Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4483 del 20/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 20/02/2020, (ud. 24/10/2019, dep. 20/02/2020), n.4483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26155-2018 proposto da:

D.V., D.M., quali eredi legittimi della sig.ra

D.L.C., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA E. MOROSINI 16,

presso lo studio dell’avvocato GUIDO GUERRA, rappresentati e difesi

dall’avvocato UGO DELLA MONICA;

– ricorrenti –

contro

FONDAZIONE ASILO INFANTILE L.R., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato CARLA LAURETANO;

– controricorrente –

contro

COMUNE di POSITANO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 195/2018 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 12/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza resa in data 12/2/2018, la Corte d’appello di Salerno ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado, per quel che ancora rileva in questa sede, ha accolto la domanda proposta dall’Istituto Opera Pia Asilo Infantile L.R. di Positano per l’accertamento della cessazione del contratto di comodato precario concluso tra l’Istituto e D.L.C., con la condanna di quest’ultima al rilascio dell’immobile concesso in godimento;

che, a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha confermato la correttezza della decisione del primo giudice nella parte in cui aveva ritenuto comprovata l’avvenuta concessione a titolo di comodato del godimento dell’immobile dedotto in giudizio da parte dell’Istituto originario ricorrente in favore della D.L., nonchè nella parte in cui aveva escluso che quest’ultima avesse fornito la prova dell’interversio possessionis dedotto dalla D.L. a fondamento del preteso acquisto dell’immobile per usucapione;

che, avverso la sentenza d’appello, D.V. e d.M. in qualità di eredi di D.L.C., propongono ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;

che la Fondazione Asilo Infantile L.R. (già Opera Pia Asilo Infantile L.R.) resiste con controricorso;

che nessun altro intimato ha svolto difese in questa sede;

che, a seguito della fissazione della camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., i ricorrenti hanno presentato memoria;

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con l’unico motivo d’impugnazione proposto, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1140,1141 e 1158 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto raggiunta la prova della conclusione, tra l’Istituto Opera Pia Asilo Infantile L.R. e la D.L., di un contratto di comodato avente ad oggetto l’immobile dedotto in giudizio, e per aver ritenuto non adeguatamente comprovata l’avvenuta interversione del possesso da parte della D.L., idoneo a legittimare il possesso dell’immobile conteso e il conseguente acquisto dello stesso per usucapione;

che il motivo è inammissibile;

che, al riguardo, osserva il Collegio come, con il motivo in esame, i ricorrenti – lungi dal denunciare l’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata dalle norme di legge richiamate – alleghino un’erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa: operazione che non attiene all’esatta interpretazione della norma di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612745; Sez. 5, Sentenza n. 26110 del 30/12/2015, Rv. 638171), neppure coinvolgendo, la prospettazione critica dei ricorrenti, l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sè incontroverso, insistendo propriamente gli stessi nella prospettazione di una diversa ricostruzione dei fatti di causa, rispetto a quanto operato dal giudice a quo;

che, nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe del motivo d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, l’ubi consistam delle censure sollevate dagli odierni ricorrenti deve piuttosto individuarsi nella negata congruità dell’interpretazione fornita dalla corte territoriale del contenuto rappresentativo degli elementi di prova complessivamente acquisiti, dei fatti di causa o dei rapporti tra le parti ritenuti rilevanti;

che si tratta, come appare manifesto, di un’argomentazione critica con evidenza diretta a censurare una (tipica) erronea ricognizione della fattispecie concreta, di necessità mediata dalla contestata valutazione delle risultanze probatorie di causa; e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato;

che, ciò posto, il motivo d’impugnazione così formulato – per altro verso prospettato in palese violazione degli oneri di puntuale e completa allegazione del ricorso, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, – deve ritenersi inammissibile, non essendo consentito alla parte censurare come violazione di norma di diritto, e non come vizio di motivazione, un errore in cui si assume che sia incorso il giudice di merito nella ricostruzione di un fatto giuridicamente rilevante, sul quale la sentenza doveva pronunciarsi (Sez. 3, Sentenza n. 10385 del 18/05/2005, Rv. 581564; Sez. 5, Sentenza n. 9185 del 21/04/2011, Rv. 616892), non potendo ritenersi neppure soddisfatti i requisiti minimi previsti dall’art. 360 c.p.c., n. 5, ai fini del controllo della legittimità della motivazione nella prospettiva dell’omesso esame di fatti decisivi controversi tra le parti;

che, sulla base di tali premesse, dev’essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso – cui la memoria da ultimo depositata dai ricorrenti non apporta alcun decisivo contributo di segno contrario – con la condanna dei ricorrenti al rimborso, in favore della fondazione controricorrente, delle spese del presente giudizio, secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre l’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il pagamento del doppio contributo, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate, per ciascuna parte, in Euro 7.000,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 24 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2020

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