Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4454 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 11/02/2022), n.4454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11142/2014 proposto da:

Agenzia Delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via Dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale Dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Eurovestibus s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa, in virtù di procura speciale a margine del

ricorso, dall’Avv. Antonio Francesco Dastoli, presso il cui studio

e’ elettivamente domiciliata in Roma alla via Padova n. 1;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 39/26/2013 della COMM.TRIB.REG. della Puglia –

sezione distaccata di Foggia, depositata l’11/3/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/12/2021 dal consigliere Dott. NAPOLITANO ANGELO, tenutasi

mediante collegamento da remoto.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con avviso n. (OMISSIS), l’Amministrazione finanziaria recuperò un credito d’imposta L. n. 388 del 2000, ex art. 8 che la società Eurovestibus s.r.l. (d’ora in poi, anche “la contribuente” o “la controricorrente”) aveva utilizzato per la compensazione di imposte dovute.

In particolare, l’Ufficio non riconobbe il credito in relazione: a un investimento di Euro 21.242 in beni strumentali, in ragione dell’omessa presentazione delle fatture; a un investimento di Euro 25.203 relativo all’acquisto di un autocarro, in quanto immatricolato prima dell’approvazione del regime agevolativo da parte della Commissione UE; all’acquisto di beni materiali e di consumo pari ad Euro 152, in quanto esclusi dall’agevolazione.

All’esito del ricorso in primo grado, la CTP ritenne fondato il diniego dell’agevolazione solo con riferimento all’acquisto dell’autocarro, perché immatricolato prima dell’approvazione del regime agevolativo da parte della Commissione Europea, mentre con riferimento all’acquisto degli altri beni strumentali ritenne fondate le doglianze della contribuente. Inoltre, la CTP annullò interamente le sanzioni irrogate in ragione della particolarità della controversia.

La CTR, adita dall’Ufficio in sede di appello, confermò la sentenza di primo grado.

Averso la sentenza di appello, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di cinque motivi.

La contribuente ha depositato controricorso.

Con ordinanza del 18 novembre 2020 questa Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, onde consentire l’acquisizione del fascicolo di merito.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo di ricorso, rubricato “Nullità della sentenza e/o del procedimento ex art. 345 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, l’Agenzia delle Entrate ha dedotto che solo in grado di appello, per la prima volta, la società contribuente avrebbe eccepito che, in sede di accesso, gli agenti verificatori non avevano avvertito i rappresentanti dell’odierna controricorrente che la documentazione non esibita illo tempore non avrebbe potuto essere presa in considerazione a favore della contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa, con la conseguente non operatività, nella fattispecie, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 sicché non vi sarebbe stato alcun ostacolo alla produzione della citata documentazione in sede contenziosa.

Il Collegio, dando ingresso alla detta eccezione, decisiva ai fini del rigetto dell’appello dell’Ufficio, sarebbe incorso nella violazione dell’art. 345 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 perché avrebbe omesso di rilevare che la società sarebbe incorsa nel divieto dello ius novorum in appello.

1.1. Il motivo è infondato.

Dall’esame del ricorso di primo grado proposto dalla società (esame che il Collegio ha ritenuto di poter fare come giudice del fatto, essendo stato dedotto un error in procedendo) è emerso che quest’ultima aveva dedotto che la richiesta di produzione documentale da parte dell’Ufficio era stata fatta “informalmente” e non secondo le forme previste dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 2.

Ne consegue che l’eccezione proposta in appello dalla società non era nuova, costituendo essa la riproposizione di una questione che già era stata introdotta con il ricorso di prime cure.

2.Con il secondo motivo di ricorso, rubricato “Omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, l’Agenzia delle Entrate ha dedotto che i giudici di secondo grado non avrebbero considerato che “l’avvertimento” da parte degli agenti verificatori era contenuto nel processo verbale di acquisizione dei documenti, sicché la contribuente non avrebbe potuto fondare le proprie doglianze su documenti non tempestivamente depositati in sede di verifica fiscale.

2.1.Il motivo è in parte infondato e in parte inammissibile.

2.1.1.E’ infondato nella parte in cu l’Agenzia si lamenta dell’omesso esame di un fatto (avviso in sede di richiesta documentale che l’omessa produzione dei documenti richiesti avrebbe comportato l’impossibilità di avvalersi di quei documenti nelle sedi amministrative e giurisdizionali) che, in realtà, la CTR ha esaminato, come risulta dalla sentenza impugnata, che afferma che l’Ufficio non aveva richiesto formalmente alla contribuente la documentazione di cui poi avrebbe voluto impedirle di avvalersi in sede giurisdizionale.

2.1.2.E’ inammissibile nella parte in cui l’Ufficio tende ad ottenere da questa Corte un riesame dei fatti accertati dalla CTR con una motivazione congrua.

