoglimento del secondo motivo

p.q.r. il rigetto del resto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- Il (OMISSIS) C.A., di cinque anni, cadde dal lastrico solare terrazzato (posto all’altezza di 4/5 metri dal suolo) antistante i locali ad uso box dello stabile dove abitava, riportando lesioni che ne provocarono dopo tre giorni la morte.

I genitori S.M.A. e C.L.A. agirono giudizialmente per il risarcimento nei confronti dei condomini proprietari del lastrico, del comune di (OMISSIS) e del direttore dei lavori di costruzione del fabbricato ing. D.B. assumendo che l’incidente era avvenuto per l’insufficiente protezione offerta dalla ringhiera posta ai margini del lastrico solare, che aveva consentito che il bambino passasse tra i sostegni verticali posti ad un metro di distanza l’uno dall’altro.

I convenuti resistettero.

Con sentenza del 6.10.2000 il tribunale di Roma condannò solidalmente i convenuti al pagamento di L. 100.000.000 ad ognuno degli attori, dei quali ravvisò il concorrente apporto causale colposo per omessa vigilanza.

2.- L’appello dei soccombenti è stato rigettato dalla corte d’appello di Roma con sentenza n. 4136 del 2005, avverso la quale ricorre per cassazione D.B.L. affidandosi ad un unico, articolato motivo.

Gli intimati S. e C.L.A. non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Il Collegio ha disposto che la motivazione sia redatta in forma semplificata.

2.- Che direttore dei lavori effettivamente sia stato fino alla loro ultimazione chi ne abbia assunto la formale qualifica è fatto che non abbisogna di prova alcuna, incombendo su chi lo neghi l’onere della prova del contrario.

Spettava dunque al D.B. provare che alla posa in opera della ringhiera egli era stato (legittimamente) estraneo. E la corte d’appello ha ritenuto, sul punto, che egli non avesse offerto la prova di “un suo sollevamento dall’incarico dopo l’esecuzione delle strutture murarie” (così la sentenza impugnata, a pagina 11, primo capoverso).

Il rilievo è assorbente:

– del primo profilo del ricorso, relativo al vizio di ultrapetizione ascritto alla corte d’appello a pagina 11 del ricorso, sub A, per aver ravvisato la responsabilità del ricorrente come progettista;

– del secondo, relativo alla prospettata violazione (illustrata alle pagine da 11 a 14 del ricorso, sub B) dell’art. 2967 c.c. per avere il ricorrente provato di non aver sottoscritto la dichiarazione di ultimazione dei lavori del 5.8.1983, invece rilasciata dalla sola impresa, e per non avere gli attori dato essi la prova che egli avesse diretto anche i lavori relativi all’apposizione della ringhiera;

– del terzo (illustrato anch’esso sub B, alle pagine da 14 a 16 del ricorso), concernente la affermata violazione dell’art. 345 c.p.c. per avere la corte territoriale ritenuto inammissibile la produzione in appello del progetto: la affermata responsabilità del ricorrente anche quale direttore dei lavori rende, infatti, irrilevante l’accertamento relativo alla diversa distanza progettuale fra i sostegni verticali della ringhiera, che era incontestatamente di un metro in quella effettivamente realizzata.

2.1.- Il profilo di censura (illustrato sub C, alle pagine da 16 a 21 del ricorso) relativo alla prospettata “violazione dell’art. 2048 c.c.; difetto, omissione e illogicità della pronuncia; difetto e/o carenza istruttoria” è manifestamente infondato, risolvendosi la censura in doglianze sulla valutazione del fatto effettuata dal giudice del merito con motivazione del tutto congrua e niente affatto contraddittoria.

3.- Il ricorso è respinto.

In difetto di esercizio di attività difensiva da parte degli intimati, non sussistono i presupposti per provvedere sulle spese.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2011

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