Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4436 del 21/02/2017

Cassazione civile, sez. II, 21/02/2017, (ud. 24/01/2017, dep.21/02/2017),  n. 4436

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

C.M.G., CA.Ma., D.M.A.,

P.A., PO.An.Ma., L.M.G., G.M.,

Z.G., L.M., F.G., D.G.A.,

A.I., PE.Ca., c.p., PI.Ge.,

M.A., B.M.A., C.F.,

PI.Fr., PI.Gi., L.P., rappresentati e difesi,

in forza di procura speciale in calce al ricorso, dagli Avv.

Giuseppe Aselli e Pasquale Terracciano, con domicilio eletto nello

studio dell’Avv. Nicoletta D’Agostino in Roma, via F. Lampertico, n.

12;

– ricorrenti –

contro

GU.Gi., rappresentata e difesa, in forza di procura

speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Giuseppe Di Gennaro,

con domicilio eletto nello studio dell’Avv. Massimo Angelini in

Roma, piazza Cavour, n. 17;

– controricorrente –

contro

S.p.a. AXA ASSICURAZIONI, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, in forza di procura speciale in

calce al controricorso, dagli Avv. Gerardo Troianello e Francesco

Berti Suman, con domicilio eletto nello studio di quest’ultimo in

Roma, via Quirino Majoarana, n. 104;

– controricorrente –

e contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’amministratore pro tempore;

D.N.R. e GU.Pa.; SOCIETA’ IRME s.a.s., in persona

del legale rappresentante pro tempore; AM.Lu.;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli n. 2006/2012 in

data 7 giugno 2012.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 24

gennaio 2017 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti;

uditi gli Avvocati Giuseppe Aselli, Francesco Berti Suman e Giuseppe

Di Gennaro;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con sentenza n. 223 del 2002, il Tribunale di Nola – decidendo sulla domanda di risarcimento del danno spiegata da Gu.Pa. e D.N.R., in proprio e quali legali rappresentanti della figlia minore Gu.Gi., nei confronti del condominio di (OMISSIS) e della Irme s.n.c., in relazione al sinistro verificatosi il (OMISSIS) allorquando la piccola G. era precipitata nel vano di corsa dell’ascensore riportando lesioni gravissime, e sulla domanda di garanzia spiegata dalla società Irme nei confronti della UAP Assicurazioni s.p.a., chiamata in causa – così decideva: affermata la concorrente responsabilità del condominio e della società Irme, li condannava in solido al pagamento in favore di Gu.Gi. (nelle more divenuta maggiorenne ed intervenuta in giudizio) della somma di Euro 746.650,36, oltre interessi e spese processuali; condannava inoltre la Axa Assicurazioni s.p.a. (società incorporante la UAP) alla manleva in favore della società Irme.

2. – Con sentenza n. 2932 in data 21 settembre 2006, la Corte d’appello di Napoli – decidendo sugli appelli riuniti, proposti dal condominio di (OMISSIS) e dalla Axa Assicurazioni avverso la predetta pronuncia, nonchè sull’appello incidentale spiegato dalla società Irme – così provvedeva, ravvisata la responsabilità esclusiva dell’ente condominiale: (a) in parziale riforma della sentenza impugnata, assolveva la società Irme dalla domanda di Gu.Gi.; (b) condannava il condominio di (OMISSIS) al pagamento in favore di Gu.Gi. del risarcimento liquidato in prime cure, oltre rivalutazione ed interessi dalla decisione del Tribunale al saldo effettivo; (c) condannava Gu.Gi. alla restituzione in favore della Axa delle somme da questa eventualmente corrisposte alla Gu. stessa con maggiorazione di rivalutazione ed interessi dal pagamento al saldo; (d) regolava le spese del giudizio.

