Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4448 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2022, (ud. 22/06/2021, dep. 11/02/2022), n.4448

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 19565/2015 proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12;

– Ricorrente –

contro

Comune di Sant’Antimo, rappresentato e difeso dall’avv.to Valerio

Barone, elettivamente domiciliato in Roma piazza Adriana n. 5,

presso lo studio dell’avv. Maria Grazia Leone;

– controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 4472/15 depositata il 12/05/2015

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

camera di consiglio del 22 giugno 2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 4472/15 depositata il 12 maggio 2015.

La vicenda trae origine dall’opposizione al silenzio rifiuto dell’A.F. sull’istanza, del 27/09/2011, avanzata dal Comune di Sant’Antimo, di rimborso dell’IRAP ritenuta versata in più per l’anno 2006.

Il ricorso dell’ente veniva accolto dalla C.T.P. di Napoli ed il successivo appello dell’Ufficio veniva rigettato dal giudice regionale con la decisione qui impugnata.

L’Ufficio pone a base del ricorso due motivi che saranno esaminati in motivazione. Depositava altresì memoria.

Resiste il Comune di Sant’Antimo con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Tanto premesso si osserva:

Con il primo motivo, l’Amministrazione finanziaria sostiene che il giudice regionale ha errato nel ritenere che l’istanza di rimborso non fosse tardiva per superamento del termine di decadenza di 48 mesi ponendo come dies a quo far decorrere detto termine quello della data di presentazione della dichiarazione IRAP per il 2006 e cioè dal 1/10/2007 e non già dalla data dei singoli versamenti o dal quella del saldo cioè dalla data dell’ultimo versamento. I versamenti sono stati pacificamente effettuati nell’arco di tempo dal 15/2/2006 al 4/1/2007.

Con il secondo motivo lamenta omessa pronuncia sulle ragioni per le quali la CTR non solo non aveva fatto decorrere il termine dal saldo (4.01,2007), ma dal termine ancora successivo, cioè quella della presentazione della dichiarazione IRAP (1/10/2007).

I due motivi possono essere trattati congiuntamente per le connessioni logiche che li caratterizzano.

Il giudice regionale ha motivato la sua decisione sul presupposto che il rimborso riguardasse “eccedenze”, emerse nel redigere la dichiarazione, allorquando nel rivedere i conteggi l’ente si era avveduto di non aver dedotto nel calcolo IRAP, per quell’anno le spese, per contributi per i dipendenti invalidi civili in servizio e quelli disabili riconosciuti invalidi civili per cause di servizio. Ha quindi posto come data di decorrenza del termine di decadenza ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 quella di presentazione della dichiarazione, Modello Unico 2007.

La valutazione del Giudice d’appello è da ritenere errata.

Infatti, nel caso di specie non si configura l’ipotesi in cui l’ente ha corrisposto un importo che, solo in sede di saldo, si era palesato in eccedenza, per cui le condizioni per il rimborso si erano realizzate successivamente al versamento degli acconti. In un’ipotesi siffatta, il dies a quo per inoltrare l’istanza di rimborso si individua, effettivamente, nella data del saldo, identificata dalla CTR nella data di presentazione della dichiarazione, in quanto in precedenza non poteva esservi contezza dell’eccedenza.

Non può, invece, ricondursi a tale fattispecie quella in esame, laddove l’esigenza del rimborso nasce dal fatto che l’ente, per suo errore, ha inserito nella (ovvero non ha dedotto dalla) base di calcolo per l’IRAP relativa all’anno 2006, le spese sostenute per i contributi previdenziali in favore dei dipendenti invalidi civili in servizio e le spese relative ai dipendenti disabili per servizio.

E’ lo stesso resistente che afferma “non sono state portate in deduzione dal reddito imponibile, ai sensi del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11, comma 1, lett. a)” le spese suindicate.

Circostanza che – precisa la contribuente – era emersa solo in sede di riesame della posizione fiscale, ma che era già sussistente ad initio. Quelle spese non dovevano essere considerate nella base di calcolo e avrebbero dovuto, sin dal primo acconto, essere dedotte per la loro natura. Non si tratta di un “ricalcolo” di un importo comunque dovuto sia pure in misura minore, ma di un importo che, per la causale della spesa, non era dovuto in radice. Nulla impediva all’ente di avvedersene già all’atto dell’inziale calcolo IRAP per il 2006. L’obbligazione tributaria, trattandosi di spese deducibili, non sussisteva.

Quelle voci di spesa erano state, invece inserite nella base di calcolo degli acconti versati nell’arco di tempo dal 15/02/2006 al 4/01/2007, ultimo versamento.

L’istanza di rimborso, in data 27.11.2011, è stata, dunque, presentata oltre il termine di decadenza di 48 mesi, previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 sia a far tempo dalla data dei singoli versamenti, che a far tempo dalla data dell’ultimo versamento. A maggior ragione rispetto alla data ancora successiva di presentazione della dichiarazione.

Il ricorso deve essere, pertanto, accolto e tenuto conto che non vi sono accertamenti di fatto da demandare al Giudice regionale, la Corte, decidendo nel merito, respinge il ricorso introduttivo del Comune di Sant’Antimo.

Alla soccombenza segue la condanna al pagamento delle spese del giudizio, oltre quelle prenotate a debito.

PQM

Accoglie il ricorso e decidendo nel merito respinge il ricorso introduttivo del Comune di Sant’ Antimo. Condanna l’ente al pagamento delle spese di legittimità che liquida in Euro 5.250,00 nonché quelle prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

 

 

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