Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4459 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2022, (ud. 10/01/2022, dep. 11/02/2022), n.4459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26206/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, con sede in (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Futura s.r.l.;

e nei confronti di:

N.F., entrambi rappresentati e difesi dall’Avv.

Giampiero Balena, con domicilio eletto in Roma, via Sestio Calvino,

n. 32, presso lo studio dell’Avv. Alessandro Portoghese;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia, Sezione staccata di Foggia, n. 49/26/13 depositata il 26

marzo 2013.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 10 gennaio

2022 dal Consigliere Giuseppe Nicastro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

a seguito di un processo verbale della Guardia di finanza, l’Agenzia delle entrate notificò: a) a Futura s.r.l., tre avvisi di accertamento (n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS)), con i quali a seguito di indagini bancarie svolte, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 1, n. 7) e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, n. 7), sui conti correnti intestati sia alla predetta società (un conto corrente) sia al suo amministratore e socio N.F. (tre conti correnti), e sulla base delle presunzioni di cui ai menzionati commi, al n. 2) – rettificò le dichiarazioni presentate dalla società contribuente per i periodi d’imposta 2005, 2006 e 2007, accertando maggiori ricavi (Euro 1.062.621,00 per l’anno 2005, Euro 3.010.793,00 per l’anno 2006 ed Euro 864.478,00 per l’anno 2007) e le conseguenti maggiori IRES, IRAP e IVA e irrogando le correlative sanzioni; b) a N.F., tre avvisi di accertamento (n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS)), con i quali, sulla base della presunzione che, data la ristretta base partecipativa di Futura s.r.l., i maggiori redditi accertati in capo a essa erano stati distribuiti ai soci, accertò redditi (di capitale) non dichiarati correlativi agli utili a lui distribuiti negli stessi periodi d’imposta 2005, 2006 e 2007, con la conseguente maggiore IRPEF e con le correlative sanzioni;

Futura s.r.l. e N.F. impugnarono separatamente gli avvisi di accertamento davanti alla Commissione tributaria provinciale di Foggia che, riuniti i ricorsi dei contribuenti: a) accolse il ricorso di Futura s.r.l. relativo al periodo d’imposta 2005, per la ragione che la ripresa a tassazione per tale periodo d’imposta derivava esclusivamente dalle movimentazioni risultanti “dal conto corrente (OMISSIS) intrattenuto con la Banca Popolare di Milano (che) da apposita dichiarazione rilasciata dal suddetto istituto di Credito è emerso che (…) era intestato ad altro soggetto – Adria In S.r.l. -“; b) in parziale accoglimento dei ricorsi di Futura s.r.l. relativi ai periodi d’imposta 2006 e 2007, determinò in Euro 96.967,00 il maggior reddito relativo al 2006 e in Euro 121.967,00 il maggior reddito relativo al 2007 – importi risultanti dalle movimentazioni, ritenute non giustificate, del conto corrente intestato alla società – mentre “per gli altri due conti correnti”, intestati al N., vi sarebbe stata “la dimostrazione di semplici movimenti finanziari”; c) accolse i tre ricorsi di N.F., ritenendo che “non vi sia alcuna prova dell’effettiva distribuzione d(egli) utili presunti a favore del socio”;

avverso tale pronuncia, Futura s.r.l. propose appello alla Commissione tributaria regionale della Puglia, Sezione staccata di Foggia (hinc anche: “CTR”), e l’Agenzia delle entrate propose appello incidentale;

