Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4483 del 19/02/2021

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 19/02/2021), n.4483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 29651/2015 proposto da:

Iar Siltal S.p.a., in Amministrazione Straordinaria, in persona dei

commissari straordinari pro tempore, domiciliata in Roma, Piazza

Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avvocato Portinaro Daniele, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

e contro

Nord Color S.p.a., a socio unico, in persona del legale

rappresentante pro tempore, domiciliata in Roma, Piazza Cavour,

presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avvocato Giovetti Alessandra, giusta

procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

Iar Siltal S.p.a., in Amministrazione Straordinaria, in persona dei

commissari straordinari pro tempore, domiciliata in Roma, Piazza

Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avvocato Portinaro Daniele, giusta

procura in calce al ricorso principale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 916/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 13/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/12/2020 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale; assorbimento del ricorso incidentale, da ritenersi

condizionato;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato Del Pozzo Claudia, con delega

scritta, che si riporta e chiede l’accoglimento;

udito, per la controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

Alberini Luciano, con delega scritta, che si riporta e chiede il

rigetto.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza in data 10-6-2013 il Tribunale di Casale Monferrato accoglieva l’azione revocatoria fallimentare proposta dalla IAR Siltal s.p.a. in amministrazione straordinaria nei confronti delle società Nord Color s.p.a. e Nord Color s.r.l., quest’ultima quale conferitaria di un ramo aziendale della prima, per taluni pagamenti eseguiti nel semestre anteriore alla domanda di ammissione all’amministrazione controllata (14-42005).

Su gravame delle società, la corte d’appello di Torino, con sentenza in data 13-5-2015, riformava la decisione nel capo afferente alla scientia decoctionis, ritenendo non sufficienti a fini presuntivi gli indizi a tal riguardo enunciati dal giudice di primo grado.

Per la cassazione della sentenza, la IAR Siltal in amministrazione straordinaria ha proposto ricorso sulla base di un unico motivo.

Hanno resistito con unico controricorso le società Nord Color s.r.l. a socio unico e Ponza s.r.l., già Nord Color s.p.a., articolando a loro volta quattro motivi di ricorso incidentale.

A tanto la ricorrente principale ha replicato con controricorso.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I. – Con l’unico motivo del ricorso principale la procedura denunzia la violazione o falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., artt. 2727 e 2697 c.c..

Si duole di avere la corte d’appello “misurato” la rilevanza probatoria degli elementi indiziari forniti da Iar Siltal con il “metro” della certezza assoluta, in luogo della certezza logica, ovvero della “ragionevole” certezza anche probabilistica”.

Il motivo è inammissibile poichè genericamente teso ad avversare la valutazione in fatto, istituzionalmente riservata al giudice del merito.

II. – Si evince dalla sentenza che a fondamento della scientia l’attrice aveva valorizzato i seguenti indizi, la cui rilevanza era stata condivisa dal tribunale: (i) la progressiva crescita dell’indebitamento finanziario del gruppo a fronte della riduzione del fatturato per l’esercizio 2003 e di maggiori perdite nell’anno 2004; (ii) la ristrutturazione debitoria nei confronti del sistema bancario avvenuta, sempre nel 2004, in base a un accodo complessivo facente riferimento all’esistenza di numerosi decreti ingiuntivi non opposti e di procedure esecutive; (iii) la divulgazione agli inizi del 2004 di notizie di stampa circa l’allarmante crisi del gruppo medesimo.

III. – La corte d’appello ha ritenuto i citati elementi non probanti, poichè non risultava che le società convenute fossero state a conoscenza dell’esistenza e del contenuto del citato accordo tra IAR Siltal e le banche, e poichè nè le procedure monitorie, nè quelle esecutive mobiliari sono soggette a forme di pubblicità tali da renderne generalmente consapevoli i soggetti terzi.

Ha soggiunto che non poteva pretendersi da parte di fornitori, come le società convenute, non aventi veste di operatore qualificato nel settore del credito, un costante monitoraggio dell’andamento del bilancio della controparte, e che le notizie di stampa alluse dal tribunale avevano avuto un certo risalto solo in ambito locale piemontese, a fronte della distinta sede operativa delle società nella provincia di Pordenone. Cosicchè infine un solo elemento in effetti era risultato come potenzialmente rilevante, rispetto ai profili interni del rapporto commerciale, vale a dire il ritardo nel pagamento (a ottobre 2004) di alcune fatture scadenti tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004; ritardo in sè non confortante, tuttavia, la prova della scientia decoctionis.

IV. – La valutazione della corte d’appello integra un apprezzamento in fatto, al fondo del quale non sono ravvisabili errori di diritto.

La giurisprudenza di questa Corte è ferma nel senso che la conoscenza dello stato di insolvenza, in tema di revocatoria fallimentare, pur potendo essere provata anche mediante elementi indiziari, deve essere effettiva. Donde gli elementi indiziari devono essere considerati nella loro idoneità a dimostrare per presunzioni l’effettività di tale conoscenza.

La valutazione è rimessa al giudice del merito nella combinazione tra la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione e il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l’esistenza del fatto ignoto; il che costituisce, per l’appunto, sintesi dell’apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (v. Cass. n. 3854-19, Cass. n. 3336-15 e molte altre).

V. – Nel caso concreto è risolutivo osservare che la motivazione della corte d’appello non è stata censurata per omesso esame di fatti storici altrimenti decisivi (nell’ottica di Cass. Sez. U. n. 8053-14), e che nessun fondamento possiede il riferimento della ricorrente all’art. 116 c.p.c., la cui violazione può essere dedotta in cassazione in casi del tutto peculiari e diversi da quello in esame; e segnatamente solo ove si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato – in assenza di diversa indicazione normativa – secondo il suo “prudente apprezzamento”, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria (come, per esempio, il valore di prova legale); o ancora qualora si tratti di prove soggette a specifiche regola valutative. Mentre invece, ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova (nel suo complesso), la censura non è ammissibile che nei limiti rigorosi dell’attuale art. 360 c.p.c., n. 5, per la parte che ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione (cfr. adesso Cass. Sez. U. n. 20867-20).

VI. – Il ricorso incidentale è assorbito essendo proposto in forma condizionata, come si ricava dalle conclusioni assunte. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e assorbito l’incidentale; condanna la ricorrente principale al pagamento delle spese processuali, che nel complesso liquida in 8.000,00 Euro, di cui 200,00 Euro per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella massima percentuale di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2021

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