Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4443 del 23/02/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/02/2011, (ud. 27/01/2011, dep. 23/02/2011), n.4443

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 8145/2010 proposto da:

C.M. ((OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 183, presso lo studio

dell’avvocato LUCANTONI Marta, che lo rappresenta e difende, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

R.F. ((OMISSIS)) elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEL CORSO 504, presso lo studio dell’avvocato PIGNATELLI

Antonio, che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 4342/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

15/07/09, depositata il 04/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/01/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

La Corte, letti gli atti depositati, osserva:

Fatto

FATTO E DIRITTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Il fatto che ha originato la controversia è il seguente:

C.M. ha chiesto fosse accertata la nullità della scrittura privata con cui aveva ottenuto in affitto da R.F. un’azienda artigiana e consegnato a garanzia dell’adempimento la somma di L. 100.000.000.

Con sentenza depositata in data 4 novembre 2009 la Corte d’Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, ha rigettato tutte le domande del C. e ha confermato il rigetto della domanda riconvenzionale del R., che aveva chiesto la restituzione di una somma mutuata.

Il ricorso principale del C. e il ricorso incidentale del R. vanno riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

2 – Il relatore propone la trattazione dei ricorsi in Camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c..

3. – Il ricorso principale è inammissibile per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Infatti è orientamento costante (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008) che, in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità.

In altri termini, il ricorrente per cassazione, ove intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 – di produrlo agli atti e di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile. Tali oneri processuali non sono stati rispettati nei confronti della lettera del 26 aprile 2000, cui la Corte territoriale ha attribuito contenuto e valenza transattivi.

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1965 c.c., e segg., e motivazione insufficiente. Il riferimento è alla lettera succitata, la cui interpretazione da parte della sentenza è oggetto di censura. Le argomentazioni a sostegno non dimostrano che la sentenza impugnata si sia discostata dalla giurisprudenza della Corte Suprema.

Il secondo motivo ipotizza violazione e falsa applicazione degli artt. 1969, 1970 e 1971 c.c., art. 343 c.p.c., in materia di appello incidentale e motivazione insufficiente. Il tema è ancora la nullità dell’accordo racchiuso nella lettera suindicata. La Corte territoriale ha affermato che non solo non ricorrevano, ma che non erano state neppure dedotte ragioni di nullità ex artt. 1969, 1970 e 1971 c.c.. In proposito il ricorso viola il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.

Il terzo motivo lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1435 c.c.. Il tema è il rigetto della domanda riconvenzionale. La censura è priva dell’allegazione della documentazione che la supporta e si basa su valutazioni di merito.

4. – Pertanto il ricorso principale va dichiarato inammissibile con conseguente inefficacia ex art. 334 c.p.c., comma 2, del ricorso incidentale tardivo (la sentenza della Corte territoriale risulta notificata il 15 febbraio 2010, mentre il ricorso incidentale è stato notificato il 4 maggio 2010, oltre il termine di sessanta giorni stabilito dall’art. 325 c.p.c., comma 2).

5.- La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie nè alcuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

6.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che il ricorso principale deve perciò essere dichiarato inammissibile e il ricorso incidentale inefficace;

le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso principale inammissibile e il ricorso incidentale inefficace. Condanna il ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 27 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2011

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