3. – Avverso tale sentenza proponevano opposizione di terzo, ex art. 404 c.p.c., C.M.G. e gli litisconsorti indicati in epigrafe, deducendo: (a) che il condominio (OMISSIS) era un edificio composto da quattro scale, ognuna indipendente rispetto alle altre e fornita di un proprio autonomo ascensore; (b) che sussisteva pertanto un condominio parziale ed il diritto dei singoli condomini ad opporsi alla sentenza e ad esercitare l’azione diretta all’accertamento in proprio favore delle condizioni di cui all’art. 1123 c.c., commi 2 e 3. Citavano pertanto tutte le parti che avevano partecipato al precedente giudizio per sentire riformare la sentenza opposta e decidere ed accertare, definitivamente, nel senso della negazione di qualsiasi addebito di responsabilità, in merito, a carico degli opponenti, in quanto i condomini tenuti al pagamento del risarcimento dei danni erano solo quelli della scala (OMISSIS) (esclusiva responsabile per i danni cagionati alla Gu.), visto che il condominio (OMISSIS) era composto da quattro scale a servizio del fabbricato, non collegate tra loro, con ingresso indipendente e, comunque, ognuna autonoma rispetto alle altre, per cui ricorreva la figura del condominio parziale. In via subordinata, chiedevano di dichiarare definitivamente che la sentenza di condanna era a carico del condominio e non, solidalmente nè nominativamente, a carico dei singoli condomini, per cui, allo stato, i singoli condomini non potevano essere affatto chiamati a rispondere in merito.

Si costituivano il condominio di (OMISSIS), Gu.Gi. e la Axa, resistendo, mentre rimanevano contumaci Gu.Pa. e D.N.R., nonchè la società Irme.

Interveniva volontariamente in giudizio Am.Lu., proprietaria di un appartamento sito nel citato condominio, con ingresso dalla scala (OMISSIS), per contestare i motivi dell’opposizione, che chiedeva di dichiarare inammissibile o di rigettare.

4. – Con sentenza depositata in data 7 giugno 2012, la Corte d’appello di Napoli ha dichiarato inammissibile l’opposizione di terzo, avendo ritenuto insussistenti i presupposti di cui all’art. 404 c.c., comma 1, non essendo i condomini istanti terzi rispetto alla situazione giuridica affermata e quindi difettando della legittimazione all’opposizione. Secondo la Corte d’appello, la pretesa restrizione degli effetti della sentenza riguarderebbe, tutt’al più, i rapporti interni tra i condomini ai fini del riparto delle spese.

5. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello, C.M.G. e gli altri condomini delle (OMISSIS) del condominio di (OMISSIS), indicati in epigrafe hanno proposto ricorso, sulla base di sette motivi.

Hanno resistito, con separati atti di controricorso, Gu.Gi. e la società Axa, mentre gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

In prossimità dell’udienza i ricorrenti e la controricorrente Axa hanno depositato memorie illustrative.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo, i ricorrenti denunciano omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 840 e 1117 c.c.. La Corte d’appello avrebbe errato a ritenere comune la scala D omettendo di considerare i documenti depositati agli atti. L’impugnata motivazione sarebbe carente là dove considera la natura condominiale dell’edificio de quo solo in virtù della mancata eccezione da parte dell’amministratore, ritenendo che lo stesso dovesse sollevare l’eccezione, e soprattutto perchè ritiene che vi sia l’esistenza di un condominio solo perchè tutti i proprietari delle singole unità di edificio sono contitolari di parti comuni poste in rapporto funzionale con l’utilizzo delle singole unità della proprietà individuale.

Con il secondo mezzo i ricorrenti denunciano violazione di legge e vizio di motivazione per essere stato ritenuto valido il potere rappresentativo in capo all’amministratore per tutti i condomini del condominio (OMISSIS) e non solo della scala (OMISSIS). La Corte d’appello avrebbe omesso di considerare che l’amministratore non aveva il potere predetto, ciò anche in relazione alle prove documentali depositate agli atti, attestanti la mancata ratifica del potere in capo allo stesso.

Con il terzo motivo, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dei principi relativi all’interpretazione contrattuale e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione con riferimento all’art. 17 del regolamento condominiale, in tema di spese per la manutenzione e per l’esercizio degli ascensori.

Il quarto mezzo lamenta violazione e falsa applicazione di legge ed omessa ed illogica motivazione in relazione alla pronuncia di inammissibilità della opposizione di terzo per mancanza di titolarità in capo ai condomini. Ad avviso dei ricorrenti, tenuto conto della configurazione del condominio, quale risulta dalle norme e dall’esperienza, sarebbe erroneo ritenere – come ha fatto la Corte d’appello – che tutti i condomini siano titolari di tutte le parti comuni, qualunque sia la conformazione del fabbricato. Sostengono inoltre i ricorrenti che, ricevuta la notifica per l’intero condominio, non costituito e non rappresentato validamente dall’amministratore, e posta l’esistenza del condominio parziale, non potrebbe ritenersi valida ed efficace la sentenza di cui si discute in capo a tutti i condomini.