la CTR accolse anzitutto l’appello principale di Futura s.r.l., rilevando che l’appellante, “in sede di appello (aveva) depositato ulteriore documentazione” idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie del conto intestato alla società per Euro 96.967,00 per l’anno 2006 e per Euro 121.967,00 per l’anno 2007 non erano riferibili ad operazioni imponibili – essendo stati giustificati, in particolare, per l’anno 2006, i prelevamenti per Euro 26.967,00 e i versamenti per Euro 70.000,00 (per un totale di Euro 96.967,00), e, per l’anno 2007, i prelevamenti per Euro 18.167,00 e i versamenti per Euro 103.800,00 (per un totale di Euro 121.967,00) rilevando che “(p)er tali movimentazioni l’appellante ha fornito la copia dell’assegno bancario o matrice dello stesso, la copia della contabile bancaria, la copia del registro IVA, la copia del libro giornale nonché, per le operazioni di versamento, la copia delle fatture di acconto e saldo e la copia della contabile bancaria. I versamenti in cassa per pagamenti vari e/o acconti effettuati per contanti, che rientrano nella normale prassi gestionale aziendale, risultano compatibili con il saldo di cassa esposto in bilancio, né risulta che la regolarità delle scritture contabili sia stata oggetto di rilievi, sia dal punto di vista formale che sostanziale, né da parte della GdF in sede di verifica, né successivamente da parte dell’Agenzia (…). A fronte di tali giustificazioni, l’ufficio non ha mosso specifiche contestazioni, essendosi limitato a una generica doglianza, con la conseguenza che quanto eccepito dall’appellante società risulta non efficacemente contrastato e, quindi meritevole di accoglimento”;

la CTR rigettò poi l’appello incidentale dell’Agenzia delle entrate, rilevando che: a) “condivide il convincimento del primo giudice circa le movimentazioni del conto (OMISSIS) della Banca popolare di Milano, intestato alla Adria s.r.l. ed estinto in data (OMISSIS), le cui movimentazioni non influenzano in alcun modo i ricavi della Futura srl, né su tale punto l’Agenzia ha dimostrato che tratta vasi di intestazione fittizia (cfr. Cass. n. 25623/09”; b) “per gli altri due conti correnti, le movimentazioni bancarie in contestazione afferiscono a movimenti finanziari di somme transitate dai conti correnti personali in quelli della società”, come nel “caso analogo” scrutinato da Cass., 10/09/2009, n. 19450; c) “irrilevante appare la doglianza per la quale nel processo tributarlo non potrebbero essere utilizzati i “documenti non esibiti nella fase di indagine a fronte di una specifica richiesta degli agenti accertatori D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 52, e D.P.R. n. 633 del 1973, art. 32″, atteso che gli stessi risultano essere stati dapprima esibiti ai militari della Guardia di Finanza e dagli stessi richiesti e trattenuti presso i loro uffici per un anno intero, soprattutto in considerazione dei lunghi tempi tecnici occorrenti agli istituti di bancari per reperire la documentazione richiesta. Detta doglianza risulta altresì priva di pregio alla luce della pluriennale giurisprudenza di Cassazione, seconda la quale nel processo tributario non sussistono limiti per la produzione di nuovi documenti ancorché preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado ed indipendentemente dalla possibilità dell’interessato di produrli in prima istanza per causa a lui non imputabile (per tutte Cass. 25/3/2011 n. 6921 e giurisprudenza ivi richiamata)”; d) “ancora, per quanto riguarda il conto corrente intrattenuto con la Banca Popolare di Milano n. (OMISSIS) (recte: (OMISSIS)) richiamato espressamente nell’appello incidentale, irrilevanti appaiono le censure mosse dall’Agenzia nei confronti della sentenza appellata, atteso che la CTP riteneva fondata l’eccezione della ricorrente in ordine all’allargamento delle indagini ad altri conti correnti ritenuti, in qualche modo, collegati alla società stessa. Correttamente, il giudice di prime cure ha rilevato che “con diverse sentenze della Suprema Corte di Cassazione e da ultimo con ordinanza n. 25623 del 4/12/2009, ha stabilito che soltanto le operazioni non giustificate eseguite nei conti dell’azienda si presumono come proventi tassabili, mentre per quanto riguarda i conti intestati a persone diverse, ancorché legate al contribuente da vincoli familiari o commerciali, la presunzione non sussiste salvo che l’ufficio non provi che l’intestazione di tali conti è fittizia. Sul punto gli appellati hanno ampiamente dimostrato come la maggior parte dei movimenti bancari sul conto e in specie sugli altri conti correnti intestati alla società avevano solo finalità di “natura finanziaria e non reddituale e come tali non potevano costituire fonti di reddito non dichiarato e che i prelevamenti, anch’essi annotati, apparivano giustificati ed attenevano a spese di esercizio” (così la già citata sentenza Cass. 19450 del 10/9/2009)”; f) “(Un particolare, per quanto attiene al citato conto n. (OMISSIS) Banca Popolare di Milano, la società ha fornito la prova documentale che il conto corrente era intestato ad altro soggetto giuridico tale Adria IN Srl, estinto poi in data (OMISSIS), come pacificamente riconosciuto dalla stessa Agenzia nell’appello incidentale, la quale si è limitata, per provare il proprio assunto, alla generica ed apodittica affermazione che si trattava di operazioni extraconto posto in essere dal Noratangelo a seguito dell’estinzione del suddetto conto e non è chiaro se in proprio ovvero per conto della Futura Srl. Già dal giudizio di prime cure gli appellanti avevano provato che le operazioni eseguite dopo l’estinzione del conto corrente (OMISSIS) erano state poste in essere non dal N.F. per proprio conto o per conto della Futura Srl, vertendo in un evidente ipotesi di sostituzione di persona. La qualcosa emerge in modo inequivocabile dall’attestazione rilasciata dallo stesso istituto di credito”; g) “(a)ssorbiti gli altri motivi”;

