Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4460 del 23/02/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 4460 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: DI VIRGILIO ROSA MARIA

sul ricorso 12094/2014 proposto da:
Intesa Sanpaolo S.p.a., già Banca Intesa S.p.a., (per incorporazione
del Sanpaolo Imi S.p.a.), in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Carlo Mirabello n.
23, presso lo studio dell’avvocato Natale Michela, che la rappresenta
e difende unitamente all’avvocato Tavormina Valerio, giusta procura
a margine del ricorso;
-ricorrente contro

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Data pubblicazione: 23/02/2018

Ghisleri Luigi, Ghisleri Margherita, nella qualità di eredi di Francesco
Ghisleri, elettivamente domiciliati in Roma, Piazza Vescovio n.21,
presso lo studio dell’avvocato Manferoce Tommaso, che li
rappresenta e difende
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unitamente all’avvocato

Ziccardi Fabio

Emilio, giusta procura a margine del controricorso;
-controricorrente

avverso la sentenza n. 1458/2013 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 4/04/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
13/10/2017 dal cons. DI VIRGILIO ROSA MARIA;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto
Procuratore Generale CARDINO ALBERTO che ha chiesto che Codesta
Corte di Cassazione voglia accogliere il secondo motivo di ricorso.

La Corte,
Rilevato che:
Ghisleri Francesco, premesso di aver acquistato a settembre 2003, su
suggerimento del funzionario di Banca Intesa, un milione di euro di
obbligazioni Parmalat 5,50%, scadenza marzo 2009, al posto delle
obbligazioni C.I.R. dallo stesso richieste, perchè a detta della Banca
non cedibili da intermediari a risparmiatori, e successivamente, il
12/11/2003, altre obbligazioni Parmalat per l’importo di euro
250.000,00 e di avere subito la perdita del capitale investito per le
note vicende del gruppo, chiedeva il risarcimento del danno nella
misura pari alla differenza tra il valore delle obbligazioni richieste e
non cedute dalla Banca e quello sulle quali era stata invece dirottata
la sua scelta, oltre al danno biologico.
La Banca contestava la domanda.
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Il Tribunale accoglieva la domanda di risoluzione per inadempimento
e condannava la Banca a corrispondere la somma di euro
1.251.955,51, oltre interessi dalla domanda.
Con sentenza depositata il 4/4/2013, la Corte d’appello di Milano, in
parziale accoglimento dell’appello principale di Intesa Sanpaolo

dell’appellante ed a carico degli eredi Ghisleri, Luigi e Margherita,
della somma di euro 28.794,98, oltre interessi dalla domanda al
saldo, e nel resto ha respinto l’appello principale e l’incidentale; ha
condannato Banca Intesa alla spese del grado.
La Corte d’appello ha respinto il primo motivo dell’appello principale,
ritenendo che il Ghisleri sin dall’atto di citazione aveva prospettato il
conflitto d’interessi; ha rilevato che a tenore dell’art.31 del
Regolamento Consob non si applica la disposizione dell’art.27 sul
conflitto di interessi nei rapporti tra intermediari autorizzati ed
operatori qualificati, ma che non risultava il Ghisleri rientrare nelle
specifiche categorie di cui all’art.31, da ritenersi di stretta
interpretazione; ha ritenuto scriminante, al fine del valutare la
sussistenza del conflitto d’interessi, la circostanza che le vendite delle
obbligazioni Parmalat erano avvenute da parte di banca Intesa
nell’immediatezza dell’offerta al mercato di un rilevante quantitativo
di obbligazioni della stessa emittente da parte della consociata
Nextra, in un contesto in cui la stessa banca aveva proposto di
propria iniziativa al cliente l’acquisto di obbligazioni Parmalat;ha
respinto le due censure articolate sulla rilevanza causale del conflitto
di interessi e sulla gravità dell’inadempimento; ha infine accolto
l’appello principale quanto alla deduzione dei dividendi maturati e
percepiti dopo la proposizione della domanda.
Ricorre Intesa Sanpaolo s.p.a. sulla base di cinque motivi.
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spa(già Banca Intesa spa) ha disposto la restituzione in favore