3.Con il terzo motivo, rubricato “Violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 18 e 53 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – Nullità della sentenza e del procedimento”, l’Agenzia delle Entrate ha dedotto che i giudici di appello avrebbero violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato non esaminando la doglianza dell’Ufficio relativa all’illegittima utilizzazione, accordata dal Collegio di primo grado, delle fatture non esibite in sede di accesso, in violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32.

3.1. Il motivo è infondato.

La CTR ha rigettato l’appello dell’Ufficio accogliendo l’eccezione della società contribuente relativa all’omesso avviso che la mancata produzione dei documenti richiesti dagli agenti verificatori avrebbe determinato l’inutilizzabilità in sede giurisdizionale dei detti documenti.

In particolare, accogliendo la detta eccezione, la CTR ha stabilito che l’Ufficio non aveva notificato formalmente l’invito alla produzione documentale con il connesso avviso di inutilizzabilità, sicché ha confermato la sentenza di primo grado che aveva statuito l’utilizzabilità della produzione documentale effettuata in prime cure.

Ne risulta che la sentenza impugnata non è incorsa in alcuna violazione dell’art. 112 c.p.c..

4.Con il quarto motivo di ricorso, rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, commi 3, 4 e 5 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 53, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che la contribuente non avrebbe potuto produrre in giudizio la documentazione contabile in base alla quale, poi, i giudici di merito hanno accolto il ricorso contro l’avviso di recupero del credito d’imposta.

Non vi sarebbe stata alcuna causa oggettiva che avrebbe impedito alla contribuente di consegnare all’Ufficio i documenti poi prodotti in sede giurisdizionale.

La CTR, nell’ammettere tale produzione documentale, sarebbe incorsa nelle violazioni di legge denunciate in rubrica.

4.1.Il motivo è infondato.

L’Agenzia, nel proporre la censura, non si confronta con la sentenza impugnata che ha accertato che l’Ufficio non aveva notificato alla contribuente l’avviso che la mancata produzione dei documenti richiesti ai fini della verifica fiscale avrebbe comportato la decadenza dalla possibilità di depositare tali documenti, successivamente, in sede giurisdizionale.

Si tratta di un accertamento di fatto congruamente motivato, che non è possibile mettere in discussione in sede di legittimità.

5.Con il quinto motivo, rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, l’Agenzia delle Entrate si duole del fatto che la sentenza impugnata avrebbe escluso le sanzioni irrogate nell’avviso impugnato in prime cure “in considerazione del comportamento tenuto dall’ufficio che ha notificato l’accertamento dopo un anno dall’accesso e senza osservare le preventive formalità di rito, inducendo la società a ritenere agevolato l’intero ammontare dell’investimento”.

Orbene, secondo l’Agenzia ricorrente, il tempo decorso tra l’accesso e la notifica dell’avviso di accertamento non rileva ai fini dell’esclusione delle sanzioni, che invece potrebbero essere escluse solo nel caso in cui sussista un oggettivo dubbio in ordine all’interpretazione della norma tributaria impositiva della prescrizione o dell’obbligo non adempiuto da parte della contribuente.

5.1.Il motivo è fondato.

La sentenza della CTR ha confermato quella della CTP che ha solo parzialmente accolto il ricorso di primo grado, lasciando intatto l’avviso di accertamento laddove recuperava il credito d’imposta con riferimento agli acquisti avvenuti in data antecedente all’autorizzazione della Commissione Europea del 14 marzo 2001.

Orbene, dalla sentenza impugnata non è dato comprendere il motivo per il quale i giudici di appello hanno escluso le sanzioni anche con riferimento alla rappresentazione e fruizione del credito d’imposta per gli acquisti antecedenti al 14 marzo 2001.

In particolare, la circostanza che l’Ufficio ha notificato l’avviso di accertamento dopo un anno dall’accesso non rileva ai fini della esclusione totale delle sanzioni, in quanto l’Ufficio, al tempo della notifica del detto avviso di accertamento, non era incorso in alcuna decadenza (cfr. Cass., sez. 5, n. 34067/2019).

Solo una obiettiva incertezza normativa sulla portata della disposizione prescrittiva (cioè, nel caso che ci occupa, quella che consente di fruire del credito di imposta solo per gli acquisti posteriori alla data dell’autorizzazione della Commissione UE) avrebbe potuto costituire una esimente in relazione all’applicazione delle sanzioni.

6.In definitiva, il ricorso è fondato in relazione al quinto motivo.

7.La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto e la causa deve essere rinviata, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla CTR della Puglia, sezione distaccata di Foggia, in diversa composizione, affinché, in esito ad un nuovo giudizio, si pronunci sulla sussistenza di esimenti in capo alla contribuente ai fini della applicazione delle sanzioni contenute nell’avviso di accertamento impugnato e ridetermini, nel caso in cui siano escluse tali esimenti, le sanzioni in relazione alla parte di avviso di accertamento non oggetto di annullamento in sede giurisdizionale.

PQM

Accoglie il quinto motivo di ricorso, che rigetta nel resto.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla CTR della Puglia, sezione distaccata di Foggia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

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