avverso tale decisione – depositata in segreteria il 26 marzo 2013 e non notificata – ricorre per cassazione l’Agenzia delle entrate, che affida il proprio ricorso, notificato l’11 novembre 2013, a quattro motivi;

Futura s.r.l. e N.F. resistono con controricorso, notificato il 27 dicembre 2013;

l’Agenzia delle entrate ha reso noto che la Direzione provinciale di (OMISSIS) le ha comunicato l’avvenuta definizione agevolata, ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, delle controversie relative agli avvisi di accertamento, emessi nei confronti di N.F., n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS), e ha chiesto l’estinzione parziale del processo per la parte concernente tali avvisi di accertamento.

Diritto

CONSIDERATO

che:

preliminarmente, poiché l’Agenzia delle entrate reso nota l’avvenuta definizione agevolata, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, delle controversie relative agli avvisi di accertamento n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS) emessi nei confronti di N.F., a norma del detto art. 6, comma 13, (secondo cui “(i)n mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto”), deve essere dichiarata l’estinzione parziale del processo per la parte concernente detti atti impositivi e, qiundi, per la parte concernente il ricorso proposto nei confronti di N.F.;

ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, terzo periodo, le spese di tale processo tra N.F. e l’Agenzia delle entrate restano a carico della parte che le ha anticipate;

deve invece proseguire il processo tra Futura s.r.l. e l’Agenzia delle entrate concernente gli avvisi di accertamento n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS), atteso che, per le controversie relative a tali avvisi, non è intervenuta la definizione agevolata;

con il primo motivo, l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 4, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 5, nonché la violazione dell’art. 2727 c.c. “e ss.”, per avere la CTR “(i)llegittimamente (…) respinto l’appello incidentale dell’Ufficio che contestava l’annullamento dell’avviso per il 2005, e per gli altri anni in relazione ai movimenti sui conti non intestati alla società”, sotto i profili che la CTR: a) ha giudicato sulla base di documenti non esibiti in sede di verifica – in particolare, sulla base della “attestazione bancaria sull’intestazione del conto (OMISSIS) (recte: (OMISSIS)) a tale soc. Adria” – e, perciò, inutilizzabili per effetto delle prime due norme invocate; b) ha violato le regole in materia di prova presuntiva della riferibilità alla società delle operazioni effettuate sui conti bancari intestati ai soci e amministratori;