Con il quinto motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., ed omessa, insufficiente ed illogica motivazione su punti decisivi della controversia.

Il sesto motivo lamenta nullità della sentenza per omessa pronuncia della Corte d’appello in relazione merito alle istanze istruttorie proposte.

Il settimo motivo denuncia violazione dell’art. 111 Cost. e difetto di motivazione sul punto.

2. – Rileva il Collegio che, per costante giurisprudenza, la legittimazione ad impugnare la sentenza con l’opposizione di terzo ordinaria (art. 404 c.p.c., comma 1) presuppone in capo all’opponente la titolarità di un diritto autonomo la cui tutela sia incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza pronunciata tra altre parti (Cass., Sez. 3, 13 marzo 2009, n. 6179; Cass., Sez. Lav., 14 aprile 2010, n. 8888).

Va inoltre ribadito che il giudicato formatosi all’esito di un processo in cui sia stato parte l’amministratore di un condominio, fa stato anche nei confronti dei singoli condomini, pure se non intervenuti in giudizio, atteso che il condominio è ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini (Cass., Sez. 2, 22 agosto 2002, n. 12343; Cass., Sez. 3, 24 luglio 2012, n. 12911).

Deve pertanto essere esclusa in capo ai condomini istanti la legittimazione all’opposizione ordinaria ex art. 404 c.p.c., non essendo essi terzi rispetto alla situazione giuridica affermata con la sentenza passata in giudicato, la quale ha riconosciuto la responsabilità del condominio di (OMISSIS) al pagamento in favore di Gu.Gi. delle somme ad essa dovute a titolo di risarcimento di danno per le gravissime lesioni subite per essere precipitata nel vano di corsa dell’ascensore condominiale.

I condomini opponenti sono parti originarie rispetto alla lite conclusa con la sentenza impugnata con l’opposizione di terzo (Cass., Sez. 3, 16 maggio 2011, n. 10717): infatti, è stato citato in giudizio il condominio nella sua interezza ed unitarietà e si è costituito il relativo amministratore senza sollevare eccezioni in relazione alla carenza di legittimazione passiva di una parte dei condomini (i condomini appartenenti alle (OMISSIS)), i quali non hanno ritenuto di intervenire in giudizio per eccepire la mancanza di ogni responsabilità a loro carico.

I condomini opponenti avrebbero dovuto intervenire nel giudizio in cui la difesa è stata assunta dall’amministratore o anche avvalersi, in via autonoma, dei mezzi di impugnazione dell’appello o del ricorso per cassazione per evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti del condominio rappresentato dall’amministratore (Cass., n. 10717 del 2011, cit.; Cass., Sez. 2, 6 agosto 2015, n. 16562).

Di questi principi ha fatto corretta applicazione la sentenza impugnata nel dichiarare l’inammissibilità dell’opposizione di terzo perchè proposta da soggetti non legittimati.

La sentenza della Corte d’appello resiste pertanto alle censure qui articolate, le quali non colgono la ratio decidendi, perchè mirano in realtà a vedere accertata, in questa sede, la natura parziale del condominio e la non appartenenza alla comunione della scala (OMISSIS) ove si trova l’impianto di ascensore il cui mancato adeguamento alla prescritta disciplina regolamentare è stato riconosciuto essere stato la causa dell’incidente addebitabile al condominio, e ciò senza tenere conto che il condominio parziale è situazione configurabile per la semplificazione dei rapporti gestori interni alla collettività condominiale, che non incide affatto sulla rappresentanza del condominio nella sua unitarietà in capo all’amministratore (cfr. Cass., Sez. 2, 17 febbraio 2012, n. 2363).

3. – Il ricorso è rigettato.

Le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al rimborso delle spese processuali sostenute dalle controricorrenti, che liquida, per ciascuna, in complessivi euro 8.200, di cui Euro 8.000 per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 24 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2017

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