Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4489 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 11/02/2022), n.4489

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13541-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

I.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE TUPINI 113,

presso lo studio dell’avvocato NICOLA CORBO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

E contro

– intimati –

avverso la sentenza n. 8579/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 18/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

La CTR della Campania, con la sentenza n. 8579/2019, rigettava l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTP di Napoli con cui era stato accolto il ricorso di I.L. avente ad oggetto un avviso di accertamento per maggiori imposte sul reddito dovute per l’anno 2011 scaturito da una rettifica del reddito di impresa della società a ristretta base sociale Icom costruzioni metalliche s.r.l..

Il giudice del gravame rilevava la ritualità della notifica dell’atto prodromico (avviso di accertamento) alla società in quanto eseguita alla società nel rispetto del disposto dell’art. 145 c.p.c. e comunque anche presso il legale rappresentante della società stessa.

Evidenziava che il contribuente attraverso la produzione del verbale di assemblea aveva dimostrato la mancata distribuzione degli utili sicché era stata superata la presunzione iuris tantum prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d).

Avverso tale sentenza l’Ufficio propone ricorso affidato ad un unico motivo cui resiste il contribuente con controricorso e ricorso condizionato.

Con un unico motivo l’Agenzia delle Entrate si duole della violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 3, in combinato disposto con l’art. 41 bis, nonché dell’art. 2697 c.c. e degli art. 115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto che il contribuente avesse superato la presunzione prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), con la mera produzione della copia del verbale di assemblea.

La doglianza è fondata.

Questa Corte, con orientamento ormai consolidato, ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione ai soci degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà per il contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, ma siano stati invece accantonati dalla società, ovvero da essa reinvestiti, non essendo tuttavia a tal fine sufficiente la mera deduzione che l’esercizio sociale ufficiale si sia concluso con perdite contabili (cfr. Cass., 2 marzo 2011, n. 5076; 12 aprile 2013, n. 8954; 22 novembre 2017, n. 27778; 9 luglio 2018, n. 18042). Ciò vale anche nelle ipotesi di assenza di rapporti di parentela, in quanto la ristrettezza della base sociale implica di per sé un elevato grado di compartecipazione dei soci, e dunque la conoscenza degli affari sociali e la consapevolezza dell’esistenza di utili extrabilancio (Cass., 18 novembre 2014, n. 24572). Quello che rileva dunque è la ristrettezza dell’assetto societario, che implica un vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci nella gestione sociale, con la conseguenza che, una volta ritenuta operante detta presunzione, spetta poi al contribuente fornire la prova contraria che i ricavi extracontabili non siano stati distribuiti tra i soci (Cass., 24 gennaio 2019, n. 1947).

La forma partecipativa consente dunque di riconoscere, ai fini della prova presuntiva, i requisiti richiesti dall’art. 2729 c.c..

La sentenza ora al vaglio della Corte non si è attenuta a questi principi, errando nell’interpretazione della disciplina ritenendo a torto che attraverso la produzione del verbale di assemblea che attestava la mancata produzione di utile fosse vinta la presunzione legale.

Il ricorso va accolto e la sentenza va cassata e rinviata alla CTR della Campania per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR della Campania, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese di legittimità.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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