con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 4), in relazione alla motivazione della CTR circa la prova, che sarebbe stata fornita dalla contribuente, che gli elementi desumibili dalle movimentazioni dei due conti bancari intestati al N. non erano riferibili a operazioni imponibili;

con il terzo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la violazione degli artt. 2697 e 2709 c.c., del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4), per avere la CTR “(i)llegittimamente (…) considera(to) assolto l’onere probatorio dell’appellante principale, accogliendone il gravame”;

con il quarto motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), la violazione dell’art. 112 cit. codice, per non avere la CTR pronunciato sui motivi dell’appello incidentale relativi: a) al capo della sentenza della CTP che aveva ritenuto non dovute le sanzioni per le violazioni relative alle dichiarazioni del sostituto d’imposta Futura s.r.l. per non avere dichiarato ed effettuato le ritenute relative agli utili distribuiti al socio; b) al capo della sentenza della CTP che aveva accolto i ricorsi del N. per mancanza di prova della distribuzione di utili allo stesso;

il primo profilo del primo motivo, indicato sopra sub a), non è fondato;

nella giurisprudenza di questa Corte costituisce un principio consolidato quello che, in tema di accertamento fiscale, l’omessa esibizione, da parte del contribuente, dei documenti in sede amministrativa determina l’inutilizzabilità della successiva produzione in sede contenziosa solo in presenza dello specifico presupposto, la cui prova incombe sull’amministrazione finanziaria, costituito dall’invito specifico e puntuale all’esibizione, accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della mancata ottemperanza (tra le tante, Cass., 27/12/2016, n. 27069, 21/03/2018, n. 7011, 04/05/2018, n. 10670);

tale interpretazione è costituzionalmente orientata ai principi sanciti dall’art. 24 Cost., comma 2, e art. 53 Cost., comma 1;

dal sopra ricordato principio di diritto discende l’assoluta insufficienza del fatto, unico addotto dalla ricorrente, che “(s)ui tali conti (non intestati alla società) nessun documento è stato esibito in sede di verifica”, atteso che l’Agenzia delle entrate avrebbe dovuto allegare – e in maniera autosufficiente, cioè riportando nel ricorso gli atti dai quali tali circostanze emergevano – che vi era stata una specifica e puntuale richiesta della documentazione de qua, accompagnata dall’avvertimento delle conseguenze del mancato riscontro;

da ciò consegue il rigetto del primo profilo del motivo;

il secondo profilo del primo motivo, indicato sopra sub b), è parzialmente fondato;

secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in sede di rettifica e di accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA, ai sensi, rispettivamente, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2), e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, n. 2), “l’utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all’ente, ma riguarda anche quelli formalmente intestati ai soci, amministratori o procuratori generali, allorché risulti provata dall’Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell’intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati” (Cass., 22/04/2016, n. 8112; nello stesso senso, ex plurimis, Cass., 02/07/2013, n. 16575);

da ciò deriva la conseguenza, quanto alla distribuzione dell’onere della prova, che, una volta che detta riferibilità sia giustificata in base a elementi sintomatici, anche presuntivi, “l’Ufficio non è tenuto a provare che tutte le movimentazioni che risultano da quei rapporti (intestati a persone fisiche collegate con la società) rispecchino operazioni aziendali, ma al contrario la corretta interpretazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, impone alla società contribuente di dimostrare la estraneità di ciascuna di quelle operazioni alla propria attività di impresa” (Cass., n. 8112 del 2016; nello stesso senso, con riguardo all’interpretazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, e alle rettifiche e accertamenti dell’IVA, Cass. 20/03/2019, n. 7758);

