Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4449 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2022, (ud. 17/09/2021, dep. 11/02/2022), n.4449

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 14090/2015 proposto da:

Q.I., rappresentato e difeso dall’avv. Claudio Berliri e

avv. Alessandro Cogliati Dezza elettivamente domiciliato presso il

loro studio in Roma via Alessandro Farnese n. 7.

– Ricorrente –

Contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12.

– controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale del

Lazio, n. 7468/14/14, depositata il 10/12/2014;

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

camera di consiglio dei 17 settembre 2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il contribuente Q.I. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio n. 7468/14/14 depositata il 10 dicembre 2014.

La vicenda nasce dalla notifica di una cartella esattoriale (OMISSIS), in esito a controllo ex art. 36 bis sul Modello Unico 2007, ai fini IRPEF.

Giova ricordare che il Q. aveva acquistato appezzamenti di terreno nel 2005, siti nel comune di (OMISSIS), per Euro di 160 835,25, rivenduti nel 2006 per Euro 200.000,00. Aveva poi proceduto a presentare il modello Unico nel 2007 (per il 2006), per la tassazione della plusvalenza ottenuta per tale operazione, ma – sostiene – d’essere incorso in alcuni errori nella compilazione del modello, per cui risultavano a suo carico debiti d’imposta superiori al dovuto. Per problemi familiari non aveva provveduto a presentare la dichiarazione in rettifica, nel termine fissato dalla L. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis.

All’atto di ricevere la cartella di pagamento in oggetto, opponeva, appunto, che l’importo non era congruo a causa degli errori commessi nel compilare l’inziale dichiarazione.

La CTP di Roma respingeva il ricorso, decisione che la CTR confermava. Parallelamente, all’inoltro del ricorso alla CTP, presentava la dichiarazione integrativa, con i dati esatti.

Ricorre per la cassazione della CTR Lazio, con unico motivo relativo a falsa applicazione della L. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8bis.

Resiste l’Amministrazione finanziaria con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Sostiene il contribuente la generale emendabilità della dichiarazione, a prescindere dal termine fissato dall’art. 2, comma 8 bis, cit..

L’Ufficio, per contro, sostiene essere valida la presentazione di una dichiarazione integrativa di rettifica oltre detto termine, come avvenuto nel caso in esame, ma solo se riguardante errori formali nella compilazione, non già se la rettifica implichi la modifica della base imponibile.

La tesi dell’Ufficio non può essere condivisa. Quella del contribuente appare, invece, coerente con l’assestamento giurisprudenziale sul tema, in base al presupposto che “la dichiarazione affetta da errori di fatto o diritto da cui possa derivare, in contrasto con l’art. 53 Cost., l’assoggettamento del contribuente a tributi più gravosi di quelli previsti per legge, è emendabile anche in sede contenziosa, attesa la sua natura di mera esternazione di scienza, dovendosi ritenere che il limite temporale di cui al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8-bis sia circoscritto ai fini dell’utilizzabilità in compensazione, ai sensi del D.Lgs. 17 luglio, n. 241, art. 17 dell’eventuale credito risultante dalla rettifica” (Cass., n. 33607/2019).

Tale principio era, peraltro, già evincibile dalla pronuncia delle SS.UU. n. 13378/2016, nella quale veniva richiamato l’art. 10 dello c.d. statuto del contribuente, in aderenza al quale sarebbe conforme al principio di buona fede – ispiratore della condotta del contribuente quanto dell’attività dell’Amministrazione – che quest’ultima non percepisca somme non dovute, ancorché dichiarate per errore del debitore in suo danno. In questa ottica, la dichiarazione errata, in danno del contribuente, deve ritenersi emendabile in via generale, salvo l’irretrattabilità della stessa per sopravvenuta decadenza. E’ il caso in cui la legge subordini la concessione di un beneficio fiscale a una precisa manifestazione di volontà del contribuente. Nella quale ipotesi la dichiarazione assume il valore di atto negoziale, come tale irretrattabile.

Il principio della generale emendabilità della dichiarazione in caso di errori del contribuente, pur nei limiti suddetti, è invocabile pure in tema di IVA ed è riconoscibile anche in fase contenziosa, ove la parte lamenti che l’errore abbia dato luogo ad una indebita maggiorazione del debito d’imposta.

Il ricorso deve, pertanto, essere accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, per il riesame nei termini indicati ed anche per la determinazione sulle spese.

PQM

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale del Lazio per il riesame e per la definizione sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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