Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4457 del 23/02/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 4457 Anno 2018
Presidente: AMBROSIO ANNAMARIA
Relatore: FRAULINI PAOLO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 7716/2014 R.G. proposto da
CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A.,
rappresentata e difesa dagli avv. ti Valerio Tavormina, Alessandro
Castellano e Michela Natale, con domicilio eletto presso lo studio di
quest’ultima in Roma, via C. Mirabello n. 23, giusta procura a
margine del ricorso;
— ricorrente —
contro
SPADACCINI GRECCHI RICCARDO, rappresentato e difeso dagli
avv. ti Vincenzo De Stasio e Alberto Tedoldi, con domicilio eletto
presso lo studio dell’avv. Giovanni Smargiassi in Roma, via G. B.
Tiepolo n. 4, giusta procura in calce al controricorso;
— controricorrente —
avverso la sentenza della Corte di appello di Milano n. 1696/13
depositata il 18 aprile 2013.
Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 9 ottobre
2017 dal Consigliere Paolo Fraulini;

Data pubblicazione: 23/02/2018

lette le memorie depositate dalle parti ai sensi dell’art. 380-bis cod.
proc. civ.
FATTI DI CAUSA
1. La Corte di appello di Milano ha condannato la CASSA DI
RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A. a pagare in favore di
RICCARDO SPADACCINI GRECCHI la somma di euro 332.076,340,
oltre accessori, regolando le spese di lite.

dell’intermediario dei doveri informativi, connessa alla circostanza
che alcuna specifica informazione era stata fornita all’investitore
sulla situazione dell’emittente Parmalat s.p.a., nonostante i plurimi
collegamenti negoziali tra l’emittente e l’intermediario rendessero
evidente che la banca era ben a conoscenza delle difficoltà del
gruppo Parmalat e che l’operazione di collocamento delle
obbligazioni per cui è causa corrispondeva in realtà a una strategia
della banca di alleggerimento del proprio portafoglio titoli nei
confronti del gruppo parmense, di talché ancora più grave si
palesava il deficit di informazione all’investitore.
3.

Avverso tale sentenza la CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E

PIACENZA S.P.A. ricorre con cinque motivi, resistiti da RICCARDO
SPADACCINI GRECCHI con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso lamenta:
1.1. Primo motivo: «Violazione o falsa applicazione dell’art.
2729 c.c. (art. 360, n. 3, c.p.c.)» deducendo l’erroneità della
sentenza impugnata laddove avrebbe presuntivamente ritenuto,
sulla base di indizi !abili e non concordanti, la conoscenza da parte
della banca della situazione finanziaria del gruppo Parmalat al
momento della negoziazione dei titoli.
1.2. Secondo motivo: «Violazione o falsa applicazione
dell’art. 345 e dell’art. 112 c.p.c. e comunque correlata nullità della
sentenza e del procedimento. (art. 360, n. 3 e n. 4, c.p.c.)»
deducendo la nullità della sentenza e del procedimento per avere il

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2. Il giudice di appello ha rilevato la violazione da parte

giudice di appello erroneamente fondato il proprio convincimento
sulla situazione del gruppo Parmalat sulla base di documenti
tardivamente prodotti dall’investitore, omettendo di rispondere alla
relativa eccezione formulata sul punto nel corso del giudizio di
secondo grado.
1.3. Terzo motivo: «Violazione o falsa applicazione degli
artt. 101, 112, 115 e 310 c.p.c. e dell’art. 2909 c.c., e comunque

e n. 4, c.p.c.)» deducendo la nullità della sentenza e del
procedimento per avere il giudice di appello erroneamente fondato
il proprio convincimento sulla situazione del gruppo Parmalat sulla
base di consulenze tecniche prodotte in giudizi nei quali la banca
non era parte e di sentenze penali non definitive formate in giudizi
in cui pure la banca non era parte.
1.4. Quarto motivo: «Omesso esame di fatti decisivi per il
giudizio (art. 360, n. 5, c.p.c.)» deducendo l’erroneità della
sentenza nella parte in cui non ha esaminato i fatti decisivi allegati
in appello (assenza di segnalazioni di sofferenza da parte della
Banca d’Italia, valutazione del gruppo Parmalat da parte delle
società di rating, audizione alla Camera dei Deputati del presidente
della Consob, comportamento della stessa Consob, notizie della
stampa specializzata, report e audizione di Standard & Poor’s) dai
quali si ricaverebbe la prova dell’impossibilità per l’intermediario di
avvedersi di situazioni di criticità dell’emittente.
1.5. Quinto motivo: «Omesso esame di fatti decisivi per il
giudizio (art. 360, n. 5, c.p.c.)» deducendo l’erroneità della
sentenza nella parte in cui non ha esaminato i fatti decisivi allegati
in appello (conoscenza da parte dell’investitore del

rating

dell’emittente e della rischiosità dell’investimento) dai quali
emergerebbe l’assenza di qualsivoglia nesso causale tra la condotta
ascritta alla banca e il danno subito dall’investitore.
2. Il ricorso va respinto.