costituisce, altresì, un orientamento consolidato della giurisprudenza di questa Corte quello secondo cui il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, stabiliscono “una presunzione relativa a carico del contribuente assoggettato a verifica in relazione ai conti correnti intestati sia al contribuente stesso, sia a soggetti per i quali è fondatamente ipotizzabile che abbiano messo il loro conto a disposizione del contribuente, come amministratori, soci, congiunti o terzi in genere con i quali abbiano particolari rapporti di cointeressenza, rappresentanza organica, procura generale, mandato e simili” (così, ex plurimis, Cass., 16/06/2017, n. 15003);

da ciò deriva la conseguenza, sempre quanto alla distribuzione dell’onere della prova, dell’inversione di questo, nel senso che è il contribuente, che voglia superare detta presunzione legale, a dover fornire la prova contraria che dei movimenti bancari ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che gli stessi sono irrilevanti ai fini di una maggiore pretesa fiscale (ex plurimis, Cass., 05/05/2017, n. 11102 e 03/05/2018, n. 10480);

ai fini di tale prova contraria, poi, non è sufficiente la mera indicazione di una qualche astratta o generica giustificazione delle movimentazioni bancarie, ma occorre un’analitica e puntuale dimostrazione della loro non riferibilità all’attività societaria o della loro considerazione nelle dichiarazioni della società o della loro irrilevanza fiscale (ex plurimis, Cass., n. 11102 del 2017, n. 15003 del 2017, n. 10480 del 2018);

la sentenza impugnata ha rispettato tali principi con riguardo alle movimentazioni del conto corrente n. (OMISSIS) acceso presso la Banca Popolare di Milano, avendo accertato – con motivazione in fatto non censurabile in questa sede (e neppure specificamente contestata dalla ricorrente) – che i contribuenti “avevano provato che le operazioni eseguite dopo l’estinzione del conto corrente (OMISSIS) erano state poste in essere non dal N.F. per proprio conto o per conto della Futura s.r.l., vertendo in un’evidente ipotesi di sostituzione di persona”, la “qualcosa emerge(va) in modo inequivocabile dall’attestazione rilasciata dallo stesso istituto di credito”;

la sentenza impugnata si è invece discostata dai predetti principi con riguardo alle movimentazioni degli altri due conti bancari intestati al N., atteso che, a fronte degli elementi sintomatici presuntivi della sostanziale riferibilità di tali conti alla società addotti dall’amministrazione finanziaria – in particolare, il ruolo di rappresentante, oltre che di socio, rivestito dal N. nella Futura s.r.l., ente dalla ristretta compagine sociale (quattro soci), e il mancato effettivo svolgimento, da parte dello stesso N., di altre attività fonti di reddito – la CTR avrebbe dovuto verificare la sussistenza di tali elementi e, in caso affermativo, porre a carico della società contribuente l’onere di dimostrare l’estraneità alla propria attività d’impresa di ciascuna delle operazioni risultanti dai due rapporti intestati al N.;

il secondo motivo è fondato;

questa Corte è altresì orientata nel senso che, “(i)n tema di accertamenti bancari, poiché il contribuente ha l’onere di superare la presunzione posta dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, dimostrando in modo analitico l’estraneità di ciascuna delle operazioni a fatti imponibili, il giudice di merito è tenuto ad effettuare una verifica rigorosa in ordine all’efficacia dimostrativa delle prove fornite dallo stesso, rispetto ad ogni singola movimentazione, dandone compiutamente conto in motivazione” (Cass., 03/05/2018, n. 10480, 30/06/2020, n. 13112);

più nel dettaglio, secondo la stessa giurisprudenza, “in materia di accertamenti bancari, all’onere probatorio gravante sul contribuente che vuole superare la presunzione legale posta dalle predette disposizioni a favore dell’erario – che, avendo fonte legale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c., per le presunzioni semplici -, di fornire non una prova generica, ma una prova analitica (sul punto, vedi Cass. n. 26111 del 2015 e la copiosa giurisprudenza ivi richiamata) idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non sono riferibili ad operazioni imponibili, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle singole operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili (in termini, Cass. n. 18081 del 2010, n. 22179 del 2008 e n. 26018 del 2014), corrisponde l’obbligo del giudice di merito, da un lato, di operare una verifica rigorosa dell’efficacia dimostrativa delle prove fornite dal contribuente a giustificazione di ogni singola movimentazione accertata, e, dall’altro, di dare espressamente conto in sentenza delle risultanze di quella verifica”;

