Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4477 del 21/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/02/2017, (ud. 13/12/2016, dep.21/02/2017),  n. 4477

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28960/2015 proposto da:

B.O., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la Corte Suprema di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato ALFONSO DI BENEDETTO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

e contro

S.P., INA ASSISTALIA SPA, C.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 7653/2014 emessa il 16/09/2014, della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 15/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO SCODITTI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che il consigliere relatore Dott. Enrico Scoditti ha depositato in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: ” B.O. impugnò innanzi al Pretore di Latina in funzione di giudice del lavoro la nullità del licenziamento intimatogli dalla Ditta R.. Il ricorso fu rigettato e la sentenza venne notificata presso la cancelleria mancando l’elezione di domicilio nel luogo di svolgimento del giudizio a cura dell’avv. S.P.. Nonostante il passaggio in giudicato della sentenza, sulla base di sollecitazione del medesimo legale il B. propose appello, dichiarato inammissibile. Il B., sul presupposto della responsabilità professionale del professionista per la mancata elezione di domicilio che aveva determinato la non tempestiva conoscenza dell’avvenuta notifica della sentenza, convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Roma l’avv. S.P. e Assitalia Assicurazioni chiedendo il risarcimento del danno. Si costituì l’avv. S.P. chiedendo il rigetto della domanda e proponendo altresì domanda riconvenzionale; deducendo che il decorso dei termini per l’impugnazione derivava dal ritardo con cui l’ufficiale giudiziario aveva notificato il biglietto di cancellaria relativo all’avvenuto deposito della sentenza, chiamò in causa l’ufficiale giudiziario C.L.. Il Tribunale adito rigettò sia la domanda principale che quella riconvenzionale, condannando l’attore al rimborso delle spese processuali nei confronti dell’assicuratrice e l’avv. S.P. a quelle in favore di C.L.. Avverso detta sentenza propose appello l’avv. S.P. relativamente alla condanna al ristoro delle spese. Propose altresì appello incidentale il B.. Con sentenza di data 15 dicembre 2014 la Corte d’appello di Roma rigettò sia l’appello principale che quello incidentale. La corte territoriale, premesso che incombeva sul B. l’onere di provare l’esistenza dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato mediante l’appello, fece propria la conclusione del giudice di primo grado secondo cui mancavano del tutto i verbali delle prove orali espletate nella causa originaria sicchè, nella assoluta incertezza circa l’esito del giudizio non tenutosi innanzi alla Corte d’appello, non provata era la produzione del danno. Ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo B.O..

Con l’unico motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1176, 1218 e 1223 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nullità della sentenza e del procedimento ex artt. 115, 116 e 132 n. 4) c.p.c., nonchè omesso esame di fatto controverso e decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5). Osserva il ricorrente che l’esame della sentenza del Pretore di Latina in funzione di giudice del lavoro era sufficiente per accertare l’esistenza dei presupposti del danno perchè il giudice adito aveva erroneamente ritenuto inefficace il telegramma ai fini della tempestiva impugnazione del licenziamento. Aggiunge che la Corte d’appello avrebbe dovuto rilevare, oltre la tardività della proposizione dell’impugnazione, quali ulteriori negligenze del professionista, la tardiva produzione in primo grado del telegramma, ai fini della prova della ricezione del medesimo, ed il non aver eccepito in secondo grado la violazione di legge relativamente alla questione della tempestività del licenziamento. Adduce inoltre di aver subito il danno rappresentato dalla condanna alle spese processuali a seguito della dichiarata inammissibilità dell’appello quale conseguenza dell’imperizia del legale che non avrebbe dovuto consigliare la proposizione di un appello tardivo. Conclude denunciando l’omesso esame di fatto decisivo e controverso rappresentato dall’erronea valutazione compiuta dal Pretore di Latina.

Il motivo è inammissibile. La valutazione dei documenti e delle risultanze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito (fra le tante Cass. 21 luglio 2010, n. 17097). Tale valutazione del giudice di merito è sindacabile nella presente sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio motivazionale. Sotto quest’aspetto il ricorrente denuncia l’omesso esame di fatto decisivo e controverso rappresentato dall’erronea valutazione compiuta dal Pretore di Latina. Ai fini della denuncia del vizio motivazionale il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività” (Cass. 7 aprile 2014, n. 8053). Il ricorrente ha omesso di indicare il “come” e il “quando” la circostanza di fatto dell’asserita erronea valutazione compiuta dal Pretore di Latina sia stata oggetto di discussione tra le parti ed abbia quindi fatto ingresso nel processo. La circostanza rileva, peraltro, sul piano più generale dell’autosufficienza del ricorso. Il ricorrente non ha indicato se ed in quale sede processuale abbia allegato quale elemento probatorio ai fini della prova del verosimile esito positivo dell’appello non tempestivamente proposto la circostanza dell’asserita erronea valutazione compiuta dal giudice del lavoro, oltre la questione della mancata elezione di domicilio e della tardività dell’impugnazione. Il principio di autosufficienza del ricorso non risulta rispettato neanche per ciò che concerne le ulteriori negligenze del professionista nel motivo addotte, e cioè la tardiva produzione in primo grado del telegramma ed il non aver eccepito in secondo grado la violazione di legge relativamente alla questione della tempestività del licenziamento (circostanza quest’ultima peraltro priva di decisività stante l’inammissibilità dell’appello per tardività).”;

che sono seguite le rituali comunicazioni e notificazioni e che è stata presentata memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide la proposta di decisione contenuta nella relazione del consigliere relatore;

che pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; che non si deve provvedere sulle spese del giudizio di cassazione, in mancanza della partecipazione della controparte al procedimento.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2017

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