Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4486 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 11/02/2022), n.4486

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5525-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

LA RETE RINNOVABILE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA CONSULTA 1/B,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE RUSSO CORVACE, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati LAURA TRIMARCHI,

MARCO EMMA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7582/5/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 05/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Rete Rinnovabile srl proponeva ricorso avverso l’avviso di liquidazione con il quale l’Ufficio, previa riqualificazione, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, dell’atto stipulato tra la ricorrente e Terna spa, al quale era stato dalle parti contraenti attribuito il nomen iuris contratto di affitto, relativo ad un terreno destinato alla costruzione ed esercizio di un impianto fotovoltaico, come contratto di costituzione di diritto di superficie, applicava, in misura proporzionale, l’imposta del registro e quelle ipotecarie e catastali.

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Roma accoglieva il ricorso.

3. La sentenza veniva sottoposta a gravame dall’Amministrazione finanziaria e la Commissione Tributaria Regionale del Lazio rigettava l’appello osservando: a) che la motivazione dell’atto era carente limitandosi a richiamare il testo del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, a) che il contratto intercorso tra Terna – Rete Elettrica Nazionale S.p.A. e Rete Rinnovabile srl, andava ricondotto nello schema dell’affitto come si evinceva dalla volontà manifestata dai contraenti e dalla previsione dell’obbligo di versamento del canone quale corrispettivo del godimento del bene, b) che a favore della qualificazione del contratto tassato nei termini prospettati dall’Agenzia non deponeva il peculiare contenuto delle clausole negoziali previste dagli stipulanti, come appunto la previsione che gli impianti realizzati sul terreno restavano di proprietà dell’affittuario o si trasferivano a titolo gratuito al proprietario del terreno a seconda se il contratto si scioglieva anticipatamente o alla naturale scadenza e la disciplina delle spese straordinarie a carico dell’affittuario/conduttore.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate affidandosi a due motivi. La contribuente si è costituita depositando controricorso.

5 Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con il primo motivo di impugnazione l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 20 e 52, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si sostiene che la CTR abbia errato nel ritenere carente di motivazione l’atto di liquidazione che, al contrario, enunciava i criteri in base ai quali era stata effettuata la ripresa fiscale.

1.2 Con il secondo motivo del ricorso l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, nonché degli artt. 952,953,1571,1576,1587,1590 e 1615 c.c., per avere erroneamente la CTR qualificato l’atto negoziale in discussione come contratto di affitto/locazione e non come contratto di concessione del diritto reale di superficie non valutando, ai fini del corretto inquadramento dell’accordo negoziale nello schema legale, la natura e gli effetti della clausole di concessione all’affittuario dello ius aedificandi, relativa alla realizzazione degli impianti fotovoltaici, di custodia e conservazione del terreno e di previsione degli acuisti degli impianti fotovoltaici nelle ipotesi di scioglimento del contratto.

2. In applicazione del principio processuale della “ragione più liquida”, desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., secondo il quale la causa può essere decisa sulla base della questione ritenuta di più agevole soluzione, anche se logicamente subordinata, senza che sia necessario esaminare previamente le altre, imponendosi, a tutela di esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, un approccio interpretativo che comporti la verifica delle soluzioni sul piano dell’impatto operativo piuttosto che su quello della coerenza logico sistematica e sostituisca il profilo dell’evidenza a quello dell’ordine delle questioni da trattare ai sensi dell’art. 276 c.p.c. (cfr. da ultimo Cass. 319/2019), va prioritariamente esaminato il secondo motivo che impatta sul merito della pretesa fiscale.

2. Il motivo è infondato.

2.1 Va preliminarmente precisato che le questioni di incostituzionalità risolte con due recenti pronunce della Consulta (nn. 158/2021 e 39/2021), non incidono sulla fattispecie in esame, per la quale non è in contestazione il collegamento con altri elementi extratestuali e degli atti collegati dall’opera di qualificazione negoziale (oggetto del giudizio di costituzionalità) ma esclusivamente l’indagine sulla corretta interpretazione di atto negoziale.