Si difendono i Ghisleri con controricorso.
Il PG ha depositato le conclusioni ex art.380 bis.1.cod.proc.civ.
Le parti hanno depositato le memorie ex art.380 bis.l. cod.proc.civ.
Considerato che:
Col primo motivo, la ricorrente si duole del vizio di extrapetizione,

conflitto d’interesse, non segnalata dall’intermediario, mentre questa
era stata fatta valere solo con la memoria conclusiva, in violazione
degli artt. 2,10 e 13 del d.lgs.5/2003, applicabile ratione temporis.
Il motivo è infondato.
Come risulta dalla verifica diretta dell’atto di citazione, che questa
Corte deve compiere trattandosi di denuncia di vizio processuale, a
pag.3 e nella nota 3,

la parte aveva dedotto i fatti rilevanti, la

mancata informazione e l’assoluta contemporaneità con la vendita
delle obbligazioni Parmalat da parte della consociata Nextra.
Col secondo motivo, Intesa Sanpaolo denuncia la violazione o falsa
applicazione degli art.21, comma 1, d.lgs 58/98 nella formulazione
ratione temporis

applicabile e 27 del Regolamento Consob

n.11522/1998, e conseguentemente dell’art.1453 cod.civ.
Sostiene che le due emissioni erano diverse, quella acquistata nel
2003 dal Ghisleri era del 1999, mentre l’operazione Nextra era
relativa a titoli obbligazionari del 2003-2004; che Banca Intesa ha
dovuto reperire le obbligazioni Parmalat sul mercato, a prezzo di
mercato; che gli interessi in conflitto devono valutarsi non certo con
riferimento alla stessa emittente ma in riferimento alla singola
negoziazione considerata, né rileva che la banca avesse essa stessa
promosso l’acquisto nei confronti del cliente.
Col terzo mezzo, si duole del vizio di motivazione, per avere la Corte
d’appello

omesso di considerare che si trattava di titoli non in
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per avere la Cote d’appello ritenuto tempestiva la deduzione del

portafoglio, ma di cui la Banca si è dovuta specificamente
approvvigionare.
I due motivi sono strettamente collegati, vanno valutati
unitariamente e presentano profili di inammissibilità ed infondatezza.
La ricorrente sostiene l’esistenza del vizio di violazione di legge, per

considerando le negoziazioni da parte della società consociata di uno
stesso emittente, ma in relazione ad altre e diverse obbligazioni,
quindi in astratto e non in concreto, cioè avendo riguardo alla singola
negoziazione intermediata.
Ed in questo consisterebbe la violazione dell’art.21, comma 1, t.u.f.
(«Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti
abilitati devono:
a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse
dei clienti e per l’integrità dei mercati;…
c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti
di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare
comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento;…») e
dell’art.27 del Regolamento Consob 11522/1998( «1. Gli intermediari
autorizzati vigilano per l’individuazione dei conflitti di interessi. 2. Gli
intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni con o per
conto della propria clientela se hanno direttamente o indirettamente
un interesse in conflitto, anche derivante da rapporti di gruppo, dalla
prestazione congiunta di più servizi o da altri rapporti di affari propri
o di società del gruppo, a meno che non abbiano preventivamente
informato per iscritto l’investitore sulla natura e l’estensione del loro
interesse nell’operazione e l’investitore non abbia acconsentito
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avere la Corte d’appello ritenuto sussistente il conflitto di interessi

espressamente per iscritto all’effettuazione dell’operazione. Ove
l’operazione sia conclusa telefonicamente, l’assolvimento dei citati
obblighi informativi e il rilascio della relativa autorizzazione da parte
dell’investitore devono risultare da registrazione su nastro magnetico
o su altro supporto equivalente. 3. Ove gli intermediari autorizzati, al

