Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4447 del 11/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2022, (ud. 22/06/2021, dep. 11/02/2022), n.4447

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 12242/2015 proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12;

– Ricorrente –

contro

V.R., e M.M. rappresentate e difese

dall’avv.to Alberto Mammola elettivamente domiciliata in Roma Viale

Giulio Cesare, 2 presso il suo studio.

– controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 192/22/15, depositata il 21/01/2015.

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

camera di consiglio del 22 giugno 2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia della Entrate ha proposto ricorso avverso la sentenza della CTR del Lazio n. 192/22/15 depositata il 21.01.15.

La vicenda trae origine dal versamento da parte del liquidatore della società Cantor s.r.l. della somma di Euro 153.794,78 a titolo di IRAP calcolata sulla plusvalenza derivante dalla vendita di quattro appartamenti di proprietà della società in liquidazione.

I soci, tra i quali V.R. e M.M., dissentivano dall’operazione posta in essere dal liquidatore, e della quale asseriscono di non essere stati informati, ritendendo che la somma non dovesse entrate a far parte della base imponibile ai fini IRAP.

Inoltravano domanda di rimborso dell’imposta versata.

L’istanza di rimborso era oggetto di silenzio-rigetto, da parte dell’Amministrazione finanziaria, che i soci impugnavano innanzi alla CTP di Roma, la quale respingeva il ricorso.

Il successivo appello dei contribuenti veniva, invece, accolto dal giudice regionale con la decisione qui impugnata.

L’Ufficio deduce due motivi, illustrati in motivazione.

Resistevano i contribuenti con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo l’Agenzia lamenta violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11, comma 3 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il secondo lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, omessa pronuncia da parte del giudice regionale sulla natura strumentale o meno dei beni oggetto della vendita, dalla cui soluzione dipendeva – ad avviso dell’Ufficio – la loro assoggettabilità all’imposta.

Il giudice regionale ha ritenuto che la soluzione della vicenda fosse ancorata alla valutazione se l’operazione di vendita, da parte del liquidatore, dei quattro appartamenti della società, dovesse essere considerata o meno come “straordinaria”, come tale non soggetta ad IRAP. Ed ha ritenuto che tale fosse, appunto, la natura dell’operazione, rispetto a quella abituale, e di fatto esclusiva, di “locazione” e non vendita di appartamenti. Sostiene che, non fosse di ostacolo all’attribuzione del carattere di straordinarietà, la circostanza che nel Registro delle Imprese, presso la Camera di Commercio, la società avesse come campo di attività quello ampio di “acquisto, vendita, permuta, locazione ed amministrazione di beni immobili..” dal momento che non era rilevante l’ambito in cui, astrattamente, la società poteva operare, ma l’attività che, in concreto, esercitava. E, di fatto, l’attività della società era, appunto, quella di locazione di immobili, al di là dell’astratta e più lata gamma delle possibili attività.

Si doveva, dunque, – ha ritenuto la CTR – tener conto all’effettiva attività esercitata per cui l’operazione presentava rispetto ad essa carattere straordinario e perciò stesso non poteva rientrare nell’ordinaria attività d’impresa e non poteva confluire nella base imponibile dell’IRAP, alimentata dalla sola attività ordinaria.

La tesi non può essere accolta.

Nel caso di specie, l’operazione è stata bensì dettata da una circostanza straordinaria quale la liquidazione della società, ma la vendita degli appartamenti realizzava comunque una plusvalenza derivante dalla negoziazione di un bene la cui alienazione rientrava nel novero delle attività sociali esercitabili. La circostanza che l’attività sociale si fosse stabilizzata, di fatto, e sino ad allora, nella sola attività di locazione di immobili non impediva che la società, per sopravvenute difficoltà relazionali tra i soci, che ne avevano determinato la liquidazione, ritenesse necessario, per fronteggiare esigenze liquidatorie, di scostarsi, in quella fase, dalla tipologia dell’attività sino ad allora posta in essere. E decidere, potendolo fare alla luce del ventaglio delle attività sociali praticabili, di destinare alla vendita gli stessi beni che, in condizioni diverse, avrebbe destinato alla locazione. Era, quindi, straordinaria la situazione che aveva determinato quell’iniziativa, ma non l’operazione in sé. La società in liquidazione aveva proceduto ad una vendita di propri beni, per ricavarne, senza che si colga un fine diverso tra l’operazione in esame e quella che sarebbe stato adottata “more solito”. Ne’ si coglie la ragione per esigere un mutamento del regime fiscale ai fini IRAP, relativo al ricavato del negozio, che è da ritenere costituisca una componente positiva dell’attività, atta a contribuire alla determinazione del valore della produzione, D.Lgs. n. 446 del 1997, ex art. 11. Pertanto, il primo motivo di ricorso è da ritenersi fondata ed il secondo assorbito.

La sentenza va cassata con rinvio alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame, nei termini indicati in motivazione ed anche per la definizione delle spese.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso per quanto in motivazione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione per il riesame e per la definizione sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2022

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