2.2 Ciò premesso viene posta all’attenzione di questo Collegio la questione della interpretazione e qualificazione, ai fini dell’applicazione dell’imposta sul registro e di quelle ipotecarie e catastali, delle clausole e delle condizioni di un contratto di affitto di terreni per la costruzione di un parco fotovoltaico.

2.3 Sul punto questa Corte è intervenuta di recente con plurime pronunce (cfr. Cass. nn. 23181/2021, 23399/2021, 23400/2021, 23401/2021, 23402/2021, 22988/2021 e 23180/2021), emesse in fattispecie sovrapponibili a quelle oggetto di causa ed in alcuni casi le stesse parti affermando i seguenti principi: a) ai fini della ricostruzione dell’accordo negoziale, l’attività del giudice del merito si articola in due fasi; la prima diretta ad interpretare la volontà delle parti, ossia ad individuare gli effetti da esse avuti di mira, che consiste in un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non sotto il profilo della motivazione, la seconda volta a qualificare il negozio mediante l’attribuzione di un “nomen iuris”, riconducendo quell’accordo negoziale ad un tipo legale o assumendo che sia atipico, fase sindacabile in cassazione per violazione di legge, e segnatamente dei criteri ermeneutici indicati dagli artt. 1362 e ss. c.c.” (Cass. n. 3590/2021); b) il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, non è predisposto al recupero di imposte “eluse”, perché l’istituto dell’abuso del diritto” disciplinato oggi dalla L. n. 212 del 2000, art. 10 bis, introdotto dal D.Lgs. n. 128 del 2015 – presuppone una mancanza di “causa economica” che non è viceversa prevista per l’applicazione dell’art. 20 citato, disposizione la quale semplicemente impone, ai fini della determinazione dell’imposta di registro, di qualificare l’atto, o il collegamento di più atti, in ragione della loro intrinseca portata, cioè in ragione degli effetti oggettivamente raggiunti dal negozio; c) stabilire se un determinato atto abbia ad oggetto la costituzione di un diritto di superficie ovvero una locazione (o altro atto a contenuto meramente obbligatorio),strumenti contrattuali che le parti possono liberamente scegliere anche in funzione del lecito risparmio fiscale per installare degli impianti fotovoltaici, rappresenta una questione interpretativa, la cui soluzione richiede una valutazione analitica del complesso delle clausole e delle condizioni contrattuali da svolgersi sulla base dei canoni ermeneutici stabiliti dagli artt. 1362 e ss. c.c. in particolare al fine di stabilire se una concessione ad aedificandum sia costitutiva di diritti di natura reale o meramente obbligatoria, è decisiva l’interpretazione complessiva – attribuita al giudice del merito, trattandosi di apprezzamenti di fatto – del “titolo”, e cioè del contratto, e, in particolare, della disciplina relativa alla sorte delle opere costruite dal concessionario al momento della cessazione del rapporto concessorio; c) in tutte le fattispecie esaminate, così come nella impugnata sentenza, la CTR, con accertamenti e valutazioni insindacabili in questa sede – salvo che per i non dedotti vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 ss c.c. -, ha posto a fondamento della operata qualificazione giuridica dell’atto sottoposto a tassazione, senza violare alcuna norma sulla interpretazione dei contratti, una serie di elementi evincibili dal contenuto della convenzione (previsione di risoluzione anticipata del contratto, obblighi di custodia del terreno, preventivo consenso per la cessione del contratto, previsione del canone trimestrale, durata del contratto diritto di accesso al terreno) ed ha congruamente motivando sulla non decisività degli elementi su cui l’Ufficio ha fatto leva per affermare la sussistenza del diverso schema negoziale della costituzione del diritto di superficie rispetto a quello voluto dalle parti.

2.4 In conclusione, la qualificazione giuridica del contratto sottoscritto dalle parti operata dalla CTR, risulta conforme ai principi sopra indicati e, dunque, esente da censure.

2.5 Discende dall’infondatezza del secondo motivo di ricorso, l’inutilità dell’esame del primo motivo, il quale attinge l’altra autonoma ratio decidendi della sentenza di secondo grado, atteso che il suo accoglimento, in ogni caso, non gioverebbe alla ricorrente.

3 Sussistono giustificate ragioni, avuto riguardo all’assenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, per disporre la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso.

Dichiara compensate le spese tra le parti

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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