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correlata nullità della sentenza e del procedimento. (art. 360, n. 3

2.1 Il primo motivo è inammissibile poiché, sotto
l’apparente deduzione dell’erronea applicazione dell’art. 2729
cod. civ., tende in realtà a far compiere a questa Corte
un’inammissibile riedizione del giudizio di merito. Invero, nel
contestare la gravità, la precisione e la concordanza degli
indizi valorizzati dal giudice di appello, il motivo suggerisce
una nuova valutazione del materiale probatorio, preclusa in

motivazione che dà conto della selezione degli indizi e della
loro complessiva valorizzazione ai fini della maturazione del
convincimento, potendosi il sindacato sulla motivazione di
questa Corte esercitare solo ove si deduca e dimostri
l’assenza nella motivazione impugnata di tali elementi o la
loro incomprensibilità (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 23201 del
13/11/2015; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 10973 del
05/05/2017).
2.2. Il secondo e il terzo motivo, da esaminarsi
congiuntamente stante la loro oggettiva connessione, sono
infondati. Il vizio di extra petizione non sussiste, giacché esso
si può verificare solo con riguardo al petitum dedotto dalle
parti nel giudizio / ma non si estende anche alle prove che
suffraghino la dimostrazione degli assunti introdotti nel
giudizio. Nella specie è incontestato che l’investitore abbia
dedotto in lite, sin dal primo grado, l’inadempimento della
banca ai doveri informativi, sicché l’allegazione di documenti
al fine di dimostrare tale assunto non concretizza un
ampliamento del

thema decidendum

quindi rende

insussistente la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ.
Quanto alla lamentata violazione dell’art. 345 cod. proc. civ.
la censura appare generica, non argomentando la decisività
della documentazione di cui lamenta la tardiva produzione
(vedi perizia Valla); analogo ragionamento va fatto in
relazione agli argomenti svolti dalla ricorrente con riguardo

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questa sede, in presenza – come nella specie – di una

agli altri documenti (sentenze, perizie) che – anche a volere
tener conto che le sentenze non erano (allora) definitive non risultano assistiti da alcuna dimostrazione della loro
decisività ai fini del decidere. Inoltre, come già affermato da
questa Corte (Sez. 3, Sentenza 29 marzo 2007, n. 7767;
Sez. L, Sentenza n. 4652 del 25/02/2011), il giudice di
merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto ed in

raccolte in un diverso giudizio fra le stesse o anche altre
parti, e da esse desumere elementi che – al di fuori dei casi di
opponibilità dell’accertamento derivante dal giudicato devono, peraltro, costituire oggetto di autonoma valutazione
dei fatti sottoposti alla sua cognizione, con il solo onere di
fornire compiuta motivazione delle ragioni della ritenuta
rilevanza ai fini del decidere, nella specie adempiuto dalla
sentenza impugnata.
2.3 Il quarto e il quinto motivo sono inammissibili poiché
non rientrano nei ristretti canoni di deducibilità previsti in esito
all’entrata in vigore del nuovo testo dell’art. 360 n. 5 cod. proc.
civ. (essendo la sentenza pubblicata dopo l’11 settembre
2012). Invero in tale contesto, come è stato di recente
precisato da questa stessa Sezione (Sentenza 23 marzo 2017
n. 7472), è consentito denunciare in cassazione – oltre
all’anomalia motivazionale che si esaurisce nella mancanza
assoluta di motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico, nella
motivazione apparente, nel contrasto irriducibile tra
affermazioni inconciliabili, nella motivazione perplessa ed
obiettivamente incomparabile – solo il vizio specifico, relativo
all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la
cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti
processuali, e che sia stato oggetto di discussione tra le parti,
ed abbia carattere decisivo.

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virtù del principio dell’unità della giurisdizione, anche prove

Nella specie i due motivi in esame si limitano ad elencare tutta
una serie di circostanze, già sottoposte alla cognizione del
giudice di appello, delle quali non allegano e dimostrano
l’omissione e la decisività, ma che in realtà contrappongono
puramente e semplicemente a quelle valorizzate dalla Corte di
appello per pervenire al suo convincimento; il ché si traduce in
effetti in una denuncia di insufficienza della motivazione, non

civ. (Cass. Sez. 1, Sentenza 4 aprile 2014 n. 7983; Cass. Sez.
6-5, Ordinanza n. 16300 del 16/07/2014).
P.Q.M.
La Corte -Eat=i2ortze. rigetta il ricorso e condanna CASSA DI
RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A. al rimborso in favore del
controricorrente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in
C 7.200,00 (di cui C 200,00 per esborsi) oltre accessori come per
legge e contributo spese generali nella misura del 15%; ai sensi
delliart.13 co. 1 quater del d.p.r. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari
a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 9 ottobre 2017.
Il Presidente
Il Funzionario Giudi
Dott.ssa Fabrizio BAldf

amaria Ambrosio

più consentita dopo la novellazione dell’art. 360 n. 5 cod. proc.

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