utilizzino moduli o formulari prestampati, questi devono recare
l’indicazione, graficamente evidenziata, che l’operazione è in conflitto
di interessi»).
A detta prospettazione della ricorrente non può prestarsi adesione.
Ed infatti, è di chiara evidenza che, nella sostanza, la doglianza è
intesa a far valere l’erroneità della valutazione in fatto operata dalla
Corte d’appello, atteso che questa, nella valutazione di merito che le
spetta, ha evidenziato i fatti ritenuti rilevanti per concludere
congruamente per la sussistenza di una situazione di conflitto di
interessi, volta che ha dato valore non alla serie delle obbligazioni
cedute, ma al fatto che provenissero da una stessa emittente e che
altra società del gruppo stesse vendendo massicciamente titoli della
medesima emittente ( e ciò denotava la consapevolezza
dell’insolvibilità di questa) allorquando sono state ceduti al Ghisleri
titoli di notevole entità, tanto più che le obbligazioni Parmalat non
erano state nemmeno richieste dal cliente, ma offerte dalla Banca.
La doglianza di cui al secondo motivo, pertanto, è infondata là dove
prospetta l’erroneità della valutazione in astratto, che tale non è
stata, e nel resto inammissibile, in quanto impinge nella valutazione
di merito operata dalla Corte ambrosiana.
Il terzo mezzo è inammissibile; la ricorrente prospetta il vizio ex
art.360 n.5 cod. proc. civ., sostenendo che il Giudice del merito non
avrebbe valutato il fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti,
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fine dell’assolvimento degli obblighi di cui al precedente comma 2,

che Banca Intesa si è dovuta approvvigionare sul mercato dei titoli
Parmalat per eseguire l’ordine del cliente.
Nella specie si applica l’art.360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ.,
riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge
7 agosto 2012, n. 134, che, come ritenuto nella pronuncia Sez.U.

per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico,
principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza
o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra
le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato,
avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne
consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366,
primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il
ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato
omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti
esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di
discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo
restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per
sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto
storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in
considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato
conto di tutte le risultanze probatorie.
Ora, la ricorrente tenta di far valere la decisività del fatto, che la
Corte del merito ha in realtà valutato in termini di irrilevanza, come
risulta dall’ultimo capoverso di pag. 7, e ciò sempre nell’ambito della
valutazione di merito che ha condotto.
Col quarto motivo, la Banca, in subordine, torna a sostenere,
denunciando vizio motivazionale, la qualità di operatore qualificato
del Ghisleri ex art.31 del Regolamento Consob e si duole dell’omesso
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8053/2014, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile

esame da parte della sentenza impugnata della deduzione dei ruoli
gestori del Ghisleri nella ADR Finanziaria spa e nella Boero
Bartolomeo spa che, da soli, integravano il possesso dei requisiti di
professionalità richiesti dalla norma.
Col quinto mezzo, denuncia la violazione dell’art.31 cit., avendo la

solo che la persona fisica debba possedere i requisiti di
professionalità, ma che dichiari anche di possedere detti requisiti,
mentre la norma richiede la dichiarazione scritta solo con riferimento
a quelle categorie di soggetti per i quali non sussistano requisiti
oggettivi connessi ad una specifica attività professionale.
I due motivi, in quanto connessi, vanno valutati unitariamente e sono
da ritenersi infondati.
La Corte del merito ha statuito in punto di fatto, escludendo in capo
all’ing.Ghisleri le funzioni professionali rilevanti ai sensi della
normativa cit. (pag.7, 2° cpv), ed in ogni caso, è principio consolidato
che le persone fisiche, per essere considerate operatori qualificati ai
sensi dell’art. 31, comma 2, del Regolamento Consob, adottato con
delibera dell’i luglio 1998, n. 11522, in attuazione del d.lgs. n. 58 del
1998 ed applicabile “ratione temporis”, devono aver manifestato
all’intermediario la volontà di essere considerate tali, non essendo
sufficiente che le stesse siano in possesso dei requisiti di
professionalità stabiliti dal medesimo decreto legislativo per i soggetti
che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso
società di intermediazione mobiliare(in tal senso le pronunce
23805/2015, 21887/2015 e 13872/2017).
Conclusivamente, va respinto il ricorso; le spese seguono la
soccombenza.
P.Q.M.
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Corte del merito interpretato la disposizione normativa nel senso non

La

Corte respinge il ricorso; condanna la ricorrente alle spese,

liquidate in euro 8000,00, oltre euro 200,00 per esborsi; oltre spese
forfettarie ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del d.p.r. 115 del 30/5/2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte

pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis
dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, in data 13 ottobre 2017

della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato

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