Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4431 del 23/02/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 4431 Anno 2018
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: PICCONE VALERIA

ORDINANZA

sul ricorso 11675-2013 proposto da:
DE ROSA RACHELE DRSRHL78B58F839W, domiciliato in
ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA CANCELLERIA DELLA
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’ avvocato VINCENZO DI PALMA, giusta delega in
atti;
– ricorrente contro

2017
3660

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo
studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 23/02/2018

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 3655/2012 della CORTE
D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 31/07/2012 r.g.n.

\

\

N
\

\

6595/2009.

Camera di consiglio del 26 settembre 2017 – n. 45 del ruolo
Presidente: Di Cerbo – Relatore: Piccone

RILEVATO

che con sentenza in data 31 maggio 2012 la Corte di Appello di Napoli rigettava
l’appello proposto da De Rosa Rachele nei confronti della società Poste Italiane S.p.A.
avverso la sentenza del locale Tribunale, che aveva respinto la domanda con cui era
stato richiesto dichiararsi la nullità della clausola del termine apposto al contratto di
lavoro stipulato tra le parti in causa per il periodo dal 4 luglio 2002 al 30 settembre
2002 assumendosi lo svolgimento di mansioni di portalettere carico e scarico presso
l’ufficio postale di Casavatore e deducendosi la nullità del negozio con conseguente
diritto alla reintegrazione ed al risarcimento del danno;
che avverso tale sentenza De Rosa Rachele ha proposto ricorso affidato a due motivi;
CONSIDERATO

che con il primo motivo di ricorso De Rosa Rachele ha dedotto violazione e falsa
applicazione dell’art. 1 del D.Igs. 368/2001, nonché violazione degli artt. 132 e 1365
c.c. per assenza del requisito di specificità della clausola appositiva del termine;
che con il secondo motivo deduce la violazione dell’art. 4 per inidoneità della prova
delle esigenze temporanee in quanto limitata al processo di mobilità nazionale;
che entrambi i motivi, esaminabili congiuntamente, sono infondati;
che, infatti, la questione in esame è già stata affrontata numerose volte da questa
Corte con riferimento a fattispecie nelle quali erano state adoperate clausole
giustificatrici di contenuto analogo a quello utilizzato nel caso in esame (cfr. Cass.
11325 del 2017; Cass. n. 2279 del 2010; Cass. n. 10033 del 2010; Cass. n. 8286 del
2012): premesso che, in tema di apposizione del termine al contratto di lavoro, il
legislatore, richiedendo l’indicazione da parte del datore di lavoro delle “specificate
ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”, ha inteso stabilire,
in consonanza con la direttiva 1999/70/CE, come interpretata dalla Corte di Giustizia
(cfr. sentenza del 23 aprile 2000, in causa C-378/07 ed altre; sentenza del 22
novembre 2005, in causa C- 144/04), un onere di specificazione delle ragioni
oggettive del termine finale, vale a dire di indicazione sufficientemente dettagliata
della causale nelle sue componenti identificative essenziali, sia quanto al contenuto,
che con riguardo alla sua portata spazio-temporale e più in generale circostanziale,
perseguendo in tal modo la finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali
ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, si è precisato che
tale specificazione può risultare anche indirettamente nel contratto di lavoro
attraverso il riferimento per relationem ad altri testi scritti accessibili alle parti (v. tra

i

RG. 11675/2013

PQM
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della
controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 4.000,00
per compensi ed euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15%
ed accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, cc. 1 quater, d.P,R. n, 115 del 2002 dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a
norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso nella Adunanza camerale del 26 settembre 2017

le più recenti Cass. n. 11325 del 2017 e Cass. n. 21243 del 2015 oltre Cass. n. 4248
del 2015, cui si rinvia per ulteriori argomentazioni di supporto);
che la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi avendo
ritenuto la rispondenza al criterio di specificità della clausola dopo aver
adeguatamente esaminato l’intero contenuto degli accordi ai quali la clausola stessa
faceva riferimento, ed al contempo ha ritenuto la causale autonoma relativa alla
necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenza per ferie
contrattualmente dovute al personale nel periodo estivo assorbita dalla ritenuta
legittimità delle esigenze tecnico – produttive di cui all’art. 1;
che così facendo il giudice di merito ha tenuto conto dell’insegnamento di questa
Corte, secondo cui, qualora la sentenza impugnata sia basata su una motivazione
strutturata in una pluralità di ordini di ragioni, convergenti o alternative, autonome
l’una dall’altra, e ciascuna, per sé sola, è idonea a supportare il relativo dictum, la
resistenza di una di queste rationes agli appunti mossile con l’impugnazione comporta
che la decisione deve essere tenuta ferma sulla base del profilo della sua ratio non, o
mal, censurato privando in tal modo l’impugnazione dell’idoneità al raggiungimento
del suo obiettivo funzionale, rappresentato dalla rimozione della pronuncia contestata
(Cfr., in merito, ex multis, Cass. n. 20243 del 2017, Cass. n. 4349 del 2001, Cass. n.
4424 del 2001; Cass. n. 24540 del 2009);
che nel caso di specie l’indicata ragione della decisione “resiste” all’impugnazione
proposta dalla ricorrente perché l’eventuale accoglimento di essa non condurrebbe
mai alla cassazione della sentenza gravata;
che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;
che sussistono i presupposti di cui all’art. 13, Co. 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002,
come modificato dall’art. 1, co. 17, I. n. 228 del 2012;

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