con riguardo ai due conti bancari intestati al N., la CTR non ha adempiuto a questi ultimi due obblighi;

la sentenza impugnata, infatti, non ha compiuto una verifica dell’efficacia dimostrativa degli elementi giustificativi offerti dalla contribuente in relazione a ogni singola operazione, ma ha considerato le movimentazioni bancarie cumulativamente, limitandosi ad affermare – in modo insieme parziale e del tutto generico – che “la maggior parte dei movimenti bancari (…) avevano solo finalità di (…) natura finanziaria”;

il terzo motivo non è fondato;

con riguardo al conto corrente intestato alla società, cui si riferiva l’appello principale della stessa, la CTR ha adempiuto ai due ricordati obblighi, compiendo un’attenta verifica dell’efficacia dimostrativa degli elementi giustificativi offerti dalla contribuente in relazione a ogni singola operazione, rilevando puntualmente che, alla luce della documentazione giustificativa depositata dalla contribuente (“la copia dell’assegno bancario o matrice dello stesso, la copia della contabile bancaria, la copia del registro IVA, la copia del libro giornale nonché, per le operazioni di versamento, la copia delle fatture di acconto e saldo e la copia della contabile bancaria”), dette operazioni consistevano: a) per il 2006, quanto ai prelevamenti, nelle seguenti (per consultazione prelevamenti vedere PDF); e, quanto ai versamenti, nelle seguenti (per consultazione prelevamenti vedere PDF); e, quanto ai versamenti, nelle seguenti (per consultazione prelevamenti vedere PDF), per un totale complessivo di Euro 121.967,00;

tale verifica dell’efficacia dimostrativa degli elementi giustificativi offerti dalla contribuente, compiuta in relazione a ogni singola operazione, deve ritenersi sufficientemente rigorosa ed esauriente;

da ciò consegue l’infondatezza del motivo;

il quarto motivo è assorbito;

quanto al suo primo profilo, indicato sopra sub a), l’assorbimento discende da fatto che, a seguito dell’accoglimento del secondo profilo del primo motivo e del secondo motivo il giudice del rinvio dovrà provvedere a una nuova autonoma valutazione dei fatti di causa;

quanto al secondo profilo del motivo, indicato sopra sub b), l’assorbimento si ha per effetto della menzionata definizione agevolata delle controversie relative agli avvisi di accertamento emessi nei confronti di N.F.;

in conclusione: a) deve essere dichiarata l’estinzione parziale del processo per quanto riguarda il ricorso proposto contro N.F.; b) quanto al ricorso proposto contro Futura s.r.l., il secondo profilo del primo motivo e il secondo motivo devono essere accolti, il primo profilo del primo motivo e il terzo motivo devono essere rigettati e il quarto motivo deve essere assorbito, la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione agli accolti secondo profilo del primo motivo e secondo motivo e la causa deve essere rinviata alla Commissione tributaria regionale della Puglia, Sezione staccata di Foggia, in diversa composizione, che dovrà provvedere anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

dichiara l’estinzione parziale del processo per quanto riguarda il ricorso proposto nei confronti di N.F.; quanto al ricorso proposto contro Futura s.r.l., accoglie il secondo profilo del primo motivo e il secondo motivo, rigetta il primo profilo del primo motivo e il terzo motivo e dichiara assorbito il quarto motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione agli accolti secondo profilo del primo motivo e secondo motivo e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale della Puglia, Sezione staccata di Foggia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 10 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

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